Tav. Pesanti minacce all’onorevole Stefano Esposito. «Non basteranno gli sbirri per proteggerti»

La “Brigata popolare Val Susa libera” ha fatto recapitare a casa del parlamentare una lettera e un sacco nero contenente anche una carcassa di pollo

Blitz, nella notte,  ad opera di una fantomatica “Brigata popolare Val Susa libera”, a casa dell’onorevole (e candidato, per le imminenti elezioni politiche, nelle liste del Senato per il Pd) Stefano Esposito. Una lettera di minacce ed insulti, con riferimenti alla Torino-Lione, ed un sacco nero contenente anche una carcassa di pollo sono state trovate stamane sul pianerottolo dell’abitazione torinese del parlamentare.
Il “documento” denuncia l’«occupazione militare violenta e illegale» dell’area di cantiere a Chiomonte. Si ritrovano le ormai abituali affermazioni contro lo Stato impegnato «nell’azione repressiva» e verso la magistratura «asservita» che «continua ad organizzare processi farsa pur di dimostrare che esistono gruppi violenti».
Nella lettera, poi, un riferimento a Gian Carlo Caselli. Sarebbe la sua «fantasia» ad inventare gli episodi oggetto di indagine. Ignobile un passaggio, che merita di essere citato. Caselli, secondo gli autori della lettera, sarebbe «un procuratore che crede di vivere ancora a Palermo, dove peraltro la Mafia (si noti il maiuscolo, ndr.) ride ancora del suo operato».

La seconda parte della missiva è rivolta alle responsabilità che avrebbe il mondo politico favorevole all’opera, di cui Stefano Esposito è tra gli esponenti più in vista ed attivi. «Tutto questo viene legittimato dai politici, pochi, che pur di sgraffignare qualche tangente e qualche titolo sui giornali, ogni giorno scrivono bugie sul Movimento Popolare No Tav». Infine, le minacce. «Le prossime elezioni avranno come unica nota positiva quella di eliminare alcuni di questi loschi figuri dalla scena, noi però non dimentichiamo: non dimentichiamo che esseri spregevoli come te hanno mandato in galera i nostri compagni, hanno permesso che molti di loro fossero torturati fa sbirri fascisti».
Chiude la missiva una frase che ha stile e linguaggio delle “sentenze del tribunale del popolo” di infausta memoria. Tutti in maiuscolo, scrivono i sedicenti brigatisti popolari: «La Brigata Popolare Val Susa libera, ti ha condannato a una lenta e inesorabile agonia, non basteranno gli sbirri, a cui lecchi il culo, per proteggerti. Siamo in grado di colpirti in qualunque luogo e in qualunque momento».

Sul posto è intervenuta la Digos che ha effettuato accertamenti anche sul contenuto del sacco. Solidarietà all’onorevole Esposito è giunta trasversalmente da esponenti politici dei vari schieramenti.

Il diretto interessato su Facebook così si esprime: «Non faccio alcun commento se non una piccola considerazione personale: sono onestamente stufo. Minacce e intimidazioni con il solito stile a cui siamo purtroppo abituati».