Oltre al giudizio universale sul comunismo e la sua inimmaginabile violenza, “Arcipelago Gulag” offre alcune intuizioni sull’umanità di ciascuno di noi che vi cambieranno per sempre. Eccole
Aleksandr Solzenicyn (1918-2008)
Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzenicyn è un grande difficile libro. Sono oltre 1.500 pagine in cui scorre davanti a noi tutta l’epopea dell’universo concentrazionario in Urss. Un’opera colossale per impegno, ambizione, missione, compito storico.
È un libro difficile: non appartiene a nessuno dei generi letterari così come siamo soliti intenderli; non è un romanzo pur avendo come sfondo le storie e vicissitudini di un intero popolo, non è un saggio pur esplorando tutte le conoscenze di Solzenicyn sui gulag, non è un trattato pur affrontando in modo sistematico l’universo concentrazionario, non è una biografia pur raccontando tanta parte della vita di Solzenicyn.
È quindi un libro difficile da inquadrare. Epperò è un grande libro. E la sua importanza, al suo apparire negli anni Sessanta sul proscenio occidentale, fu enorme. Il suo irrompere in Occidente negli anni Sessanta aprì una crepa, assestando un colpo di maglio al dettato marxista che, allora, come un corvo controllava dall’alt...
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