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La preghiera del mattino

Vannacci sì, Vannacci no

Di Emanuele Boffi
16 Giugno 2026
Il generale va tenuto dentro o fuori la coalizione di centrodestra in vista delle elezioni politiche del 2027? Cosa dicono Belpietro, Capezzone, Cerasa, Ferrara, Lupi, Piantedosi, Terranova. Rassegna ragionata dal web
Il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci durante la seconda giornata della Costituente Nazionale di Futuro Nazionale all'Auditorium della Conciliazione, Roma, 14 giugno 2026.
Il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci durante la seconda giornata della Costituente Nazionale di Futuro Nazionale all'Auditorium della Conciliazione, Roma, 14 giugno 2026 (Foto Ansa)

Vannacci sì o no? Il tema domina le prime pagine dei quotidiani italiani. Qualunque sia il giudizio sulle sue idee (come noto, Tempi ha molte riserve), va dato atto al generale di avere conquistato il centro della scena. Roberto Vannacci ha fondato un partito (Futuro nazionale), sa come far parlare di sé, ha il vento in poppa. Secondo alcuni sondaggi, i suoi consensi crescono di settimana in settimana. Per questa ragione, la sinistra ha buon gioco a demonizzarlo, facendo, in sostanza, il suo gioco. Per la stessa ragione, ma di segno opposto, il centrodestra lo teme. Quindi la domanda è: Vannacci va tenuto dentro o fuori il perimetro della coalizione di centrodestra in vista delle elezioni politiche del 2027? Vediamo cosa scrivono i giornali.

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Scrive Annalisa Terranova su Libero:

«Cari seguaci del “generalissimo”, qua non vi si vuole male, non è bene demonizzarvi, non è bene neanche esaltarvi, ma soprattutto non è bene, da parte vostra, furbescamente fare finta che Futuro nazionale sia un nuovo Msi».

Annalisa Terranova è una giornalista che conosce bene il mondo della destra. E interpreta una preoccupazione molto presente in quell’area politica: si vuole dimostrare che Vannacci non è la “vera destra”, come lo stesso generale ha rivendicato. La reazione di Terranova è un indizio che, da quelle parti, il fenomeno Vannacci non è per nulla sottovalutato, anzi.

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Scrive Francesco Boezi sul Giornale:

«Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sceglie il Forum in Masseria di Bruno Vespa per tirare una stoccata al generale Roberto Vannacci. “Remigration? Non ho capito cosa vuol dire rispetto a quello che si fa”. […] Il focus del governo rimane sui rimpatri. Il numero è cresciuto ma l’obiettivo è ambizioso: “Ho dato mandato ai miei uffici, e coltivo il sogno, di giungere quest’anno, tra forzosi e volontari assistiti, al superamento della soglia simbolo dei 10.000 rimpatri, che non è mai avvenuto in Italia”. La parabola è crescente: “20-30 per cento in più ogni anno. Ecco perché arrivare a quella cifra è davvero possibile”».

Secondo tipo di reazione al fenomeno Vannacci: dire che il governo ha mantenuto le promesse.

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Dice Maurizio Lupi in un’intervista a Repubblica:

«La sua convention mi ha ricordato il vaffa day, Futuro nazionale sembra un M5s di estrema destra». […] Alle politiche sarà vostro alleato? «Mi sembra che lui l’abbia escluso. Farà la sua bellissima corsa solitaria e sarà l’estrema destra che farà vincere il centrosinistra».

Scrive Daniele Capezzone sul Tempo:

«Occorre chiarire a tutti che, se “compri” Vannacci, rischi di vederti consegnare a casa “Conte & Schlein“. Non è un’opinione, ma matematica pura: in uno scontro punto a punto tra due schieramenti, se una componente del centrodestra si stacca e si mette in terza posizione, fa un oggettivo favore agli avversari portandoli in carrozza a Palazzo Chigi. A mio avviso, dunque, si tratta di ribaltare il racconto. Non c’è da attaccare Vannacci. C’è da parlare agli elettori in buona fede che sono comprensibilmente sedotti dal suo linguaggio e dal suo profilo, e spiegar loro – con calma e spirito di verità – il risultato matematico di un voto a Vannacci se l’ex generale si collocherà, come ormai pare probabilissimo, fuori dal centrodestra. È una storia semplice. Va raccontata e spiegata in modo sereno e veritiero».

Sia Lupi sia Capezzone rappresentano il terzo tipo di reazione a Vannacci. È presentato come un fenomeno populista che avrà un solo effetto: far vincere la sinistra. È un richiamo al “voto utile”.

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Scrive Giuliano Ferrara sul Foglio:

«La base militante del melonismo può essere destabilizzata dal fenomeno del professor Vannacci? Sì, in parte. Ma l’elettorato che ha portato il centrodestra al governo è una composizione diversa e molto più larga dello spazio minoritario occupato tradizionalmente dai missini e dai loro successori della galassia militante. I Montanari a sinistra e i Vannacci a destra dovrebbero essere programmaticamente esclusi dal gioco, un’intesa silenziosa basterebbe a liberare il campo di queste pagliacciate»

Ferrara è per una conventio ad excludendum in stile Prima Repubblica: isolare, a destra e a sinistra, le posizioni estreme.

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Scrive Maurizio Belpietro sulla Verità:

«Non capisco perché il centrodestra si stia dando tanto da fare per demonizzare Vannacci. Le critiche contro il generale e contro la sua banda di descamisados non credo riusciranno a ottenere il risultato che ci si aspetta. Anzi: semmai contribuiranno a rafforzare Fn, dando a Vannacci e agli straccioni (la definizione è sua) che ha raccolto, maggiore visibilità. Attaccarlo, criminalizzarlo, definirlo un utile idiota pronto ad aiutare la sinistra, non servirà a fermarlo, ma semmai a innalzarlo a nemico numero uno. […] L’attuale maggioranza ha due modi per disinnescare Vannacci. Il primo è riuscire a rinchiudere il consenso del generale in un recinto che gli impedisca di andare oltre il 4 per cento. Il secondo è raggiungere con lui un accordo. A mio parere, la prima possibilità è ormai sfumata, perché i sondaggi danno l’ex parà della Folgore già vicino al 5 per cento e nei prossimi mesi potrebbe ancora salire. Dunque, escluderlo dalla competizione, con una legge elettorale che fissi una soglia di sbarramento oltre il 5 per cento, pare impossibile. A questo punto resta, perciò, una sola strada: raggiungere un’intesa affinché il nuovo partito non contribuisca involontariamente alla vittoria della sinistra».

Belpietro è sulla posizione opposta rispetto a Ferrara. Col generale è necessario stringere un accordo.

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Scrive Claudio Cerasa sul Foglio:

«Vannacci è uno stress test interessante per cercare di capire quanto impatto ha, fino in fondo, sulla destra e su Forza Italia la cosiddetta agenda Marina, nel senso di Berlusconi. È vero che probabilmente il vecchio Cav. avrebbe aperto a tutti, e lo ha fatto nel passato, quando sotto la sua ala accettò persino un accordo con un cartello in cui c’era anche Forza Nuova, e ho detto tutto. […] Vannacci è uno stress test per la destra, non semplice da affrontare, ma lo è anche per la sinistra, in fondo, per una ragione sottile. Il mondo progressista, giustamente, vede in Vannacci una grande opportunità: se Vannacci crescerà molto e andrà fuori dalla coalizione, il centrosinistra potrebbe vincere le elezioni, secondo questo ragionamento, anche grazie alla divisione della destra. Ma se il centrosinistra farà di tutto per valorizzare Vannacci, mettendolo al centro del dibattito, trasformandolo nel cuore della campagna elettorale, facendo di tutto e di più per dargli più peso di quello che ha, e se poi Vannacci dovesse andare nella coalizione, il centrosinistra, pompando al massimo il generale, avrebbe fatto un favore a se stesso o agli avversari? […] ogni volta che i suoi rivali ripetono “non siamo come Vannacci”, “Vannacci è impresentabile”, “il pericolo è Vannacci”, finiscono per mettere Vannacci al centro, accettano il suo campo di gioco, parlano la sua lingua e gli regalano la cosa che desidera di più: essere al centro della scena».

Cerasa dice il vero quando nota che Berlusconi, pur di vincere, si spinse fino ad inglobare l’estrema destra. Il direttore del Foglio, poi, avverte la sinistra: attenti che la strategia di denigrare Vannacci per fare un dispetto a Meloni può avere effetti collaterali dirompenti anche sul vostro fronte.

Quindi: Vannacci sì o no? La questione non è secondaria e ha una ricaduta immediata sulla riforma della legge elettorale (quale soglia fissare per tenerlo dentro o fuori?). Nei prossimi giorni, torneremo a parlarne.

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