Siria. «L’embargo Ue sulle armi è aria fritta. La Turchia fuori dalla Nato»

L’embargo sulla vendita di armi ad Ankara è solo uno specchietto per le allodole. Intervista a Gianandrea Gaiani: «Erdogan sostiene il terrorismo e ci minaccia. L’Ue prenda provvedimenti o sarà ancora più irrilevante»

Per nascondere la propria inerzia e impotenza davanti all’invasione turca della Siria, molti paesi dell’Unione Europea hanno dichiarato un embargo sulla vendita di armi ad Ankara. «È una misura puramente simbolica, non certo di sostanza», commenta a tempi.it Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa.it. Germania, Spagna, Francia, Italia, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia non hanno bloccato i contratti già in essere né vietato in generale la vendita di armi alla Turchia, ma limitato l’embargo «a quelle categorie di armi che possono essere utilizzate nell’offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria». Peccato che, continua Gaiani, «ora che avremo fatto la valutazione di che cosa domani i turchi potrebbero ordinarci, l’offensiva militare “Fonte di pace” sarà già conclusa, visto che presto turchi e siriani troveranno un accordo grazie alla mediazione della Russia. L’embargo dunque è solo aria fritta, non avrà alcun impatto serio».

«LA TURCHIA NON PUÒ PIÙ STARE NELLA NATO»

Invece che prendere decisioni che servono solo a costruirsi una bella immagine, i paesi europei dovrebbero cominciare a porsi domande serie. La prima e più importante è: la Turchia può ancora essere considerata un alleato degno di stare nella Nato? «La mia risposta è no», spiega Gaiani: «La Turchia non è un buon partner perché insegue una politica di potenza regionale, non guarda in faccia i suoi alleati, anzi li minaccia, come ha fatto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con l’Europa a riguardo dei migranti. Inoltre Ankara minaccia la sicurezza del Mediterraneo orientale con provocazioni sullo sfruttamento dei giacimenti al largo di Cipro, sostiene gli estremisti islamici, anche quelli di Al-Qaeda, e ha persino aiutato l’Isis in Siria».

Insomma, è da molto tempo che la Turchia «non condivide più i valori dei paesi Nato, che pure hanno le loro responsabilità in Siria, avendo appoggiati quei “ribelli moderati” che altro non erano se non jihadisti». C’è un altro elemento, sottolinea Gaiani, che dovrebbe spingere l’Europa a non considerare più la Turchia un alleato: «Il partito di Erdogan aderisce alla Fratellanza Musulmana, è antioccidentale e dunque non può che essere contro l’Europa e anche i cristiani in generale. Non hanno nulla a che spartire con i nostri interessi e lo dimostrano tutti i giorni».

LA TURCHIA SI RIVOLGEREBBE A PUTIN

Resta un problema. L’allontanamento della Turchia dalla Nato non farebbe che portare a due conseguenze indesiderabili: «Da un lato Ankara proseguirebbe in quel percorso già iniziato da anni di diventare del tutto indipendente nella produzione di armamenti militari. Dall’altro, la Turchia sarebbe spinta ancora di più nelle braccia della Russia di Vladimir Putin e questo rappresenta un problema, oltre che economico, anche geopolitico visto che la Turchia ha un accesso privilegiato al Mediterraneo e al Mar Nero. Senza contare che Ankara è considerato un baluardo della Nato fra Medio Oriente ed Europa caucasica».

L’eventuale allontanamento della Turchia dalla Nato, dunque, avrebbe «un impatto strategico importante». Ciò non toglie che il paese di Erdogan «non può più essere considerato un alleato credibile». Il problema è che l’Unione Europea non sembra neanche in grado di porsi questo problema: «In ballo c’è la credibilità e l’affidabilità dell’Europa», conclude Gaiani. «Reazioni emotive e non supportate da valutazioni politiche, strategiche e industriali rischiano di rendere l’Europa, a dispetto del suo peso economico, ancora più marginale e irrilevante di quanto non abbia dimostrato di essere negli ultimi anni di fronte alle profonde crisi nel Mediterraneo e in Medio Oriente».

Foto Ansa