Sicilia, a rischio i fondi europei e i piani di Crocetta

Bruxelles ieri ha stoppato per sei mesi la richiesta di usare 1,6 miliardi di euro di fondi per autostrade e ferrovie: «Nel resto d’Europa non si investe più nel cemento».

Ieri a Bruxelles sono state scintille, tra il governatore della Sicilia Rosario Crocetta (ex eurodeputato Pd) e la commissione Ue. La motivazione sta in un miliardo e seicento milioni di euro. Subito dopo il suo insediamento, infatti, il neo governatore dell’isola ha dovuto velocemente rimettere mano alla programmazione dei fondi europei, dato che il suo predecessore Raffaele Lombardo, per una mancata programmazione aveva visti tornare a Bruxelles gran parte dei fondi, mentre un’altra parte gli era stata bloccata invece dopo la bocciatura di quei pochi piani di  investimento presentati. Insieme al ministro per la coesione sociale, Fabrizio Barca, Crocetta ora avrebbe progettato piani di investimento per infrastrutture essenziali nell’isola (autostrade tra le principali città per il turismo o le attività produttive e agricole, come la Catania-Ragusa, oggi collegate solo da una statale pur essendo due poli strategici per i commerci; e poi una nuova rete ferroviaria). Con Barca, Crocetta aveva studiato di far rientrare 1,6 miliardi di euro, parte di un piano di investimenti europei Po Fers, nel piano di azieno e coesione che permette di realizzare le opere oltre i tempi obbligatori per i fondi europei di due anni. L’alternativa era che la cifra, non coperta da alcun progetto a causa della giunta Lombardo, venisse restituita a Bruxelles.

«BASTA INVESTIMENTI PER IL TRASPORTO SU GOMMA». Le speranze di Crocetta erano numerose. E invece ha ricevuto una porta in faccia: per il momento la Commissione europea ha chiesto sei mesi di tempo per decidere se autorizzare o no il piano di Crocetta. Il motivo è – secondo quanto avrebbero spiegato i funzionari della direzione politiche regionali al governatore siciliano – che già nel 2000 e per i successivi 7 anni, l’Ue aveva dato ai paesi membri fondi per le infrastrutture su gomma. Nel 2007 era poi scattato un nuovo piano di investimenti (con progetti che si concludono quest’anno, 2013), e attualmente siamo nel bel mezzo della fase di presentazione dei progetti per i fondi 2004-2020, per opere non più di cemento, ma ecosostenibili. Il ragionamento, secondo la Commissione, è che nel resto d’Europa in tutti questi anni si è andati alacramante avanti con i cantieri, e si sono completate le infrastrutture di base che ancora in Sicilia mancano: perciò Bruxelles deve riflettere se concedere una deroga in un certo senso speciale all’isola, permettendole di usare fondi destinati ad altro per grandi opere senz’altro utili, ma un po’ agé rispetto a quelle di cui necessita il resto d’Europa.

A RISCHIO TUTTO IL PROGRAMMA DI CROCETTA. Crocetta furibondo è subito corso davanti ai giornalisti che lo attendevano all’uscita del tavolo tecnico: «Dalla Commissione Ue mi dicono – ha rivelato Crocetta in un crescendo di rabbia – che non si fanno più investimenti su gomma, ma la Sicilia non è la Germania, l’Olanda o il Belgio. Capisco che in quelle realtà non si vogliano più fare autostrade. Ma in Sicilia le autostrade mancano, così come mancano le ferrovie. Il nostro primo obiettivo è il superamento del gap infrastrutturale. Noi abbiamo il diritto ad avere la stessa percentuale di infrastrutture che hanno in Germania, in Orlanda, in Belgio. La politica Ue fatta in questo modo così burocratico, rischia di cristallizzare la storia. Fissa il gap economico tra Nord e Sud, emargina le regioni meridionali. Da una parte ci troviamo a combattere contro mafia e parassitismi, dall’altro ci troviamo davanti ad un modello burocratico asfissiante». Gli ha risposto il portavoce del commissario Johannes Hann: «Non applichiamo ciecamente una politica della “taglia unica”. Al contrario, vogliamo che le regioni di tutta Europa si concentrino sui propri punti di forza. Ci preme che gli investimenti Ue siano usati nel modo migliore per creare posti di lavoro duraturi e promuovere la crescita della Sicilia». Il punto è che nei piani di Crocetta, i Fondi europei servono subito per attivare anche le zone franche urbane, il credito di imposta, il finanziamento dei nuovi ammortizzatori sociali in deroga (144 milioni di euro) che insieme alle infrastrutture costituiscono il piatto forte del programma politico di Crocetta. Programma che il neo governatore ha sempre contato di finanziare con i fondi europei oggi in bilico: «Si metterebbe inoltre a rischio lo stesso impianto del Dpef, che è costruito tenendo conto delle entrate, delle spese e della strategia di sviluppo del Pac» ha spiegato oggi a La Sicilia Ferruccio Donato della segreteria regionale Cgil.