Tanto per cambiare, la sinistra spagnola mette nel mirino la Chiesa

Il governo socialisti-Podemos promette di aprire subito la controversia sui beni «indebitamente registrati» dalla Chiesa. Vescovi preoccupati: si prospetta un laicismo da «vera emergenza»

Pedro Sanchez e Pablo Iglesias

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Jonathan Luxmoore apparso nel numero del 17 gennaio 2020 del settimanale cattolico britannico. La versione originale inglese è disponibile in questa pagina.

I vescovi cattolici spagnoli hanno espresso il timore che scoppi un conflitto con il nuovo governo a guida socialista a causa di un piano radicale che spoglierebbe la Chiesa di migliaia di terreni e proprietà «registrati indebitamente», in parallelo con la limitazione dell’educazione religiosa e la legalizzazione dell’eutanasia.

«La Chiesa non è in cerca di privilegi ma nemmeno desidera essere discriminata», ha detto il vescovo Luis Argüello, segretario generale della Conferenza episcopale. «Il nostro welfare state dipende dal ruolo attivo della Chiesa spagnola nell’educazione, nella sanità, nei servizi sociali e nell’assistenza agli anziani. Anziché considerarla un residuo del passato o un ammasso di privilegi, le autorità dovrebbero valorizzare con generosità e solidarietà la sua opera».

La dichiarazione del vescovo è seguita al lancio da parte del primo ministro Pedro Sánchez della sua «coalizione progressista» con il partito di estrema sinistra Unidas Podemos, guidato dal politologo Pablo Iglesias. Monsignor Argüello ha detto alla madrilena Revista Ecclesia che la Chiesa è pronta a prendere in considerazione «un nuovo rapporto più in linea con le caratteristiche della società odierna», ma conta anche sul fatto che il governo «rispetti l’esistenza delle confessioni religiose, in particolare quelle con uno speciale radicamento».

Un altro prelato di alto livello ha invece invitato i cattolici a non temere «insignificanza e invisibilità, rifiuto e disprezzo», e a «raddoppiare gli sforzi per proclamare il Vangelo» nel nuovo clima politico. In una lettera pastorale, il vescovo di Getafe, monsignor Ginés Ramón García Beltrán, ha scritto:

«Siamo preoccupati per ciò che non sappiamo, e per come troveranno realizzazione i piani della sinistra, che il governo dipinge sempre come progetti di laicismo esclusivo. Ma i cattolici devono essere popolo di speranza e strumenti di virtù. Anche se abbiamo ragioni per disperare, non dobbiamo perdere la fiducia».

Il 7 gennaio Sánchez ha portato a casa per un pelo il voto di fiducia del parlamento dopo aver promesso negoziati con i partiti indipendentisti catalano e basco. Nell’ambito dell’accordo di coalizione il suo governo ha l’impegno di legiferare su una serie di «politiche femministe», nonché per «una morte dignitosa e l’eutanasia», la demolizione dell’insegnamento della religione a scuola e «la semplificazione del recupero di beni registrati indebitamente alla Chiesa».

I beni in questione sono per lo più terreni e proprietà che furono registrati per usi religiosi nelle 23 mila parrocchie della Chiesa spagnola nel 1998 in circostanze controverse, grazie a un appiglio della legge ipotecaria rimosso poi nel 2015.

In un messaggio a Sánchez, il quale all’insediamento si è rifiutato di pronunciare il giuramento tradizionale su Bibbia e crocefisso, il cardinale di Valladolid Ricardo Blázquez, presidente della Conferenza dei vescovi, ha detto che i capi della Chiesa offriranno «leale e generosa collaborazione» per aiutare il governo «a lavorare al servizio del bene comune». Tuttavia, il cardinale Carlos Osoro di Madrid ha invitato i cittadini a evitare di farsi «trascinare nella polarizzazione», mentre il cardinale di Valencia, Antonio Cañizares Llovera, in una lettera pastorale ha detto ai cattolici che il loro paese affronta «una situazione critica e una vera emergenza», e che occorre pregare intensamente «in questi tempi di secolarizzazione e oscuramento di Dio».

Dai vescovi cattolici della Spagna ci si attende che concordino una risposta al nuovo governo durante gli annuali esercizi spirituali, coincisi questa settimana con l’accreditamento di un nuovo nunzio, l’arcivescovo Bernardito Auza, il quale prende il posto dell’italiano monsignor Renzo Fratini che ha lasciato l’incarico l’estate scorsa fra accuse di ingerenza da parte del precedente governo Sánchez.

Foto Ansa