La preghiera del mattino
I «numeri da pandemia» delle droghe in Italia
Scrive Gloria Frezza sul Quotidiano Sanità:
«Cannabis e cocaina restano le sostanze illegali più diffuse in Italia, mentre cresce l’attenzione su nuove sostanze psicoattive, uso combinato di sostanze, gioco d’azzardo e dipendenze digitali tra i più giovani. È il quadro che emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026, presentata a Roma dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano. Mantovano ha parlato di “numeri da pandemia”, sottolineando che “a preoccupare è soprattutto l’aumento dell’uso di cocaina”. Ha poi richiamato anche il disegno di legge, già approvato al Senato e ora all’esame della Camera, che “permette un più ampio ricorso al recupero di comunità in alternativa al carcere”. “La lotta alle dipendenze è una guerra e serve lavoro di squadra”, ha ricordato».
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Scrive Maurizio Carucci su Avvenire:
«Quelli che emergono dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026 sono “numeri di una pandemia che ha la caratteristica di non essere percepita come tale”. Ne è certo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: “È una sfida nazionale. Preoccupa soprattutto l’aumento dell’uso della cocaina in Italia”, spiega il sottosegretario. […] Un dato su tutti: uno studente minorenne su quattro, nel 2025, ha provato almeno una sostanza illegale. Se nel 2024 erano il 20 per cento, quest’anno sono il 23 per cento, in aumento. Cifra che sale al 26 per cento nella fascia 15-19 anni. Tra le droghe assunte dai più giovani, cannabis e cocaina sono ancora le più diffuse, ma si osserva una crescente diffusione di prodotti ad alta potenza e di Nuove Sostanze Psicoattive (Nps) in particolare cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi».
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Riporta Adnkronos:
«Tra gli studenti di 15-19 anni, dopo la flessione osservata tra il 2022 e il 2024, si osserva una ripresa dei consumi di numerose sostanze, tra cui stimolanti, cocaina, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e ketamina, mentre la cannabis, pur restando la sostanza più diffusa tra i giovani, mostra un lieve calo. Resta inoltre rilevante il fenomeno dell’uso combinato di sostanze, che vede coinvolti anche gli psicofarmaci assunti senza prescrizione medica: quasi 180 mila minorenni (11 per cento) ne hanno fatto uso nel 2025, con prevalenze quasi doppie tra le ragazze. “Continueremo a lavorare senza sosta per costruire una società libera dalle droghe e da ogni dipendenza, perché sono sfide come queste che animano il nostro impegno e che definiscono ciò che siamo e intendiamo essere per i nostri figli e per chi verrà dopo di noi”, ha affermato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio».
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Scrive il Sole 24 Ore:
«Nel 2025 oltre 50 mila studenti (2,1 per cento) riferiscono un isolamento superiore a sei mesi, senza frequentare la scuola né incontrare amici o conoscenti. Lo rileva la relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026 rispetto al fenomeno del ritiro sociale volontario, noto come “Hikikomori”. Un ulteriore 2,5 per cento segnala un periodo di isolamento tra 3 e 6 mesi, configurando una condizione di “pre-Hikikomori”. Tra le principali motivazioni riportate compaiono problemi psicologici (36 per cento), mancanza di motivazione a incontrare altre persone (27 per cento), difficoltà relazionali con amici o partner (25 per cento), problemi fisici (21 per cento) e familiari (19 per cento)».
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Scrive Francesco Curridori sul Giornale:
«Meloni ha ricordato che il governo ha stanziato “risorse fondamentali per sbloccare le assunzioni nei Serd, sostenere il lavoro delle comunità di recupero, investire nei programmi di prevenzione, garantire la libertà di cura su tutto il territorio”. Ma non solo. “Abbiamo costruito un nuovo metodo di lavoro, basato sul confronto e sulla condivisione delle responsabilità”, ha aggiunto Meloni sottolineando l’importanza di interagire con le altre realtà coinvolte: famiglie, scuole, servizi pubblici, comunità, università, forze di polizia, magistrati, media. E, poi, ha aggiunto: “Ma, ovviamente, il lavoro non è finito, a partire dal nuovo Piano nazionale sulle dipendenze, che stiamo definendo e che individuerà gli obiettivi dei prossimi anni”. Meloni ha, inoltre, promesso che il governo lavorerà “senza sosta per costruire una società libera dalle droghe e da ogni dipendenza” perché “sono sfide come queste che”, ha concluso, “animano il nostro impegno e che definiscono ciò che siamo e intendiamo essere, per i nostri figli e per chi verrà dopo di noi”».
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Sul sito del governo si legge:
«Il 2023 è stato caratterizzato da 25 allerte diramate dal Sistema nazionale di allerta precoce del Dipartimento per le politiche antidroga (Dpa) ai centri collaborativi preposti. Le due di grado più elevato, concernenti un rischio concreto di gravi danni per la salute delle persone, hanno riguardato la diffusione del fentanyl illecito, un oppioide sintetico con una potenza oltre 80 volte superiore a quella della morfina, e della xilazina, un potente sedativo solitamente impiegato in veterinaria, usata nel mercato illegale come adulterante. A fronte della diffusione dei consumi fra i giovanissimi si registra un aumento delle operazioni antidroga e dei sequestri da parte delle forze di polizia (rispettivamente, +6 per cento e +17 per cento), con 89 tonnellate di sostanze stupefacenti confiscate in Italia e nelle acque internazionali limitrofe. Assieme all’aumento dei consumi, si osserva anche quello del coinvolgimento dei minorenni nell’ambito della produzione, del traffico e della detenzione illecita di sostanze stupefacenti: il numero di minorenni denunciati all’Autorità giudiziaria per reati penali droga-correlati ha visto un aumento del 10 per cento. In generale, i detenuti tossicodipendenti rappresentano il 29 per cento del totale al 31 dicembre 2023, mentre 3.901 persone sono in carico all’Ufficio esecuzione penale esterna (Uepe) per misure alternative alla detenzione».
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Presentando la Relazione sulle dipendenze, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha detto:
«Il fenomeno delle sostanze riguarda sempre più spesso ragazzi molto giovani e contesti apparentemente normali. Questo significa che nessuna famiglia può considerarsi immune. Spesso il problema non inizia con la cocaina o col crack, ma con comportamenti che paiono trasgressioni minori: fumo, abuso di alcol, uso di cannabinoidi o di sostanze presentate erroneamente come innocue. Quando emergono i primi segnali, la strategia migliore non è negare o aspettare che passi. Intervenire tempestivamente, dialogare, chiedere aiuto può fare la differenza tra una sperimentazione occasionale e la caduta nella dipendenza. Perché noi possiamo promuovere tutti i programmi di prevenzione possibili, ma la presenza educativa dei genitori e degli insegnanti, il dialogo e l’attenzione ai cambiamenti di comportamento sono questi la forma più importante di prevenzione».
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Tra i punti programmatici più importanti del governo Meloni c’era da subito la lotta alle dipendenze e alla droga. I numeri del Rapporto indicano quanto sia complicata questa battaglia, e quanto singoli provvedimenti e leggi siano fondamentali ma non bastino. Mantovano ha parlato di «guerra» che «non può essere condotta in solitaria», ma richiede l’impegno di Regioni, Comuni, servizi socio-sanitari sul territorio, scuole, Terzo settore, mondo del volontariato e tutti gli altri corpi intermedi, a partire dalla famiglia fino agli ambienti di lavoro. I primi frutti si vedono, dall’aumento delle iniziative di prevenzione a quello della consapevolezza da parte dei ragazzi dei danni che l’uso di stupefacenti fa. Nel 2025 il governo ha stanziato 160 milioni di euro per combattere e prevenire le dipendenze, e ha intenzione di continuare. Il leggero calo dell’utilizzo di cannabis tra i giovani, così quello dell’assunzione di psicofarmaci senza prescrizione, e il fatto che il fentanyl, come ha detto Mantovano, «non attecchisce», sono segnali positivi. Ma resta molto lavoro da fare.
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