Sud Sudan, dove i bambini di 10 anni giocano ad «ammazzare i Dinka»

Da due anni la guerra civile è combattuta lungo linee etniche. Nei campi per sfollati dell’Onu domina la rassegnazione: «Presidente e vicepresidente stanno distruggendo il paese»

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Martin Andrea, 10 anni, ha legato insieme un gruppo di lunghe fascine verdi, poi ha modellato due manici, ottenendo così un kalashnikov giocattolo. E puntandolo verso nemici immaginari, gioca a ucciderli: «Voglio ammazzare i Dinka perché ci hanno reso la vita difficile», dichiara a Reuters.

GUERRA E ODIO ETNICO. Martin si trova in un campo sfollati aperto dall’Onu a Wau, Sud Sudan. Abita sotto una tela cerata insieme alla madre, sette fratelli e due sorelle. Nel campo ci sono 24 mila civili, altri 180 mila sono protetti dalle Nazioni Unite in giro per il paese. La guerra civile cominciata quasi tre anni fa, e alimentata dall’odio etnico, per lo scontro tra il presidente Salva Kiir (un Dinka) e il vicepresidente Riek Machar (un Nuer) non accenna a finire. È stato firmato un cessate il fuoco l’anno scorso, che però non ha fermato le violenze e Machar è di nuovo scappato dal paese.

RAGAZZINE STUPRATE. Nel campo Onu ognuno ha una storia tragica da raccontare. Una ragazzina di 12 anni, che non ha più né una casa né un padre, ucciso nella guerra, è stata stuprata mentre andava a scuola. Ma la cosa che più desidera è comunque «continuare ad andare a scuola». Adam Luciano Umong, 32 anni, non ha più un fratello, ucciso dalle truppe governative, né la moto-taxi, rubata dai soldati, con cui manteneva la sua famiglia. «Il governo uccide la sua gente. Non voglio più Riek, non voglio più Salva. Queste persone stanno distruggendo il paese».

«NON È QUELLO CHE CI ASPETTAVAMO». La metà dei 12 milioni di abitanti del Sud Sudan, indipendente dal 2011, soffre ormai la fame. «Non è quello che ci aspettavamo dall’indipendenza», dichiara sconsolata Christine Elia, 27 anni e quattro figli. «La mia casa è stata saccheggiata e due miei fratelli uccisi. Nonostante fosse pericoloso siamo riusciti a scappare nella boscaglia». È da 45 giorni nel campo, ma ancora non ha una tenda: «Quando piove, ci piove in testa. Non abbiamo neanche cibo».
Madeline Luis, 38 anni, sta per partorire il suo dodicesimo figlio. E non ha alcuna speranza per il futuro perché gli altri già non riescono ad andare a scuola: «Finché queste due persone resteranno al potere, il Sud Sudan non sarà mai stabile».

Foto Ansa/Ap

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