In “Skippy muore” Paul Murray racconta lo spaesamento della società con l’occhio dei giovani, ma dove il virus della confusione e dell’inconsistenza infetta tutti, adulti per primi. È l’Irlanda, ma sembra casa nostra
Ci sono libri che sembrano figli legittimi del nostro tempo. Skippy muore di Paul Murray è uno di questi. In un’epoca che sembra registrare, nelle giovani generazioni, una sofferenza tanto profonda quanto violenta e, negli adulti che dovrebbero guidarle, un drammatico spaesamento umano e culturale, la vicenda raccontata in questo romanzo potrebbe benissimo uscire dalle cronache di una qualsiasi cittadina del Belpaese, non dalla spietata provincia americana e nemmeno dalla verde e cattolica Irlanda dove la storia di Skippy è ambientata.
Qui la morte arriva subito, prima del primo capitolo, nel prologo. Poi le settecento pagine del romanzo di Murray sono un lento resoconto dell’agonia del protagonista e di tutto il mondo che lo circonda. Murray racconta lo spaesamento della società con l’occhio dei giovani, ma dove il virus della confusione e dell’inconsistenza infetta tutti, gli adulti prima degli altri. Certo, il romanzo ruota intorno a una scuola e alle vertiginose malinconie dell’ado...
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