Sugar e plastic tax. Coca Cola Italia blocca investimenti e assunzioni

Altro che “abolire la povertà”: Di Maio e soci hanno abolito il lavoro. Le tasse etiche e dietetiche potrebbero costare il licenziamento a 1.500 lavoratori

coca cola marcianise

Sospensione degli investimenti per il 2020, stop all’acquisto delle arance di Sicilia, rischio chiusura degli stabilimenti più esposti alla doppia tassazione prevista dalla nuova manovra. È l’effetto della sugar e plastic tax: il peso delle nuove tasse etiche e dietetiche per avere «un Paese più verde, ecologico e pulito» (cit. Luigi Di Maio) sarà di 160 milioni per Coca Cola Hbc Italia. Il colosso, in un momento di contrazione del mercato (consumo di bibite gassate calato del 25 per cento negli ultimi dieci anni che le due tasse dovrebbero aggravare con un ulteriore calo del 10 per cento sui volumi), ha annunciato attraverso il suo direttore della comunicazione Gian Giacomo Pierini il blocco di «49 milioni di investimenti nel nostro Paese e tutti i piani di assunzione».

MARCIANISE RISCHIA LA CHIUSURA

Non solo: parlando all’agenzia Radiocor Pierini ha aggiunto che allo stato attuale è a forte rischio chiusura anche «lo stabilimento di Marcianise, in Campania, più vulnerabile rispetto allo stabilimento veneto di Nogara – quest’ultimo il più grande d’Europa, sul quale sono stati recentemente investiti 30 milioni destinati alla linea asettica – e quello di Oricola, in Abruzzo, che produce solo bevande gassate in Pet».

Il principale produttore e distributore di bevande a marchio The Coca-Cola Company in Italia illustra le conseguenze economiche e occupazionali dell’imposizione fiscale approvate dal governo giallorosso: un impatto che Assobibe (l’Associazione italiana industria bevande analcoliche aderente a Confindustria) quantifica in un aumento del 60 per cento del costo di approvvigionamento della plastica, che mette a rischio 1.500 lavoratori della filiera a monte, più 568 milioni di nuove entrate che i produttori di bevande analcoliche dovranno versare nei prossimi 27 mesi per adempiere alla sugar tax (58,8 milioni nel 2020, 261,8 milioni nel 2021 e 256 milioni l’anno successivo). Problemi anche per Fanta: l’azienda che ha da poco lanciato l’aranciata a base di frutta di Sicilia Igp rischia di ripiegare sull’acquisto di arance dall’estero.

IL SUCCESSO DEL M5S

Al coro delle preoccupazioni si unisce anche il gruppo San pellegrino: ripenserà agli investimenti nei propri stabilimenti stimando un calo del 7 per cento sui volumi di acqua minerale e del 14 per cento sulle bibite.

Secondo il ministero dell’economia la plastic tax (un prelievo di 45 centesimi di euro ogni chilo di plastica) garantirà un gettito di 140 milioni nel prossimo anno e 521 in quello successivo. Mentre la sugar tax (10 centesimi al litro o 25 per ogni chilo di prodotto) frutterà 58 milioni. Cioè costerà a Coca Cola più del doppio dei ricavi totali attesi dallo Stato l’anno prossimo. E a che pro? Uno studio di Confindustria Vicenza sostiene che oggi quasi il 93 per cento della plastica usata in Italia viene recuperata e che quindi la tassa non avrebbe alcun beneficio pratico. E Coldiretti ricorda che la filiera più colpita sarà il made in italy agroalimentare, prima ricchezza del Paese che esprime un valore di 538 miliardi di euro pari al 25 per cento del Pil e offre lavoro a 3,8 milioni di occupati.

Il tutto in un paese in cui la misura bandiera del Movimento Cinque Stelle si chiama reddito di cittadinanza, punta «ad abolire la povertà» e in fatto di occupazione si è rivelato un disastro: 166 mila euro il costo di ogni posto di lavoro trovato fino ad oggi a fronte di un investimento dello stato pari a tre miliardi di euro.

Foto Ansa