Soldi a Bossi? Tutto può essere, ma qui Woodcock ci cova

Non apprezziamo le attuali scelte politiche del Carroccio. Propagandistiche e improntate al mero calcolo elettoralistico. Però. La presenza alle perquisizioni nella sede della Lega del pm Henry John Woodcock non è un bel viatico per un’indagine esplosa in un contesto preelettorale in cui la Lega è l’unico partito di opposizione.

Tutto è possibile, ma questa storia dell’Umberto Bossi che avrebbe sacrificato una vita e fatto il partito che ha fatto allo scopo di rubare e far ricca la propria famiglia, francamente sembra uscita da un racconto di fantascienza. D’accordo. È comprensibile che ci sia già chi se la gode, dentro e fuori la Lega, del panorama di accuse (appropriazione indebita, truffa e riciclaggio) descritto dalle indagini delle procure di Napoli, Reggio Calabria e Milano.

Ma la presenza alle perquisizioni nella sede della Lega in via Bellerio del pm anglo-napoletano Henry John Woodcock non sembra un bel viatico per un’inchiesta esplosa in un contesto preelettorale e che vede la Lega nella condizione di unico partito di opposizione al governo.
Non apprezziamo le attuali scelte politiche del Carroccio. Propagandistiche e improntate al mero calcolo elettoralistico. Né abbiamo mai condiviso la sua anima forcaiola. Oggi contro l’amnistia, ieri agitante il cappio in Parlamento. Però. Colpisce, come si dice, “la tempistica”. Soprattutto, colpisce che gli inquirenti siano venuti addirittura da Napoli per aprire in modo molto rumoroso un fascicolo che poteva benissimo essere sviluppato con la stessa prudenza e discrezione usata a Napoli nel decennio di “rinascimento bassoliniano” (rivelatosi infine una voragine che ha ingoiato decine di miliardi allo Stato, risolto niente e messo sotto accusa nessuno della Regione più fuorilegge d’Italia).

Colpisce che un pm vesuviano venga a Milano per passare al setaccio un partito fortemente radicato al Nord e, soprattutto, decisivo per la tenuta del “modello Formigoni” in Lombardia. L’unica Regione italiana che nell’ultimo decennio ha tenuto i conti a posto e non ha depredato le casse dello Stato (leggi: contribuenti) per ripianare i debiti della sanità, della burocrazia e delle clientele partitocratiche.

Twitter:@LuigiAmicone