Socci, Amicone, Morresi. Su Formigoni, Cl e la compagnia

Tre segnalazioni. Intervista di Amicone sul Giornale, articolo di Antonio Socci su Libero, commento di Assuntina Morresi sul suo blog

Tre segnalazioni dalla stampa e dalla rete. Sul Giornale oggi compare un’intervista di Stefano Zurlo al direttore di Tempi Luigi Amicone (il titolo è «Fuori i nomi dei ciellini che lo accusano»). Su Libero in prima pagina Antonio Socci scrive un editoriale intitolato “Sono fiero di Cl (e anche di Formigoni)”. Sul suo sito, Assuntina Morresi ha pubblicato un post: “E’ il tempo della compagnia”.
Riportiamo di seguito i tre testi.

«Fuori i nomi dei ciellini che lo accusano». Intervista di Amicone al Giornale

I nomi e i cognomi. Dice proprio così Luigi Amicone, battagliero direttore del settimanale Tempi: «Voglio i nomi e i cognomi dei ciellini che ce l’hanno con Formigoni».
Perché Amicone, vuole compilare una sua lista di proscrizione?
«Macché lista. È che mi sono stufato».
Di chi?
«Dei grandi soloni del giornalismo, come Dario Di Vico o Gad Lerner che su Corriere e Repubblica virgolettano frasi di ciellini anonimi. Non è possibile, non è deontologicamente corretto, che si costruisca una presunta frattura fra Cl e Formigoni a colpi d virgolettati senza padre e madre».
Ma la frattura c’è, come ipotizzava ieri Di Vico, o è un’invenzione?
«Parlo per me».
Certo, la sua redazione è un punto di riferimento per una parte di quel mondo. Quella, diciamo così, più vicina all’area del Cavaliere.
«Mah. Io so solo che arrivano mail, fax, telefonate di segno contrario».
Segno contrario?
«Gente che difende Formigoni, quello che ha fatto, il modello Lombardia».
Allora la presa di distanza di tanti militanti se l’è inventata la stampa?
«Non ho detto questo. Che questa sia una stagione difficile non lo metto certo in dubbio. Che si siano fatti errori lo ammette pure Formigoni. Però».Però?«Però è un dato che l’assedio va avanti da un anno».
E allora?
«C’è una genesi politica dietro quel accade. Caduto il Cavaliere, a novembre scorso, proprio Lerner ha scritto: ora tocca a Formigoni e a Cl».
E Cl sta cercando di separare il suo destino da quello del Celeste?
«Ma dove? Qui si va avanti a colpi di semplificazioni. Cl non si è mai identificata in Formigoni e d’altra parte lui non si è mai accreditato come capo o portavoce di Cl. Mai».
Però prendeva i voti dei discepoli di don Giussani.
«Se è per questo spero che li prenda ancora. Un conto sono gli errori, gli eccessi, le inchieste, doverose, altra cosa è tentare subdolamente di buttare a mare un’esperienza ricchissima di cui io sono orgoglioso».
Non credo lei si riferisca agli arrestati e agli indagati del Pirellone di cui si è perso il conto.
«Lei ironizza, ma il modello lombardo si è rivelato vincente, positivo, chilometri e chilometri avanti rispetto alla media nazionale».
Amicone: non le basta che sia finito in manette un assessore ricattato dalla ‘ndrangheta?
«È un fatto gravissimo. Ma vorrei che si parlasse non solo di Zambetti, ma di quello che Formigoni ha fatto in 17 anni. Welfare, scuola, libertà d’impresa. I bilanci a posto quando dal Lazio alla Calabria l’Italia è tecnicamente fallita».
In sintesi: boccia la Polverini e promuove Formigoni?
«Ma questo, per tornare alla sua precedente domanda, è quello che sottolineano i nostri lettori: con le lettere, collegandosi con il sito, perfino con gli sms. Guardi che questa realtà non la sta esplorando nessuno».
Non sono solo i giornali a parlare del disamore dei ciellini per il Celeste.
«Io non metto in dubbio che qualche amico si sia scandalizzato o abbia elaborato critiche, ma non vedo questa corsa a smarcarsi. Era facile ma sbagliata l’identificazione fra Cl e e Formigoni, è altrettanto falso che ci sia un grande freddo fra il governatore e la base. Le persone, semmai, riflettono liberamente. Ma tanti amici sano bene una cosa».
Quale?
«Il governo Formigoni ha scritto tante pagine di cui andare fieri. Pagine nate sviluppando il pensiero di don Giussani. Pensi solo ai suoi strepitosi ragionamenti sulla libertà».
Alcuni citano la lettera in cui don Julian Carron, il successore di don Giussani, contrappone «testimonianza e egemonia» e la leggono come un’accusa implicita al governatore.
«Io il nome di Formigoni in questa lettera non l’ho trovato, poi, per carità, anche Formigoni ha ammesso i suoi errori e li ha ammessi dal palco del meeting di Rimini ».
Sul «Foglio» Camillo Langone invita Carron a staccare la spina.
«Langone non si affanni a dettare la linea a Carron. E poi, nel mio piccolo, rispondo io a Langone: Formigoni è uno di quegli scalcinati eroi cristiani che hanno fatto la nostra storia».

 

Sono fiero di Cl (e anche di Formigoni). Di Antonio Socci 

Io sono orgoglioso di far parte di Comunione e liberazione. Voglio dare questa testimonianza oggi che CL sui media sembra diventata una pessima congrega.
E’ invece una luminosa compagnia che fin da quando avevo 15 anni ha suscitato in me entusiasmo e meraviglia: qui ho scoperto il senso della vita.
Cosa sia Comunione e liberazione, anche oggi, non si apprende da ciò che scrivono i giornali. Io lo vedo anzitutto nei volti dei miei figli. L’ho reimparato in questi anni da Caterina.
Dai suoi occhi bellissimi che illuminano il mondo quando ridono insieme a Stefano, a Mira, a Maria, a Laura, a Maria Chiara, a Massimo e Martina, a tutti i suoi amici, che sono suoi fratelli e sorelle e che le fanno sentire la carezza del Nazareno nella sua sofferenza.
E che le danno la forza di una Giovanna d’Arco nella sua battaglia.
L’ho visto anche nel suo sguardo fiammeggiante e indignato quando – giorni fa – le ho raccontato, perché ne stavo scrivendo, i drammi che vivono le giovani ragazze cristiane del Pakistan, sottoposte a causa della fede a ogni forma di violenza.
Per questo lei – Caterina, pur senza poter parlare – ha voluto che mandassimo quanto potevamo, attraverso un’associazione che paga la cauzione per la piccola Rimsha, per permettere ad alcune ragazze cristiane di poter studiare e sottrarsi agli aguzzini.
Lo imparo dal volto entusiasta di mio figlio dalla capigliatura ribelle quando torna dalla caritativa per portare viveri a dei poveri clochard insieme alle suore di Madre Teresa: “Sai babbo, don Andrea ci ha fatto capire che si è veramente felici solo nel donarsi gratuitamente, anche senza sentirsi dire grazie. Ed è proprio vero!”.
Mi accorgo di cosa è CL quando sento la passione dell’altra figlia, per il suo violino e il suo pianoforte. Questo struggimento per la bellezza se l’è trovato dentro il cuore anche lei perché l’abbiamo imparato, assorbito per osmosi da don Giussani che ci ha fatto gustare tutto, dalla Sonata per violino e pianoforte n. 2 di Schubert, al panorama mozzafiato delle Dolomiti, dal mare azzurro e infinito al buon vino del mio amico Michele.
Lo struggimento per la bellezza, il gusto della vita, la fraternità vera (di chi ti accoglie in casa sua anche in piena notte), la fede e la speranza nella sofferenza, la compassione per il mondo intero, l’innamorata passione per Gesù benedetto e l’amore alla sua Chiesa fino al martirio.
Tutto questo miracolo in terra è CL, con tante opere meravigliose che ho scoperto di recente come la splendida Cometa di Como o che conosco da tempo come il Banco alimentare o i nostri medici dell’Avsi che da decenni curano gli ammalati di Aids nell’Africa profonda.
E tanti altri miracoli quotidiani, come la scelta della verginità di giovani di venti anni o l’ “amore vero” fra ragazzi e ragazze di 25 anni che per grazia si amano con eroismo e purezza (un tempo ci prendevano in giro, mentre oggi loro si sentono dire dai coetanei: “vi invidio”).
E’ veramente un’umanità affascinante. Una storia di santità che si porta dietro anche tutti i limiti di noi peccatori, ma la Chiesa stessa è così.
Nel suo cammino attraverso i secoli – scrive Eliot – gli uomini che si lasciano abbracciare da lei – e diventano cristiani – si trovano “salvati a dispetto del loro essere negativo; bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima; Eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce. Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via”.
Questo sono i cristiani. Gente misera, ma in cammino con i santi. La persona che mi ha fatto incontrare CL – Andrea Aziani, che poi è pure il padrino di battesimo di Caterina – incarna questa storia di grazia.
Andrea arrivò a Siena mandato da don Giussani. Era responsabile di CL alla Statale di Milano dove, nel post-68, il movimento subiva tutto l’odio ideologico e la violenza fisica di quegli anni da parte dei vari gruppi estremisti (Andrea era stato spesso aggredito).
E’ impossibile descrivere la sua umanità eccezionale. Aveva l’ardore missionario di san Paolo (del resto era ebreo per parte di madre e suo nonno aveva subito persecuzioni sotto il fascismo prima perché cattolico, militante del Partito popolare, e poi per le leggi razziali).
Andrea da Siena andò in missione in Perù, nelle miserabili bidonville di Lima. E’ vissuto venti anni in quel mare di povertà ed è morto d’infarto, letteralmente consumandosi per Cristo e per i suoi fratelli, nel 2008, a 55 anni.
E’ significativa la testimonianza del suo vescovo, diocesi Carabayllo, periferia nord di Lima, il cappuccino padre Panizza: “l’avevo conosciuto una ventina di anni fa qui a Lima e mi aveva colpito per la sua preparazione e franchezza… Nel 1998 pensai alla necessità di costruire un’università per permettere di studiare alle migliaia e migliaia di giovani che mi circondavano. Lo cercai e la sua disponibilità” confermata da don Giussani “ci permise di iniziare questa grande opera  che è l’Università Cattolica Sedes Sapientiae”.
Il vescovo ricorda che Andrea, insieme ad altri amici di CL, era “l’anima di questa avventura… febbre di vita era il suo motto, e realmente era una febbre di dedizione che lo portava a volte a dimenticarsi di mangiare e di dormire, per non dimenticarsi di Cristo e delle persone”.
“Oggi questa università” prosegue il vescovo “è una realtà di seimila studenti, con succursali nel pieno della foresta amazzonica e in mezzo alle Ande, nate per rispondere anche lì alla necessità di educazione e conoscenza di tanti giovani che vivono in situazioni di povertà”.
L’Università in pochi anni ha permesso a tanti di loro di costruirsi una vita degna. Monsignor Panizza conclude: “E’ difficile descrivere la grandezza della persona di Andrea perché è stato insieme un maestro di migliaia di giovani, un padre attento e discreto per moltissimi, un grande uomo di cultura, un rivoluzionario dei cuori. Ma non posso pensare ad Andrea se non come a un santo di oggi. Infatti, appena saranno passati i cinque anni previsti dal diritto canonico, comincerò la causa di beatificazione, perché l’esperienza che ho vissuto nell’amicizia con lui non si può spiegare senza arrivare alla fonte della sua umanità, alla sua fede in Gesù”.
Forse sarà il primo santo che abbia vissuto il ’68. Monsignor Panizza aggiunge: “Era un ‘Memor Domini’, un laico consacrato… nessuno è potuto rimanere indifferente davanti alla sua testimonianza di passione per le persone, di attenzione ai più bisognosi, di apertura al dialogo con tutti, di lavoro incessante per una società più umana. Non ha vissuto nemmeno un minuto senza dare tutto per il bene degli altri”.
E’ da lui che ho sentito raccontare, da ragazzo, di Roberto Formigoni e di Antonio Simone. Diceva che essendo alti e robusti stavano spesso in prima fila e si prendevano le sprangate con lui durante le aggressioni a CL nella Milano degli anni Settanta.
Anche a loro, al loro coraggio e alla loro testimonianza, devo gratitudine se questa storia, questa carezza del Nazareno, è arrivata fino a me e ai miei figli.
Se hanno fatto errori (come tutti noi) ne risponderanno al confessore oppure agli elettori. Per eventuali reati ai magistrati. E’ certo però che la Lombardia governata da Formigoni – secondo i principi della dottrina sociale della Chiesa – è stata la regione più prospera, solidale ed efficiente d’Italia. Fra le prime d’Europa.
Usciranno indenni dalle indagini come nel passato? Glielo auguro. Ma anche in questo caso sono certo che porteranno addosso il dolore dei propri limiti che oggi vengono usati dal mondo per picchiare su CL.
Ma la storia cristiana è così. Da duemila anni. E’ fatta di uomini che si sentono umiliati per la propria miseria, ma la cui imperfezione è usata dal Signore dell’universo come piedistallo della Sua gloria.
Antonio Socci
Da “Libero”, 18 ottobre 2012

E’ il tempo della compagnia. Di Assuntina Morresi
17 Ottobre 2012

E’ il tempo della compagnia.
Della mia, della nostra compagnia. Della compagnia di CL, tanto per capirci, che è casa mia da più di trent’anni, e ci mancherebbe che me ne dimentichi proprio adesso che è svillaneggiata su tutti i giornali, dal Corriere – il peggiore, l’ho sempre pensato –  all’ultimo dei foglietti dati gratis alla stazione.
Quando leggo di Formigoni e di Antonio Simone mi vedo davanti il salone dell’Arlara, a Corvara, all’equipe del CLU di agosto (per i non ciellini: l’incontro estivo dei responsabili degli universitari di CL, insieme a Don Giussani) . Vedevo loro insieme a tanti altri che questa compagnia l’hanno letteralmente costruita – per esempio Giancarlo Cesana, insieme a Enzo Piccinini – in anni belli e drammatici, e che è arrivata fino a oggi, in tutti i continenti e fino a me e per tutto questo gliene sono grata, gliene sarò per sempre, e lo voglio dire e scrivere pubblicamente proprio adesso, nel pieno della bufera.
Se hanno fatto degli errori, pagheranno. Mi pare lo stiano già facendo abbondantemente, con questo massacro mediatico. Se la magistratura accerterà dei reati, ne risponderanno.
Ma io personalmente non voglio divorziare da nessuno, come invece suggeriva oggi il titolo in prima pagina del Corriere della Sera (che tra l’altro dovrebbe rivedere un tantino le sue fonti. Per come è organizzata CL, è impossibile che Formigoni se ne ritenesse il capo. I responsabili ultimi, tra l’altro, sono state sempre persone sconosciute ai media). Anzi.
Proprio adesso è il momento, per chi appartiene a CL, di riscoprire la storia, il senso e il valore della nostra compagnia, di cui adesso si scrive come se di buono, nel movimento, ci sia stata un’ intuizione solitaria di Don Giussani, senza nessun altro intorno. Come se proprio questa compagnia, scalcagnata e fatta da poveracci e disgraziati come siamo tutti noi – e chi più ne ha più ne metta – non sia stata necessaria anche e innanzitutto a Don Giussani, per vivere la sua vita straordinaria, e per essere la persona che ha cambiato la nostra, di vita, come pure un pezzo di storia della Chiesa e del mondo (Dio ha bisogno degli uomini, ci spiegavano una volta con un film, e i peccatori erano inclusi).
Per questo invito tutti a leggere il contributo di Antonio Simone a Tempi. Onesto e lucido. Opportunamente titolato: persecuzione, smarrimento e gattemorte. Cosa ci ha insegnato Don Giussani.
Io le gattemorte proprio non le sopporto. Non so voi.