Siria. Come cacciare i jihadisti da Idlib senza compiere un massacro?

Dopo otto mesi di calma, la guerra è tornata a toccare la provincia di Idlib, ultima roccaforte dei jihadisti. Ma ci sono anche tre milioni di civili

Dopo otto mesi di calma relativa, la guerra è tornata a toccare la provincia di Idlib, l’ultima roccaforte jihadista in Siria. L’esercito di Assad, sostenuto da Russia e Iran, a partire dal 29 aprile ha ripreso gli attacchi a una cinquantina di villaggi e città nel nord di Hama e nel sud di Idlib. Oltre 100 mila persone, secondo le Nazioni Unite, stanno fuggendo dalle violenze.

«IL PIÙ GRANDE RIFUGIO DI AL-QAEDA»

La provincia settentrionale, controllata da decine di migliaia di ribelli e jihadisti, ospita attualmente tre milioni di civili e rappresenta l’ultimo ostacolo che si frappone tra Assad e la vittoria finale della guerra. Un’intesa raggiunta da Russia, Turchia e Iran l’anno scorso ha evitato una campagna militare su larga scala che avrebbe potuto trasformarsi in un massacro, ma le condizioni dell’accordo non sono state rispettate. Gli Stati Uniti hanno definito Idlib come «il più grande rifugio di Al-Qaeda dall’11 settembre».

La Turchia confina a sud con Idlib e teme che un conflitto possa portare centinaia di migliaia di profughi a rifugiarsi nel suo territorio, che già ospita 3 milioni di profughi siriani. In base all’accordo con la Russia il governo di Recep Tayyip Erdogan, che ha sostenuto e finanziato i ribelli, si era impegnato a creare una zona cuscinetto disarmando i jihadisti e spostandoli lontani dal fronte. La zona cuscinetto non è mai nata e negli ultimi mesi i terroristi hanno continuato a bersagliare le zone governative con lanci di razzi, che sopratutto ad Aleppo hanno fatto decine di vittime. Nella città la vita è ancora estremamente difficile, come testimonia il reportage pubblicato sull’ultimo numero di Tempi.

IL CAPITOLO PIÙ SANGUINOSO DELLA GUERRA?

Secondo l’Associated Press, l’obiettivo del governo di Assad per il momento è solo quello di mettere in sicurezza un’area abbastanza vasta da permettere la riapertura di due importanti arterie autostradali, la M4 e la M5, che collegano la città di Latakia, che si affaccia sul Mar Mediterraneo e ospita un’importante base russa, ad Hama e Aleppo.

La riconquista di Idlib potrebbe essere l’ultimo e più sanguinoso capitolo della guerra siriana, che ha già fatto quasi mezzo milione di vittime. Secondo un rapporto dell’International Crisis Group, non avendo altre vie d’uscita, è probabile che i jihadisti combattano «fino alla fine» contro l’esercito di Assad, e per questo «non sembra esserci modo di neutralizzare i terroristi senza operare un massacro». La Turchia potrebbe essere convinta da Russia e Iran ad aprire il confine per permettere ai civili di mettersi al riparo dagli scontri, ma per il momento Ankara non ne vuole sapere e i jihadisti potrebbero cercare di impedirlo per utilizzare i siriani come scudi umani e moneta di scambio.

Foto Ansa