«Siamo ferrati in dittatura». L’ironia coraggiosa degli studenti di Hong Kong

Il sindacato degli studenti dell’Università di Hong Kong storpia il messaggio di benvenuto dell’ateneo e scatena un putiferio: «Benvenuti, un mondo di censura e totalitarismo vi aspetta qui»

video studenti hong kong

Non si può certo dire che la nuova legge sulla sicurezza nazionale abbia scoraggiato o reso pavidi gli studenti dell’Università di Hong Kong. Campus Tv, l’emittente del sindacato degli studenti, ha diffuso a inizio settimana una parodia del video di benvenuto realizzato dall’ateneo per accogliere i nuovi studenti. Con una forte carica di ironia e denuncia politica, il filmato attacca l’istituzione educativa della città di essersi legata mani e piedi alla volontà del regime comunista cinese.

«LA NOSTRA TRADIZIONE: PROPAGANDA E COMUNISMO»

«Benvenuti alla Xgu!», comincia la parodia, cambiando l’acronimo delle parole Hong Kong (che formano Hku) con l’equivalente in mandarino: Xiang Gang. «Questo settembre Xgu accoglie una nuova schiera di studenti del continente e di spie del Grande Fratello!». «Qualsiasi cosa abbiate scelto di studiare», continua il video, «Xgu ha chiuso tutte le porte all’autonomia dell’istituto e alla libertà accademica. Dalle nostre discipline fortemente radicate nella tradizione: Minaccia, Utranazionalismo, Dittatura, Propaganda e Comunismo. A una nuova era distopica di oppressione e tirannia: essere marionette nelle mani di un regime autoritario, così come licenziare un docente di giurisprudenza solo sulla base di interessi politici. Un mondo di censura e totalitarismo vi aspetta qui. Siate obbedienti, patriottici e muti. Benvenuti all’Università di Xiang Gang».

A luglio l’università era stata fortemente criticata dagli studenti e dai docenti per aver annunciato il licenziamento di Benny Tai, docente associato di Giurisprudenza e attivista democratico, tra i fondatori nel 2013 del movimento Occupy Central with Love and Peace, che ha dato vita alla rivoluzione degli ombrelli.

IL VIDEO VIENE RIMOSSO

Il video, definito «offensivo, insensibile e ingiusto» dai responsabili dell’università, è stato rimosso mercoledì dopo che le autorità l’hanno accusato di «diffondere l’odio», accusa che può portare pene pesanti in base alla nuova legge iper-repressiva. Campus Tv ha risposto che «non intendevamo attaccare nessuno», tanto meno gli studenti cinesi. «L’intento originale era fare satira sulle istituzioni che hanno ripetutamente ignorato le opinioni degli studenti». L’emittente ha anche aggiunto alla Hong Kong Free Press che voleva denunciare «il deterioramento della libertà accademica e della libertà di espressione, oltre che protestare contro il licenziamento di Benny Tai e il fatto che la Hku si sta comportando come una dittatura. L’università ormai rifiuta ogni tipo di critica e la rimozione del video dimostra che parti di quel video stanno diventando realtà».

Su Facebook molti studenti universitari hanno difeso l’emittente: «Che cosa c’è di sbagliato nel dire la verità? La dichiarazione dell’ateneo è solo un’altra prova della tirannia che regna nel campus»; «Questo messaggio prova che la Hku è diventata Xgu»; «chiedere la rimozione del video è un’azione comunista che intralcia la libertà di espressione e di stampa».

FILMATO CORAGGIOSO E PERICOLOSO

Da quando l’1 luglio è entrata in vigore la legge sulla sicurezza nazionale, quella che un tempo era definita “città autonoma” in Cina ha cambiato volto. In due mesi di applicazione della legge, che viola il trattato internazionale firmato da Cina e Regno Unito sull’ampio grado di autonomia che Pechino dovrebbe garantire alla città fino al 2047, a Hong Kong sono state proibite proteste pacifiche, ritirati dalle biblioteche i libri che invocano democrazia per la città, eliminati dai curriculum scolastici personaggi storici come Gandhi e Martin Luther King; è stato proibito agli studenti di parlare di politica e di cantare l’inno delle oceaniche proteste del 2019 Gloria a Hong Kong; professori universitari coinvolti nel movimento democratico sono stati licenziati dalle rispettive università e perfino fare opposizione in Parlamento è stato additato come «esempio di sovversione». Quattro studenti tra i 16 e i 21 anni sono stati arrestati e rischiano l’ergastolo «per le opinioni espresse sui social», mentre 12 importanti leader democratici sono stati squalificati dalla corsa per le elezioni di settembre e altri 20 personaggi potrebbero essere messi al bando prima del voto. Il governo ha cominciato a “riscrivere” letteralmente la storia dell’ultimo anno di proteste, come nel caso di Yuen Long, arrestando pacifici cittadini che erano stati aggrediti da poliziotti e mafiosi.

Il video di Campus Tv è tanto coraggioso quanto pericoloso: libertà di espressione e di stampa, infatti, formalmente non esistono più a Hong Kong. Come dichiarato a Tempi dal giovane dissidente Nathan Law, «a Hong Kong è ancora possibile parlare: bisogna però essere pronti a pagarne le conseguenze».