I tempi dell’ingiustizia

Il caso del finanziere Alessandro Jelmoni. La V Sezione Penale del Tribunale di Milano, il 15 marzo scorso, ha dichiarato la nullità del decreto di giudizio immediato che l’aveva mandato a processo

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Che in Italia sia necessaria una profonda riforma del sistema giudiziario è chiaro a tutti coloro che se ne debbano occupare, anche confortati da statistiche da brivido per quanto attiene a processi pendenti sia civili che penali: rispettivamente, circa 5 milioni e 4 milioni. Se a qualcuno pare siano pochi… Però, c’è un però: ogni tanto qualche processo viene di fatto cancellato, poiché il sovraccarico di lavoro a cui è esposto (o si auto-espone, questo andrebbe meglio capito) il nostro sistema giudiziario, mette nelle condizioni i magistrati di non poter fare correttamente il proprio lavoro. Può capitare così che un decreto di giudizio immediato venga dichiarato nullo, perché mancano alcuni dei presupposti fondamentali del medesimo, come l’interrogatorio di garanzia ed il merito del Tribunale del Riesame. Diciamolo: cose da nulla, per chi è esterno alla vicenda; diritti fondamentali calpestati (o “compressi”, come si usa dire), per chi subisce un approccio quantomeno semplicistico, se non superficiale, da chi la giustizia la dovrebbe amministrare per conto dello Stato.
È il caso del finanziere Alessandro Jelmoni, persona impegnata a promuovere in Italia il risparmio solidale, che, coinvolto in una querelle di una nota famiglia industriale del Nord-Italia, ha visto la V Sezione Penale del Tribunale di Milano, il 15 marzo scorso, dichiarare la nullità del decreto di giudizio immediato che l’aveva mandato a processo.

Prima di ciò, a fine gennaio, la Corte di Cassazione aveva sancito l’ammissibilità del ricorso che i difensori di Jelmoni avevano presentato a luglio del 2012 al Tribunale del Riesame, che aveva invece rigettato il medesimo per un presunto ritardo (ritardo la cui inesistenza è stata appunto confermata dalla Cassazione); ai primi di febbraio, il Tribunale del Riesame di Milano aveva sancito l’omissione dell’interrogatorio di garanzia, che Jelmoni avrebbe dovuto subire entro il giugno 2012. In tutto, tre sentenze favorevoli alla difesa di Jelmoni e 6 mesi regalati allo Stato italiano, in attesa che il diritto fondamentale alla difesa sia rispettato da chi lo dovrebbe garantire: i tempi dell’ingiustizia.

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