Velasco, l’uomo dietro ai successi del volley femminile italiano

Di Sandro Bocchio
04 Agosto 2025
Il ct che guidò la pallavolo maschile sul tetto del mondo ora vince tutto con le ragazze. E dopo la Nations League punta al Mondiale. «Siamo la squadra da battere», dice a Tempi Fabrizio Monari (Eurosport)
Italia Volley femminile Velasco
Le giocatrici dell'Italia festeggiano un punto durante la finale di Volleyball Nations League vinta contro il Brasile il 27 luglio (foto Ansa)

Un cammino avviato dopo il 1° giugno 2024, nella Volleyball Nations League femminile: il Brasile batte 3-2 l’Italia. È l’ultimo ko azzurro. Il giorno dopo, il 3-0 alla Cina dà il via a una serie incredibile di 29 vittorie consecutive che porta l’Italia ad aggiudicarsi, nell’ordine, il torneo, uno storico oro olimpico a Parigi e, domenica 27 luglio, un’altra Vnl. Ma l’incredibile diventa credibile con Julio Velasco, il tecnico che guidò gli uomini sul tetto del mondo nel 1990 e nel 1994 (mancando però l’oro olimpico). A inizio novembre 2023 gli chiedono di prendere in mano le donne, ricche di talento e di contraddizioni, deflagrate con la gestione di Davide Mazzanti. A 72 anni riallaccia il discorso interrottosi nel 1998. E vince subito. Ne parliamo con Fabrizio Monari, che ha raccontato i successi azzurri: con la voce, per Eurosport e Dazn; con le pagine per 66thand2nd, autore di Oltre il sogno. Tredici storie di donne, di volley e d’oro.

Qual è stato l’apporto di Velasco nella rinascita del volley azzurro femminile?
«Si è incastrato in una situazione problematica, ha preso le fragilità e le ha trasformate in punti di forza. Affrontavano una Vnl per qualificarsi ai Giochi, disse alle ragazze: “Ce la giochiamo tutta e con tutte”. Strinsero un patto di ferro per dimostrare che i risultati negativi non derivavano da problematiche interne, come sosteneva Mazzanti (pur se occorre capire di chi fosse la colpa), poi cambiò il gioco. A Egonu, la più forte opposta al mondo, davano palla se la ricezione era imperfetta, perché la buttasse giù. Così Paola abbassava il rendimento. Ora Velasco vuole che le ricezioni sporche vadano alle schiacciatrici, mentre quelle perfette sono per Egonu. E si è visto…».

Nella finale Vnl ha anche colpito il linguaggio del corpo del ct.
«Il suo volto è lo specchio dell’anima: capisci lo stato d’animo, è ipercomunicativo con le ragazze. Sa che può tirare le orecchie a Orro e lo fa. Ha un bel rapporto di fiducia con Nervini, l’ultima arrivata, è compiaciuto per il suo coraggio. Vuole giocatrici di cui si fida. Era una Nazionale inaffidabile, ora non più. Lo considerano uno rimasto indietro nel gioco: falso. Con Barbolini, il vice (che in azzurro ha vinto cinque trofei da ct, ndr), ha creato una joint venture importante. Basti vedere il quarto set della finale con il Brasile, con quattro riserve in campo».

Un aspetto che racconta quanto sia forte l’Italia.
«Si è fatta male Degradi ed è entrata Nervini. È uscita Egonu dopo due set e mezzo ed è entrata Antropova, quindi ha cambiato il palleggio con Cambi per Orro, in difficoltà nelle scelte. Giovannini ha aiutato in ricezione quando Sylla era stanca. Questa squadra ha mantenuto intatta la fame, c’è molta continuità con Parigi: se subisce un break riparte a testa bassa, punto dopo punto. Sono forti e umili, è inquietante per chi le affronta».

Il punto di forza è il cambio in diagonale: titolari Orro-Egonu, alternative Cambi-Antropova.
«Nessuno ce l’ha al mondo. Qualche tempo fa la cubana Vargas, naturalizzata per la Turchia, e la serba Boskovic erano le rivali di Egonu. C’è anche Haak, ma la Svezia non ha una Nazionale all’altezza. Oggi la numero due in assoluto è Antropova: porta a casa il risultato quando entra. Paola è una sentenza a muro, Kate è più costante al servizio. In attacco Egonu le concede 13 centimetri, ma sale dove altre non arrivano. Antropova è una forza della natura e sta crescendo».

Julio Velasco volley femminile
Il ct della Nazionale di volley femminile, Julio Velasco (foto Ansa)

Una squadra completa in ogni ruolo.
«Sylla dà tanto in tutti i fondamentali ed è un talento della difesa. Quando attacca la murano sempre a due, liberando spazi. A volte qualcosa le riesce meno bene, ma non si tira mai indietro. Fahr è la centrale più forte del mondo, soprattutto in attacco. Danesi, la capitana, è una delle tre top, l’anima della squadra con la sua quiete. De Gennaro è un libero che nessuno possiede: ricezione, difesa, ordine tattico (non fa acrobazie, è già lì), la più forte di sempre nel secondo tocco. Ha 38 anni e una leadership silenziosa ma perentoria, quando parla tutte ascoltano. Ha un rapporto speciale con Egonu. Mazzanti non l’aveva convocata nel 2023 per smontare la centralità di Paola, che aveva in Moki il punto di riferimento. Si è visto come è andata… Egonu è una bella persona, sa che deve portare un peso. De Gennaro la aiuta».

Con quali ambizioni andiamo in Thailandia, al Mondiale che comincia il 22 agosto?
«L’Italia si è tolta un peso con il Brasile: all’inizio c’era tensione. Poi hanno capito la profondità del nostro roster e che possono portarla a casa anche di fronte alle paure, giocando più sciolte. Sono la squadra da battere».

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Chi può impensierire l’Italia?
«Il Brasile che, con noi, mette sempre qualcosa in più. Si è visto in finale: andavano sotto, chiamavano il timeout e ripartivano, rischiando le giocate. Hanno però un grande problema con l’opposta. Zé Roberto ne aveva quattro, nessuna all’altezza. La Turchia, con Santarelli ct, sembrava aver messo la freccia nel 2023, ora si è fermata. Vogliono vincere subito, non si fanno problemi con i tesseramenti: Vargas è cubana, Kisal è di Trinidad&Tobago, Carutasu è romena. In teoria si può convocare solo una naturalizzata. Per loro, dopo quattro anni sono turche. È la squadra con cui le partite sono più tese, per come enfatizzano le esultanze. La Serbia è indecifrabile, gli Usa puntano a Los Angeles 2028, la Cina deve recuperare alcune fuoriclasse. Il Giappone propone sempre grande pallavolo. Ma l’Italia…».

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