Strage di Parigi. Il doppio e triplo gioco dell’Occidente in Siria si ritorce contro l’Europa

Gli Stati Uniti hanno usato il Califfato per fare pressione sull’Iran e l’Iran per indebolire i sunniti. La Turchia ha cercato di favorire l’Isis per conquistare un pezzo di Siria e Iraq

Il doppio e triplo gioco dell’Occidente in Medio Oriente non sta dando i risultati sperati. La politica basata sullo sfruttamento della guerra tra sunniti e sciiti interna all’islam, mettendo gli uni contro gli altri e favorendo gli uni rispetto agli altri, per indebolire entrambi, si è ritorta contro i suoi fautori.

USARE IL CALIFFATO. In un articolo per il Sole24ore, all’indomani della strage di Parigi che ha fatto 129 morti e 350 feriti, Alberto Negri analizza l’atteggiamento delle diverse potenze mondiali in Siria. Innanzitutto, gli Stati Uniti in primis hanno condotto una guerra blanda allo Stato islamico, «il 70% dei raid non trovava neppure il bersaglio», perché «il Califfato faceva comodo come mezzo di pressione per convincere gli iraniani ad arrivare a un accordo» sul nucleare.

DOPPIO CONTENIMENTO. Mentre gli Usa favorivano così l’Iran sciita, scatenando l’ira dell’Arabia Saudita, davano man forte ai sunniti in Siria: «La regia è stata americana con l’obiettivo di contenere sia gli sciiti iraniani che i sunniti, una replica della politica del “doppio contenimento” già attuata negli anni 80 durante il conflitto Iran-Iraq», scrive ancora Negri. «Alle conferenze internazionali americani ed europei accreditavano un’opposizione moderata siriana inesistente, ben sapendo che i veri protagonisti erano i gruppi jihadisti poi confluiti nell’Isis. Le guerre dentro l’Islam, il nodo fondamentale della questione mediorientale, sono state usate, non diversamente dal passato, come uno strumento per mantenere equilibri di potenza e fare affari».

LA PARTITA DI ERDOGAN. In questo quadro generale, il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha giocato la sua partita. «Erdogan ha sempre avuto chiaro come obiettivo quello di abbattere Assad e di penetrare militarmente ed economicamente in un’area che va dall’irachena Mosul alla siriana Aleppo. Con due scopi: riempire il vuoto di potere lasciato dal regime alawita di Damasco e impedire ai curdi di costituire un regione indipendente ai confini del Kurdistan turco». Per questo ha favorito in ogni modo lo Stato islamico, lasciando passare dalle sue frontiere migliaia di combattenti pronti a unirsi al jihad.

«CALIFFATO INGRATO E TRADITORE». Anche quando la Turchia si è accordata con gli Usa per bombardare l’Isis, ha condotto «un paio di raid sul Califfato e 300 sui curdi». E nel momento in cui è stata costretta ad impegnarsi più seriamente nella guerra al jihad, l’Isis ha colpito con attentati devastanti Ankara, portando alle incredibili reazioni del premier Ahmet Davutoglu: «Il Califfato è ingrato e traditore».

EUROPA SUCCUBE. E l’Europa? Finora è stata più che altro uno spettatore delle manovre americane, senza riuscire a produrre una propria strategia e senza poter evitare che migliaia di suoi cittadini partissero per la guerra santa. Ed ora che l’America, concluso l’accordo con l’Iran, non ha più bisogno dell’Isis e non ha nessuna intenzione di impegnarsi seriamente per risolvere il conflitto siriano, si ritrova la patata bollente tra le mani. «Il terrorismo che arriva nel cuore dell’Europa – conclude Negri – è una sorta di risacca di questo conflitto, dei tradimenti e degli opportunismi dei protagonisti. C’è un prezzo per tutto e ora pagano gli innocenti, a Parigi come ad Aleppo».

Foto Ansa/Ap