La sterzata che accomuna Lettonia, Slovacchia e Polonia. Dalla battaglia in difesa delle differenze sessuali a quella per il controllo dei flussi migratori
Il primi ministri di Slovacchia e Polonia, Robert Fico e Donald Tusk, al summit del Gruppo di Visegrad a Praga, Repubblica Ceca, del 27 febbraio 2023 (foto Ansa)
Lontano dai riflettori dell’informazione sui temi della politica internazionale, nell’Europa dell’Est si compiono tentativi per una svolta conservatrice e sovranista non sospettabile (se non in percentuali minoritarie) di simpatie putiniane: il parlamento della Lettonia delibera, primo paese europeo, di uscire dalla Convenzione di Istanbul, ovvero la convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, perché conterrebbe cedimenti all’ideologia gender, poi fa marcia indietro e su richiesta del capo dello Stato rimanda la questione al parlamento che sarà eletto fra un po’ meno di un anno; in Slovacchia entrano in vigore gli emendamenti alla Costituzione che riconoscono solo i due sessi, maschio e femmina, e restringono alle coppie uomo-donna il diritto alle adozioni di figli; in Polonia il già europeista Donald Tusk, premier di un governo di centrosinistra in prima fila nel sostegno all’Ucraina, minaccia di agire in deroga alla Convenzione europ...
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