Stamina, le iene e l’olio di serpente

A loro, ai Robin Hood da strapazzo, agli sputasentenze da quattro soldi, ai mentecatti senza vergogna nessuno andrà a rimproverare nulla

Comunque vada a concludersi in tribunale la vicenda Stamina, essa rimane uno dei migliori esempi recenti dell’ottusa balordaggine italiana. In essa si sono concentrati tutti gli elementi del solito circo informativo nostrano: un venditore che promette cure miracolistiche avversate dagli esperti e dalle perfide case farmaceutiche (perché lui “cura gratis”, mentre quelli fanno i soldi “sulla pelle dei malati”); un manipolo di integerrimi Robin Hood che, telecamera in spalla, pongono domande “scomode” mostrando guarigioni portentose al ritmo di jingle lacrimevoli e patetici; magistrati di ogni latitudine e grado che bocciano a più riprese sentenze di esperti che paragonano le pseudo cure all’«olio di serpente»; pavidi politici e ministri che, pur di sottrarsi al bailamme, mettono a disposizione, in tempi di crisi, finanziamenti per milioni di euro.

Aggiungici Celentano, Fiorello, qualche grillino senza zucca, la campagna Twitter e Facebook e il gioco è fatto. E la farsa è andata avanti per mesi, ormai anni, finché Beatrice Lorenzin – ministro con gli attributi – ha silenziato la cagnara. Ciò che colpisce è che a pagare è solo lo stregone e non quelli che fino a ieri stavano sul palcoscenico a interpretare la sceneggiata e ora si son trasferiti in platea a fischiare. A loro, ai Robin Hood da strapazzo, agli sputasentenze da quattro soldi, ai mentecatti senza vergogna nessuno andrà a rimproverare nulla. Anzi, Le iene sono state riconfermate in prima serata.