Siria. «Appello urgente» per salvare dai ribelli le suore di Maloula rinchiuse in un monastero «senza più acqua» [link url=https://www.tempi.it/videogallery/siria-maloula-santa-tecla-suore-ribelli#.UjLw-2TORRc]Video[/link]

L’appello del patriarcato greco-ortodosso di Antiochia: «Bisogna garantire i rifornimenti necessari agli abitanti del monastero perché possano essere testimoni in questa terra»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il patriarcato greco-ortodosso di Antiochia ha lanciato un appello perché «la Croce rossa siriana e internazionale e tutte le organizzazioni governative e non» aiutino le suore e le orfanelle rimaste intrappolate nel monastero di Santa Tecla a Maloula. «Bisogna garantire i rifornimenti necessari agli abitanti del monastero per permettere loro di rimanere nel monastero e nella città come testimoni della loro appartenenza a questa terra che amiamo».

JIHADISTI CONTRO ESERCITO. La città di Maloula, culla della cristianità dove si parla ancora l’aramaico di Gesù e dei primi cristiani, è stata conquistata dai ribelli lo scorso 9 settembre. Gli jihadisti di al-Nusra combattono da settimane con l’esercito di Assad per mantenere il controllo della città. I guerriglieri si sono appostati dentro un hotel di fianco al convento di san Sergio mentre l’esercito ha ripreso il centro città. Il monastero dove risiedono ancora 40 tra suore e orfanelle si trova esattamente in mezzo ai colpi di arma da fuoco. Il resto della popolazione cristiana è già fuggita a Damasco.

 «VITE A RISCHIO». «Il monastero si trova in mezzo all’infuriare della battaglia e questo rende difficile e pericoloso ottenere rifornimenti per sopravvivere. Il generatore elettrico non funziona più e il convento non riceve più acqua minacciando le vite di chi ci abita ancora», recita «l’urgente appello» del Patriarcato.

IL REPORTAGE DI MICALESSIN. Le suore erano state raggiunte per poche ore dall’inviato in Siria Gian Micalessin e avevano dichiarato alle telecamere: «Che Dio vi benedica, che Dio vi benedica. I ribelli hanno fatto saltare a colpi di kalashnikov il portone d’ingresso, sono entrati e per quattro notti hanno dormito davanti al portone. Non ci hanno fatto nulla, ma ogni giorno entravano e controllavano».

MARTIRIO DEI CRISTIANI. I ribelli, una volta arrivati nell’antico villaggio, hanno razziato alcune chiese e distrutto una croce. Hanno minacciato gli abitanti imponendo loro di convertirsi all’islam e ucciso tre cristiani. Uno di loro, Sarkis, è morto come un martire, ucciso «in odium fidei» dopo aver detto ai terroristi: «Sono cristiano e se volete uccidermi per questo, fatelo».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •