Sorridete, l’Onu ci vuole allegri per la Giornata Internazionale della Felicità

«Riconoscere la rilevanza della felicità e del benessere come obiettivi universali». Una risoluzione delle Nazioni Unite ci esorta a perseguire la felicità più che il benessere economico

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Oggi è la Giornata Internazionale della Felicità (tutto maiuscolo). Mica un giorno qualunque, ma una giornata istituita nientepopodimeno che dalle Nazioni Unite. Più istituzionale di così, si muore. E chi pensava che fosse un’altra giornata come ce ne sono tante – quella dedicata ai gatti neri, alla Luna, al Sole, alle margherite, eccetera eccetera, dovrà ricredersi. È stato il Segretario generale in persona, Ban Ki-moon, a spiegare il senso di questa giornata: «Felicità è aiutare gli altri. Quando con le nostre azioni contribuiamo al bene comune, noi stessi ci arricchiamo. È la solidarietà che promuove la felicità».

FELICI MEGLIO CHE RICCHI. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con una risoluzione del 12 luglio 2012, vuole «riconoscere la rilevanza della felicità e del benessere come obiettivi universali e come aspirazione per tutti gli esseri umani e l’importanza del loro riconoscimento all’interno degli obiettivi di politica pubblica». Felicità per tutti, insomma, anche per chi non ha le risorse economiche per vivere come vorrebbe perché, si sa, i soldi non fanno la felicità.

PREFERIAMO IL JAZZ. Ma un dubbio ci attanaglia oggi: come si fa a essere felici senza pensare ai soldi se da queste parti (il mondo intero) non si parla d’altro che di spread, crisi, tagli, austerity, recessione e tempi veramente difficili? Se non ci fosse Papa Francesco a ridarci speranza con le sue parole che ci ricordano di non avere paura della bontà e, sopratutto della tenerezza, come potremmo davvero sentirci felici, sopratutto felici tutti insieme, con poco, proprio il 20 marzo? A pensarci bene al Palazzo di Vetro sono più simpatici quando istituiscono le giornate per le foreste (che è domani) o per il jazz (preparatevi, è il 30 aprile), che a cercare la felicità ci possiamo provare da soli e chissà magari potrebbe arrivare domani o tra un mese. L’importante è che rimanga la speranza «anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio» come ha detto di recente un uomo vestito di bianco, l’unico che oggi sembra poterci avvicinare alla tanto sperata “felicidad”.

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