«Sul fine vita Bertolaso si è spinto ben oltre la Consulta. Fino a una sanità col dovere di dare la morte»

Di Caterina Giojelli
16 Settembre 2026
Il consigliere di FdI Matteo Forte smonta la linea dell'assessore dopo il suicidio assistito di Domenico Zuccarella: «Le sue direttive intrappolano i medici e violano l'indirizzo votato dal Consiglio. Scorretto tirare in ballo Lucchina e il caso Englaro»
Guido Bertolaso, assessore al welfare Regione Lombardia
Guido Bertolaso, assessore al welfare Regione Lombardia (foto Ansa)

«Stanco sì, ma non me ne frega niente… Quanto ci mettono a togliermi di torno? Un minuto». C’è tutta la cifra dello stile di Guido Bertolaso nello sfogo a margine del Consiglio regionale di ieri riportato dal Giorno. È il profilo del superconsulente, del «civil servant» da cinquant’anni sulla breccia che riesce a invocare il giuramento di Ippocrate pur di rivendicare l’imperativo di non «fare lo struzzo». L’occasione della resa dei conti in Aula, innescata dall’interrogazione del consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Forte, è la notizia del primo caso in Lombardia di suicidio medicalmente assistito interamente presidiato dalle strutture del Servizio Sanitario Regionale: quello di Domenico Zuccarella, cinquantanovenne malato di sclerosi multipla. “Interamente”: se altri pazienti avevano già ottenuto l’autorizzazione al fine vita in Lombardia, per Domenico il servizio pubblico non si è limitato a verificare i requisiti e fornire la sostanza, ma ha messo a disposizione assistenza, presidi, personale medico e persino la struttura. Domenico, infatti, “grazie” alle ormai discusse “linee guida” dell’assessorato, è morto in ospedale.

Se dunque da un lato prosegue il pressing ideologico di opposizioni e radicali, pronti a fare del suicidio assitito la propria bandiera libertaria (la consigliera Carmela Rozza ha annunciato per oggi il deposito della legge di iniziativa popolare targata Associazione Coscioni, mentre il capogruppo dem Pierfrancesco Majorino nei giorni scorsi aveva già promesso una proposta analoga a firma Pd), l’assessorato al Welfare si fa da tempo scudo erigendosi a garante della legalità costituzionale. Nessuna norma autonoma sul fine vita – sostiene l’assessore -, ma semplici indicazioni organizzative per evitare che le singole Asst vadano in ordine sparso, tutelando al contempo la volontarietà degli operatori e la presa in carico del malato. Eppure, proprio nel rivendicare la propria responsabilità gestionale «invece di fare lo struzzo» per aiutare i cittadini e per schermare il sistema sanitario da eventuali danni erariali (con tanto di nuova rievocazione del caso di Eluana Englaro), la Giunta finisce per aprire una faglia profonda con il legislatore regionale. Può una semplice determinazione amministrativa scavalcare l’indirizzo formulato dall’Aula consiliare, che nel novembre 2024 aveva approvato una precisa pregiudiziale di costituzionalità sulla materia? E può la sanità pubblica derubricare la gestione della sofferenza a mera procedura standardizzata, eludendo la riserva di legge del Parlamento? Tempi ne ha parlato con il consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Forte, primo firmatario dell’interrogazione e difensore delle prerogative del Consiglio.

Consigliere Forte, con questa seconda interrogazione lei ha riportato in Aula il caso del suicidio assistito gestito dal Servizio Sanitario lombardo. L’Assessore Bertolaso ha difeso la legittimità della procedura sottolineando l’autonomia del paziente: cosa non la convince della ricostruzione della Giunta e perché ha ritenuto fondamentale intervenire di nuovo?

Non mi convincono le linee guida emanate dall’assessorato alla sanità e che sono state seguite nel caso di Domenico Zuccarella, l’uomo che si è tolto la vita il 25 agosto in un ospedale della regione con garantita l’assistenza medica e farmacologica. Siamo ben al di là della depenalizzazione dell’aiuto al suicidio, pur sancita dalla sentenza del 2019 della Corte costituzionale sul famoso caso di Dj Fabo.

Perché “ben al di là”?

Per il semplice fatto che dal riconoscimento di una facoltà dell’individuo, e ben inteso non di un diritto, siamo passati senza soluzione di continuità al dovere di prestare un servizio di morte da parte dell’ente pubblico.

Lei accusa Bertolaso di scavalcare l’indirizzo politico dato dal Consiglio Regionale nel novembre 2024, mentre l’assessore parla di semplici linee guida, «un mero atto amministrativo-organizzativo per garantire uniformità ed evitare che le Asst vadano in ordine sparso», nega che vi sia contraddizione con il Consiglio sostenendo che «il voto del 19 novembre 2024 era su una legge regionale, non su atti organizzativi» e che «stiamo solo applicando le sentenze della Corte Costituzionale». Come risponde?

Che purtroppo l’assessore fa una grande confusione. Quando nel 2024 il Consiglio regionale, su mia iniziativa, ha votato la pregiudiziale di costituzionalità sulla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni, non è che ha dichiarato di “non sentirsela” di affrontare l’argomento, di “non averne voglia”. Abbiamo votato un documento formale che illustra quanto questa materia, in punta di diritto costituzionale, non è di competenza dell’intero sistema regionale, comprese quindi le strutture sanitarie. Tra l’altro, ricordo che quella pregiudiziale ha passato persino il vaglio del Tar, di fronte al quale la Coscioni l’aveva impugnata. E nella sostanza è stata confermata nelle argomentazioni con cui la stessa Corte costituzionale ha in larga parte cassato le leggi regionali sul fine vita di Toscana e Sardegna. Ma mi permetta di aggiungere un’ultima considerazione.

Prego.

Il voto del 2024 sulla pregiudiziale non è un parere non richiesto, bensì è l’atto con cui il legislatore regionale determina l’indirizzo politico a cui è tenuta tutta la conduzione di Regione Lombardia. Le linee guida di Bertolaso hanno creato di fatto un conflitto tra giunta e consiglio. E poi, francamente, la motivazione di volerle emanare per garantire uniformità tra le aziende ospedaliere è un tantino contraddittoria…

Perché?

Perché per garantirla ed evitare che ogni Asst vada in ordine sparso, si decide che la Lombardia compia una fuga in avanti, crei le condizioni perché ci siano venti procedure regionali diverse in una materia che, tra l’altro, riguarda un diritto fondamentale come quello alla vita, di esclusiva competenza invece dello Stato.

Sulla tutela degli operatori sanitari Bertolaso rassicura “da medico”: «Nessun conflitto deontologico: la partecipazione del personale è su base volontaria e il farmaco viene somministrato autonomamente dal paziente». È così? Che tipo di preoccupazioni vi stanno arrivando direttamente dal personale medico?

La partecipazione è su base volontaria, e ci mancherebbe. Però c’è un giuramento professionale a cui i medici sono tenuti essere fedeli anche se si offrono volontari per prestare assistenza medico-farmacologica a chi vuole porre fine alla propria esistenza. Il giuramento di Ippocrate impegna a difendere la vita, a perseguire il trattamento del dolore, il sollievo della sofferenza e a non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte. Fornendo un cocktail di farmaci che arresta l’attività cerebrale e induce una paralisi totale della muscolatura fino a far collassare i polmoni e rimanendo ad osservare il paziente in balìa delle sue sole e ultime forze, il medico sta tenendo fede o no al suo giuramento? Sa cosa c’è scritto a pagina otto delle linee guida di Bertolaso?

No, cosa?

C’è scritto ovviamente che il personale sanitario deve astenersi dal somministrare direttamente il farmaco, altrimenti saremmo di fronte all’omicidio del consenziente, per fortuna punito ancora con la reclusione da sei a quindici anni. Ma, attenzione, «in caso di complicazioni tecniche… il personale sanitario è autorizzato esclusivamente a ripristinare la funzionalità tecnica dello strumento, senza però avviare o completare l’attivazione del dispositivo stesso». Tradotto: medici e infermieri possono intervenire solo se il farmaco letale esce fuori vena, o si ostruisce completamente una vena importante come la femorale, per rianimare il paziente, fargli riprendere coscienza e permettergli di ridare nuovamente il via autonomamente all’infusione letale. Non mi paiono atti finalizzati a perseguire il sollievo della sofferenza e a non provocare la morte.

In Aula lei ha sollevato il tema delle risorse e dei LEA, chiedendosi con quali fondi vengano pagate queste prestazioni. Bertolaso ha tirato in ballo il caso di Eluana Englaro sostenendo che l’omissione della Regione rischierebbe di causare un danno erariale. Che ne pensa di questo riferimento?

Questa è una delle cose che ritengo davvero più antipatiche tra tutte quelle sentite. Si continua a citare la vicenda che ha riguardato Carlo Lucchina, all’epoca direttore della sanità lombarda, che ben quindici anni dopo i fatti che hanno coinvolto Eluana è stato condannato dalla giustizia contabile a pagare all’erario 175mila euro di tasca sua. La colpa sarebbe stata quella di aver impedito alle strutture ospedaliere lombarde che alla Englaro fosse interrotta alimentazione e idratazione, ben otto anni prima che lo Stato prevedesse in una legge che quelli sono trattamenti di sostegno vitale sospendibili a seconda della volontà del paziente. Volontà, tra l’altro, che nel caso di Eluana ricordo fu forzatamente ricostruita a posteriori in base al suo stile di vita. Il povero Lucchina difese sempre quella scelta, che tra l’altro traduceva la volontà politica della giunta Formigoni e della maggioranza che la sosteneva. Oltre che tradurre la normativa all’epoca vigente. Utilizzarla per giustificare oggi prestazioni di suicidio assistito all’interno delle nostre strutture ospedaliere è davvero scorretto. Senza considerare il fatto che, al contrario, l’uso di risorse sanitarie per prestazioni come il suicidio assistito che sono fuori dai LEA, i livelli essenziali di assistenza, espone Regione Lombardia al giudizio della Corte dei Conti.

La consigliera Rozza ha annunciato il deposito della legge di iniziativa popolare dell’Associazione Coscioni firmata da 15.000 cittadini. Come cambierà il dibattito in Consiglio regionale a partire da domani e quali saranno le vostre prossime mosse su questo fronte?

Innanzitutto vedremo il testo che verrà depositato. Dopodiché è difficile pensare nel corso della stessa legislatura che il Consiglio regionale cambi le proprie deliberazioni sullo stesso argomento. Sarebbe contraddittorio.

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