«Sinner sta bene, agli US Open sarà di nuovo lui contro Alcaraz»

Di Sandro Bocchio
23 Agosto 2025
«Oggi non c'è nessun tennista che possa dare loro fastidio. I ritiri di Cincinnati? Servono riflessioni su benessere, soldi e spettacolo». Parla Federico Ferrero (Eurosport e Sky)
Carlos Alcaraz e Jannik Sinner
Il tennista spagnolo Carlos Alcaraz (di spalle) si complimenta con Jannik Sinner al termine della finale di Wimbledon 2025 vinta dal tennista italiano (foto Ansa)

Nel 2023 gli Us Open furono l’ultimo Slam vinto da Novak Djokovic. Da gennaio 2024 solo Jannik Sinner e Carlos Alcaraz: oggi siamo 5-4 per lo spagnolo nei quattro grandi tornei del tennis mondiale. Se l’italiano cerca di pareggiare i conti dei successi, lo spagnolo cerca di tornare al numero uno Atp, come gli consentirebbe un trionfo a New York. Sinner è reduce dal ritiro doloroso di Cincinnati contro il suo rivale: che torneo dobbiamo aspettarci? Ne parliamo con Federico Ferrero, che racconta il tennis su Eurosport e Sky e che nel 2024 ha scritto Parlare al silenzio. La mania di raccontare il tennis (ADD editore), omaggio innamorato a questo sport.

Il clamoroso ritiro di Sinner fa riemergere la domanda: si gioca troppo?

Federico Ferrero tennis
Federico Ferrero (foto da X)

«Sì, ma anche no. Hanno allungato la durata dei Masters 1000 per far guadagnare organizzatori e giocatori che, al 50 per cento a testa, formano l’Atp: un sindacato quindi non puro, ed è il suo lato debole. Chi organizza, spinge per il guadagno, come fanno gli atleti. Ma chi è straricco può permettersi di non giocare così tanto. Certo a Cincinnati non c’è la brezza dolomitica e il tennis è uno sport che segue il sole: 30 anni fa in Australia si sveniva per il caldo. Le condizioni estreme sono sempre esistite, ora c’è più attenzione e si può giocare al chiuso. Le partite sono però tante, che fai? Dimezzi i tabelloni? Giochi dalle 18 in poi e non sai quando finiranno i match? Servono riflessioni su benessere e spettacolo. Cincinnati ha investito 300 milioni in cinque anni in cambio di garanzie su un lungo torneo. Puoi magari andare da altre parti, dove fa meno caldo. Basta trovare chi sganci 300 milioni in Finlandia…».

Il ritiro di Sinner ha colpito.

«Lo ha spiegato Cahill, suo tecnico. Un virus, come successo a Musetti, che non stava in piedi a Wimbledon. La finale non conta, prima aveva giocato bene. Non sposta nulla in chiave US Open. Non dà sicurezze ad Alcaraz, né preoccupazioni a Sinner. Contano i precedenti».

Precedenti che, Cincinnati compresa, sono 9-5 per lo spagnolo. Saranno i finalisti?

«Nessuno ha continuità e intensità ad alto livello come Sinner. Sarà poco spettacolare, ma cerca sempre il punto da fondo con alti rischi e bassissimi margini di errore, e per lungo tempo. Ha perso partite durate oltre 4 ore e mezzo, ma serve un superuomo per portarlo lì. Sinner ha mentalità, dedizione e capacità di esprimersi al top come solo Federer, Nadal e Djokovic. È una macchina da tennis. Alcaraz ha la creatività del miglio Federer, a un certo punto ti nasconde la palla. Non puoi comunque giocare in quella nuvoletta a lungo. Gli è successo nel quinto set a Parigi, ma Sinner aveva avuto tre match point. Io credevo che Jannik avrebbe avuto conseguenze dopo una botta così, era come cadere dall’ottavo piano. Invece niente. Si è rifatto subito a Wimbledon e con chi lo aveva vinto nei due anni precedenti. Questo dice tutto della sua forza».

Jannik Sinner
Jannik Sinner esulta dopo un punto nella finale di Wimbledon 2025 contro Alcaraz (foto Ansa)

Chi è favorito a Flushing Meadows?

«Si gioca sul cemento, Alcaraz è un fenomeno su tutte le superfici tranne il sintetico indoor, che Sinner adora. È comunque ideale per Jannik: rimbalzi regolari, velocità medio-alta. Alcaraz può però stargli dietro. Mi metto a ridere quando dicono che Carlos è discontinuo. A marzo lo davano in crisi, non ha più perso fino a Wimbledon. Sono due ragazzi che interpretano tennis e vita in modo molto diverso. Sinner è più freddo, meno comunicativo, più lineare: fa la palla corta per vincere il punto, non per lo spettacolo. Ad Alcaraz piace fare il figo, esaltarsi ed esaltare il pubblico. Se lo può permettere, perché è fenomenale».

Dal 2024 solo Sinner-Alcaraz agli Slam. Il futuro sarà un lungo duopolio?

«Per gli altri c’è un grande boh, si fatica a vedere uno che possa dare loro fastidio, anche episodicamente. Se mette a posto il suo tennis, Rune può rompere le scatole. Fonseca è giovane, deve migliorare in continuità, non lo aiuta un calendario devastante. Draper è cresciuto tanto, però si è fatto male. Sono in declino Medvedev, Tsitsipas, Zverev, Rublev, Ruud: hanno punti deboli che non possono permettersi».

Carlos Alcaraz
Carlos Alcaraz esulta dopo un punto in finale contro Sinner a Wimbledon 2025 (foto Ansa)

Musetti ha visto un brusco calo dopo Montecarlo e Parigi.

«Ha proposto cose incredibili sulla terra rossa, poi si è infortunato e a Wimbledon stava male. Sul cemento soffre quella che definisco “la sindrome di Ivanisevic” che diceva: su erba e terra so che fare, sul cemento no, perché è una via di mezzo. Musetti è completamente diverso, ma ha la stessa difficoltà. Non possiamo pretendere che abbia la velocità media di crociera di Sinner e Alcaraz, anche se Carlos tendenzialmente inizia a flettere in questo periodo. Jannik no: è programmato per uccidere, è sempre al massimo».

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Tra Roland Garros e Wimbledon abbiamo visto critiche (social) a telecronache ritenute poco tifose.

«Il pubblico si è ampliato a dismisura, spesso non conosce il tennis. C’è perché c’è Sinner. Togli lui, togli il pubblico. Una volta era uno sport di nicchia, adesso sai che stai parlando a chi non maneggia bene la materia. Il tennis non è facile: se semplifichi troppo il linguaggio, impoverisci il tuo lavoro, invece si possono far passare concetti complicati in maniera divulgativa. Bruno Pizzul è stato un gigante, ma non sono d’accordo quando diceva che, con la Nazionale, non stava a parlare di schemi. Bisogna farlo, senza darsi troppe arie da figo. Certe cose la gente impara guardando, deve capire che il tennis ha un codice: chiedi scusa se fai il punto dopo aver toccato il nastro, nel calcio invece… Non ho ancora trovato la risposta più giusta per le telecronache. Quando gioca un italiano è sbagliato far finta di niente, ma non possiamo diventare tifosi con la tromba in cantina. Serve un compromesso, senza rinnegare il nostro modo di raccontare sport».

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