Strage del Bardo, le prove che scagionano il marocchino Touil

Il registro della scuola di Abdelmajid prova che si trovava a Trezzano il mattino del 19 marzo, la madre e altri testimoni assicurano che non si è mai mosso dall’Italia.

Una riunione fiume tra il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Maurizio Romanelli, a capo del pool per i reati di terrorismo, ha preceduto ieri pomeriggio l’udienza davanti alla quinta sezione penale della Corte d’appello di questa mattina in cui si per decidere se concedere o rifiutare l’estradizione di Abdelmajid Touil, il marocchino accusato dalla polizia tunisina di essere uno dei terroristi della strage al museo del Bardo dello scorso 18 marzo. La procura di Milano anche ieri ha continuato a scandagliare uno per uno i tasselli sul tavolo, ma secondo gli inquirenti sarebbero più gli indizi che scagionerebbero Touil che non quelli che lo incastrerebbero. È quanto risulta anche a tempi.it, che ieri ha verificato alcune di queste informazioni al Tribunale del capoluogo lombardo.

IL REGISTRO DELLA SCUOLA. Uno dei primi elementi a favore di Touil è il registro della scuola di italiano per adulti di Trezzano sul Naviglio, l’istituto Franceschi, che Touil frequentava dal 6 marzo, poco dopo essere arrivato in Italia a bordo di un barcone (il 19 febbraio scorso) e dopo aver raggiunto la madre e i due fratelli che già abitavano nel paese di Gaggiano (Mi). Gli insegnanti di Franceschi hanno mostrato agli uomini del Ros e ai Carabinieri i registri che attestano come il lunedì prima della strage, il 16 marzo, e soprattutto il giorno dopo, il 19 marzo, al mattino e alla sera Touil era regolarmente presente al corso di italiano base che frequenta. Le insegnanti hanno inoltre confermato agli inquirenti che Touil è sempre apparso come uno studente normalissimo, senza alcun interesse particolare per l’islam, né con altri desideri se non quello di imparare la lingua per trovare lavoro. Il ragazzo sarebbe stato accolto nell’istituto anche se clandestino e in possesso di un foglio di via, proprio perché gli si voleva anzitutto offrire una chance. Al momento di iniziare il corso, la scuola aveva chiuso un occhio e non aveva chiesto i documenti, ma si era limitata a scandagliare la personalità del ragazzo con un test attitudinale e di ingresso il 6 marzo.

IL QUADERNO. Tra le testimonianze raccolte dagli inquirenti a favore di Touil, anche quella della famiglia. In particolare il fratello di Abdelmajid ha voluto mostrare ai fotografi e alle telecamere, che oggi si sono assiepate davanti alla casa dei Touil a Gaggiano, una pagina del quaderno di Abdelmajid con gli appunti di italiano scritti proprio il 19 marzo. Un dato che sta facendo ragionare gli inquirenti sull’ipotesi che il ragazzo non si potesse trovare il giorno prima a Tunisi per prendere parte alla strage. Anche l’avvocato di Touil, Silvia Fiorentini, ha raccolto testimonianze di amici e conoscenti per provare la sua innocenza.

LA POLIZIA TUNISINA. Dall’altra parte, ieri i giornali tunisini hanno riportato ampiamente la versione degli inquirenti locali, secondo cui Touil era presente nella capitale il giorno della strage e in Place Pasteur ha incontrato i due terroristi morti durante la strage, Yassine Laabidi e Jabeur Khachnaoui. Inoltre avrebbe partecipato ad una riunione del gruppo, l’11 marzo a Tunisi. Ieri le forze dell’ordine italiane hanno chiesto ai colleghi tunisini di inviare le impronte del ragazzo in loro possesso (probabilmente anche per escludere eventuali scambi di persona), e oggi all’udienza i giudici della Corte d’appello dovranno valutare le eventuali altre prove degli investigatori tunisini. Alla luce del fatto che in Tunisia è prevista la pena di morte, l’estradizione, dati i ragionevoli dubbi sulla colpevolezza effettiva di Touil, potrebbero spingere i giudici ad approfondire ulteriormente la vicenda, o a rigettare la richiesta di estradizione.