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E si porta dentro tutto questo mondo la A di Amicone

giugno 2, 2016 Mauro Grimoldi

Uno mi dice che non si fa così, che deve promuoversi di più, che non deve andare dove sa di non prendere voti, che è il solito Gigi sgangherato e disordinato

amicone-campagna-milano

Domenica sera, verso le sette, prima dell’Amicone horror picture show, piove che Dio la manda.

Faccio due parole con il candidato, nel senso di Luigi Amicone.

Come va la campagna? gli chiedo.

Molto istruttiva, dice lui.

E racconta di essere stato dai francescani (ottomila pasti al giorno alla mensa dei poveri e crescono i papà, separati, che ci vanno con i figli piccoli. Senza che il Comune dia loro una lira).

Aggiunge: Non prendo un voto lì, ma mi aiuta a capire.

Non ha soldi (abbiamo fatto fatica a trovare di che pagare le salamelle per la festa), ha stampato quattro santini e qualche pieghevole, va in giro e ci prende gusto, conosce, incontra, impara, racconta, si appassiona.

Ti fa conoscere i suoi amici cinesi (ce n’è uno che parla come un vecchio cumenda della Milano di una volta: «Quando Amicone parla, non è che si capisca molto quel che dice, salta le parole, perché, col pensiero, lui, è già avanti», dice), i City Angels che danno una mano a profughi e senzatetto, gli amici ebrei, Vittorio e Giuseppe in particolare, suor Monia che si batte da una vita per la parità scolastica e prega perché la politica non lo rovini; ti dice dei pensionati che hanno bisogno dell’autobus per andare a trovare i loro morti a Musocco e di altre persone comuni come fossero le più importanti al mondo.

La Gelmini e Parisi, che passano di lì domenica sera, non dicono una parola, salgono sul palco e cantano, con ifavolositaylor, Giannagianna e i Watussi.

Uno mi spiega che è normale, che lo fanno tutti, che è la campagna elettorale. Niente di nuovo sotto il sole.

Un altro, invece, dice che non si fa così, che deve promuoversi di più, che non deve andare dove sa di non prendere voti, che è il solito Amicone sgangherato e disordinato.

Il neodirettore di Tempi sostiene che Luigi è simpatico e per questo, forse, ha qualche speranza di farcela.

Vero, penso io, ma non è tutto.

C’è un accento, un habitus, un carattere che lo distingue; è suo ma non viene da lui.

Quando, tanti anni fa, ho conosciuto lui e i suoi amici mi ha impressionato una cosa: questi, pensavo tra me e me, sono pieni di difetti e di contraddizioni, ma sono legati tra loro, perché sono legati a qualcuno, come i figli con il papà. Io, magari, sembro più a posto, ma sono un isolato.

Loro no, loro sono cristiani, appartengono al Dio incarnato, al Dio presente, al Dio vivente. Come gli apostoli, prima e dopo la resurrezione, ancora di più.

In questo modo quel che consideravo morto è diventato tutto: vita, speranza, perdono, conoscenza, giudizio, amicizia.

Ha ragione il neodirettore Boffi: si può vincere anche se si perde. E, aggiungo io, se si vince, si può non appartenere a questa vittoria contingente, perché si appartiene alla vittoria definitiva.

Questa avventura amiconiana è il segno riconoscibile di questo. Un segno antico e nuovo allo stesso tempo.

I temi della sua campagna elettorale, libertà dell’educazione e costruzione di comunità umane, vengono da questa fonte.

Conviene farci un pensiero serio.

E dare una mano.

Per esempio, venerdì 3 giugno, appuntamento a Tempi, via Confalonieri 38, alle 8.30; poi, a gruppetti si gira per i mercati, per i luoghi di studio e di lavoro oppure si va dove ciascuno deve andare, si telefona a chi si deve telefonare, si vede chi si deve vedere e si porta dentro tutto questo mondo la A di Amicone.


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5 Commenti

  1. giovanna says:

    Auguro di cuore a Luigi Amicone di essere eletto, sarebbe un vero affaro per i milanesi, ma c’è da dire che la sua candidatura ha prodotto una serie di articoli che aprono alla speranza, al calore, all’ affetto e anche , un pochino, ad una sana invidia per una compagnia così allegra, costruttiva, consapevole e originale !
    Desidero per me una compagnia così, la desidero tantissimo e sono sicura che se è possibile a Milano , è possibile ovunque.

    • giovanna says:

      Ma Gabriele, che fai, volantinaggio ?
      Sarà che a me il copia e incolla proprio non piace, ma un po’ di originalità, magari in tema con l’articolo.

      • Gabriele says:

        Ho ripetuto due volte (2!) alcuni pensieri condividendoli con voi,
        sperando di scuotere qualcuno sulla situazione paradossale nella qule ci troviamo noi cattolici italiani (credo siate credenti come me).

        è così grave?

        è così strano?

        Ecco è proprio questo quel che ci fa essere vulnerabili dal pensiero unico,
        ci crogioliamo pensando alla pagliuzza,quando c’è una trave enorme sopra di noi

        mi dispiace davvero.

        • giovanna says:

          Scusa, Gabriele, ma tu hai fatto campagna elettorale !
          Condita di qualche pettegolezzo.
          Sia nei toni che nei contenuti, non è che ti sei sforzato più di tanto in un confronto !
          Sarà che non mi sembra nemmeno carino venire a dire di votare qualcun altro , nei commenti a due articoli, peraltro bellissimi, che riguardano un candidato preciso.
          Ma è un mio parere.
          Magari ne riparliamo dopo le elezioni.
          ( Comunque, salvo il tuo entusiasmo, ma non si vive di solo entusiasmo )

      • Valerio says:

        PDF e l’ univa alternativa,dai che lo sapete bene.

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