Sigaretta elettronica. Farmaco o veleno? Ancora non è chiaro, ma di sicuro con la nicotina crea dipendenza

La “svapa” nuoce alla salute o aiuta a smettere di fumare? In Italia anche Aifa, Aipo e Garattini (Mario Negri) sollevano dubbi. Intanto anche la Marlboro si lancia nel mercato

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Di elettronico ha soltanto un chip di controllo su alcune funzioni limitate (accensione e spegnimento). Il cuore tecnologico della sigaretta elettronica, la “svapa”, è un semplice nebulizzatore elettrico, marchingegno presente sotto altre forme e con altre utilità in molte case italiane. Difficile per i legislatori inquadrare la “svapa” in una specifica area merceologica. Prodotto medico? Tabacchi? Secondo Massimiliano Mancini, presidente dell’Anafe (associazione di categoria dei produttori di fumo elettronico) la sigaretta elettronica non è nulla di tutto questo: è un’alternativa scelta ormai dal 15 per cento dei fumatori italiani, che riesce a «trasformare il vizio in passione». Per questo, Mancini, a Radio 24, ha spiegato che la tassazione sul fumo elettronico dovrebbe, al massimo, colpire il liquido (ovvero «soltanto la nicotina in base alla quantità») e non la sigaretta in sé.

FANNO BENE O MALE? Gli studi scientifici risultano finora contrastanti e limitati a statistiche troppo ristrette per dire se il vapore delle e-sigarette possa danneggiare la salute. Reperire informazioni a riguardo è difficoltoso. Le categorie con interessi nella vendita delle “svape” sono molte: aziende produttrici e multinazionali del tabacco, ma anche case farmaceutiche, farmacie e negozianti in franchising che vendono il nuovo prodotto. Anche i medici si dividono. Silvio Garattini, ricercatore del Mario Negri, intervistato oggi da Repubblica, nutre dubbi sugli ingredienti del liquido per la vaporizzazione. Inoltre, spiega, «nessuno le controlla anche se ormai sono fumate da un milione di italiani»: «Ci sono ragazzini che iniziano a fumare così e sono già dipendenti del fumo elettronico». Per Marco Alloisio, chirurgo toracico all’Humanitas, invece, il vapore non è un problema, se confrontato con il fumo della sigaretta normale: «La nicotina non è un cancerogeno e in più con la sigaretta elettronica non si aspirano i prodotti della combustione del tabacco». Più moderata la posizione di Luigi Janiri, direttore del centro dipendenze del Policlinico Gemelli, secondo cui le sigarette elettroniche vanno bene, ma solo senza nicotina. Per Janiri, sono uno strumento utile, perché agiscono sulla «dipendenza psicologica» del gesto di fumare, ma utilizzando il liquido con la nicotina, anche se vaporizzato, si continua a incentivare il vizio.

DISPOSITIVO MEDICO. L’agenzia del farmaco italiana (Aifa) vorrebbe che fossero vendute soltanto in farmacia. Che fossero proibite ai minori di diciotto anni, bandite per chi non ha mai fumato, e vendute soltanto sotto prescrizione medica. Secondo l’agenzia, che ha prodotto ad aprile un documento molto critico nei confronti del commercio di svape, «anche per le sigarette elettroniche prive di nicotina si ravvisano problemi di sicurezza legati al loro uso, in particolare relativi ai prodotti formati nella combustione delle sostanze utilizzate ma anche all’induzione di comportamenti a rischio dovuti alla falsa convinzione che si tratti di prodotti sicuri». L’Aifa vorrebbe che fossero identificate come dispositivi medici.
Posizione leggermente diversa è quella dell’Aipo (Associazione pneumologi italiani): «Allo stato attuale delle conoscenze, la sigaretta elettronica può qualificarsi come alternativa al fumo di tabacco, ma non come presidio indicato per la disassuefazione». Insomma non è dunque possibile parlare di medicinale. Tuttavia anche gli pneumologi raccomandano di regolamentare questi dispositivi come presidi medici o prodotti farmaceutici e non come prodotti da fumo. Insomma: non è una medicina, potrebbe causare dei danni, ma va regolamentata come prodotto farmaceutico.

LE MULTINAZIONALI SI ORGANIZZANO. Per Citigroup è una delle 10 tecnologie che rivoluzioneranno il mondo entro vent’anni, e secondo le analisi la sua vendita coprirà il 40 per cento del mercato del fumo. La sigaretta, dopo le feste natalizie e il boom di vendite nell’autunno 2012, ha suscitato l’interesse delle più grandi multinazionali del tabacco. Per non perdere il mercato dei fumatori, British American Tobacco, Imperial Tobacco, Japan Tobacco hanno iniziato a intrecciare legami commerciali con le medio-piccole aziende produttrici sparse per il globo, attirate sopratutto dal modello di vendita al dettaglio. R. J. Reynolds (Camel e Winston) e Altria (Marlboro e Philip Morris), interessate all’acquisto di alcune aziende, anche italiane, hanno già annunciato di voler creare le proprie sigarette elettroniche, che saranno vendute entro l’anno.

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