Inizia la Premier League, la vera Superlega

Di Sandro Bocchio
12 Agosto 2025
Tutti i numeri da record del campionato inglese che parte a Ferragosto. Spettatori, diritti tv, stadi. E budget faraonici per acquistare i migliori giocatori al mondo
Mohamed Salah, stella del Liverpool (foto Ansa)
Mohamed Salah, stella del Liverpool (foto Ansa)

Qual è il campionato con il fatturato più ricco? La Premier League. E quello con più spettatori? La Premier League. E quello con più partecipanti alle coppe? La Premier League. Si può facilmente capire perché i club inglesi furono i primi a ritirarsi dal raffazzonato e arrogante progetto della Superlega per restare nei propri confini. La pressione dei tifosi, certo. Ma anche la forza dei numeri, a sottolineare come la Premier sia la vera Superlega.

La 34ª Annual Review of Football Finance, pubblicata da Deloitte, ha certificato che nel 2023-24 ha generato ricavi per 7,3 miliardi di euro, contro i 3 della Serie A. La parte del leone l’hanno recitata i diritti tv, destinati a incidere ancor più. Per il quadriennio 2025/29 quelli interni sono stati venduti a 7,8 miliardi di euro (1,95 a stagione) e quelli esteri certificano la dimensione internazionale del torneo: fino al 2028 valgono 14,32 miliardi di euro (4,7 a stagione). La Serie A ogni stagione genera, rispettivamente, 900 milioni e 1,2 miliardi. Soldi che, fin dagli inizi, sono stati distribuiti con criteri di eguaglianza, per un campionato sempre più competitivo e attraente.

Stadi nuovi e merchandising

La Premier nasce il 20 febbraio 1992 per iniziativa dei 22 club dell’allora First Division. Si separano dalla Football League per gestire in prima persona i contratti televisivi e di sponsorizzazione. Nessun trauma: il campionato è integrato in ciò che c’è già, l’obiettivo è renderlo più forte. Il calcio inglese dell’epoca è ancora figlio degli shock dell’Heysel (1985, 39 tifosi juventini morti) e di Hillsborough (1989, 96 persone schiacciate prima di Liverpool-Nottingham), fattura la metà della Serie A, allora il torneo più appetito.

L’Inghilterra punta su stadi nuovi e introiti anche da spettatori e merchandising. Una crescita costante su ogni fronte: i diritti tv passano dai 304 milioni per il 1993/97 ai 6,7 miliardi di oggi (in sterline), con l’accortezza di non vendere tutte le partite: lo sono singolarmente e per fasce orarie, introducendo la domenica pomeriggio e il lunedì sera. In tv si vede il meglio – oggi in 188 Paesi – e si salvaguardano le presenze allo stadio. Nel 1989 la media era di neanche 20.000 spettatori a match, nell’ultima stagione sono stati 40.476 con un incremento del 5 per cento e un riempimento degli impianti pari al 97,90 per cento (la Serie A è terza in Europa con 30.834 spettatori e un 92,40 per cento).

Jeremy Doku del Manchester City (Foto Ansa)
Jeremy Doku del Manchester City (Foto Ansa)

I 10 colpi più cari

La differenza tra loro e noi è ancor più stridente quando si guarda ai ricavi dei singoli club con i diritti tv. La Premier prevede una quota distribuita in parti eguali, più quelle per risultati sportivi e numero di partite trasmesse. Questo fa sì che non ci siano distanze siderali tra big e resto del gruppo. Nell’ultima stagione il Liverpool campione ha incassato 212,8 milioni, il Southampton retrocesso 130,1, mentre in Italia l’Inter è prima con 81,4 milioni di ricavi contro i 25,9 del Venezia. Una differenza amplificata ancor più dal confronto diretto: i Saints hanno incassato un 60 per cento in più dei nerazzurri e un 403 per cento in più rispetto ai veneti. Ciò porta a una naturale alternanza ai vertici e nella partecipazione alle coppe.

Quest’anno debutterà il Crystal Palace in Conference, in un raggruppamento europeo record di 9 inglesi: 6 in Champions (altro record: Liverpool, Arsenal, Manchester City, Chelsea, Newcastle e Tottenham) e 2 in Europa League (Aston Villa e Nottingham, un ritorno).

La Premier riparte a Ferragosto, dopo l’ennesimo mercato estivo monstre: i 10 colpi più cari sono costati 769 milioni. I primi due sono del Liverpool, che ha pagato Florian Wirtz 136 milioni e Hugo Ekitike 91. Finora ha speso 336 milioni, ma vuole Alexander Isak dal Newcastle. Il prezzo? 175 milioni. Ma non c’è solo il Liverpool, favorito al titolo insieme con Arsenal, City e Chelsea. Il Sunderland ne ha spesi 135: 15 per Granit Xhaka, inseguito dall’Inter, che finora ha fatto acquisti per 67,5 milioni, la metà…

Il tutto nel solco dello statuto della Premier, articolo 1: creare un campionato capace di attrarre i migliori al mondo. Ci sono riusciti.

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