Ti saluto Dolly, amica mia, capace dell’impossibile dopo l’impossibile

Lei è qui, nei miei occhi ancora ammirati dalla dattilografa più veloce del west. Fumantina e fumatrice, gran lavoratrice, attaccata col cuore alla compagnia. Una cristiana tosta

Macchina da scrivere

Cronache di mezzo lockdown / 17

Mi ha raggiunto venerdì sera la notizia della morte improvvisa di Dolly Brambilla.

Non so da quanti decenni non la incrociavo più. Ma lei è qui, nei miei occhi e memoria ancora ammirati dalla dattilografa più veloce del west, con le dita che correvano come puledri scatenati nella prateria.

Grande Dolly! Oltre a chissà quante lezioni e incontri giussaniani sbobinati con la professionalità e la rapidità di una assistente del presidente degli Stati Uniti d’America, hai avuto il cuore di battere alla velocità della luce – se non ricordo male – entrambe le mie tesi. E se non gratis, entrambe battute gratuitamente.

Avevi un carattere fumantino e fumavi peggio di me, una ciminiera. Però, quando a 24 ore dal deposito di un malloppo ti chiedevo: «Dolly, mi dai una mano?», mai una volta mi hai mandato a quel paese. Che mi ricordi io, mai mi hai detto di no.

Credo che anche gente che stava in cima al Pirellone hai graziato. Quando si trattava di emergenza e occorreva correre alla velocità che nessuna segretaria al mondo poteva sostenere, pena disintegrare l’abitacolo alla prima curva, tu c’eri.

Mica un carattere facile. Fumavi e, quando ci voleva – o perché ti chiedevano l’impossibile dopo l’impossibile, o perché il segretario di Cl proprio se lo meritava – mandavi a quel paese chiunque. E neanche un Formigoni ti avrebbe potuto arginare se putacaso ti avesse fatto proprio spazientire.

Quanto fumavi. E quanto lavoravi! Mi ricordo che ti veniva il viso rubizzo dalla concentrazione, dal lavoro e dal fumo. Ma poi scoppiavi a ridere e si capiva che eri attaccata alla compagnia, eri una cristiana tosta!, anche se volentieri tutti i santi giorni avresti avuto molte buone ragioni per buttare tutto all’aria e sfanculare tutti. Anche noi, incapaci di attenzione.

Ma tu sei stata una ragazza buona, generosa, amica. Perché da donna matura non ti ho visto più. Perciò immeritatamente per me questa è per te, cronachetta numero 17, del tuo amico che ti saluta e, ora più ora meno, anno più anno meno, certamente ti rivedrà con tutti gli amici – Giuliano, Daniele, Giussanello, Mino, giusto quelli che mi vengono adesso in mente degli ultimissimi che han preso commiato – con gioia e occhi incorruttibili. 

Foto da rawpixel.com