In cinque anni, l’Italia ha perso quasi 60 mila aziende, senza vederne nascere di nuove. I motivi della crisi e qualche idea per rinascere
Se in tutto il mondo occidentale si guardano le indagini demoscopiche emerge quasi sempre questa dicotomia: le piccole e medie imprese in alto, con il massimo della fiducia della popolazione, e le istituzioni politiche in fondo, al minimo della credibilità e della legittimazione. Ciò è in parte normale perché la politica è il terreno ove si scontrano gli interessi e le idee e i motivi di un cittadino per essere scontento sono sempre tanti. Le imprese invece sono considerate quasi sempre istituzioni virtuose che generano prosperità, occupazione, conoscenza, comunità.
Eppure nel mondo occidentale oggi c’è una grande divergenza tra gli Stati Uniti, dove la politica è cambiata radicalmente per lo scontento della gran parte degli americani ma dove le imprese si moltiplicano, crescono e innovano, e l’Unione Europea, dove la politica è cambiata sì, ma con una certa gradualità e soprattutto l’economia si è fermata, l’imprenditorialità attraversa una fase di stanchezza, la produzione industrial...
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