«Sì all’alleanza popolari e sovranisti. Il Ppe molli la sinistra»

No all’alleanza coi socialisti, «la loro Europa non è la mia», sì a una maggioranza «di centrodestra» che collabori con la Lega «come già facciamo in Italia». Intervista a Massimiliano Salini

Trentasettemila voti e rotti, diecimila più di quelli che nel 2014 lo spedirono a Strasburgo, un risultato secondo solo a quello del capolista di Forza Italia Silvio Berlusconi. Massimiliano Salini è stato appena riconfermato al Parlamento europeo, ha molto da dire e poco tempo per farlo, «vedo dal traffico che sto perdendo l’aereo», lui che non ha perso un briciolo della fiducia delle persone incontrate in cinque anni di lavoro quotidiano e quasi nessuna seduta plenaria, visto che vanta una percentuale di presenze in aula del 99,5 per cento e del 97 per cento in commissione (dove la media, va da sé, è del 30 per cento). Ricordiamoli, i numeri, perché una campagna elettorale si racconta anche così: ci sono sì le centinaia di realtà di impresa, realtà associative, territori, amministratori locali incontrati, tutti già conquistati al lavoro e ben prima di ricandidarsi, ma poi ci sono queste diecimila nuove preferenze e soprattutto i chilometri. «Tutta colpa della tv – racconta Salini a tempi.it – . Vivevamo giornate piene e impegnate fino all’una, alle due di notte, in giro per Lombardia, Liguria, Piemonte, Val d’Aosta, poi però alle sette e mezza del mattino dovevamo essere negli studi televisivi di Roma, e che voli partono da Biella o Varese in piena notte?». E che ha fatto l’onorevole Salini? «Abbiamo noleggiato un camper. Qualche ora di sonno, doccia, diretta tv, poi aereo e a mezzogiorno eravamo di nuovo nel collegio Nord Ovest. Morale, la nostra campagna è durata 22 mila chilometri».

Onorevole, lei parla al plurale, per sé e per tutte le persone che hanno assicurato pieno appoggio alle sue storiche battaglie: cultura d’impresa, libertà di educazione, centralità della famiglia. Ora quale maggioranza vuole per l’Europa?

Una maggioranza fedele a ciò che di meglio abbiamo fatto in Italia, cioè di centrodestra, dove il Ppe collabori con la Lega come facciamo in Lombardia, Veneto, Liguria e da tre giorni anche in Piemonte, dopo la vittoria di Alberto Cirio alle regionali. Non credo nella storica alleanza cosiddetta “europeista” tra partito popolare e partito socialista, un’alleanza che si fonda su un presunto, condiviso europeismo quando invece abbiamo due idee di Europa molto diverse. Quella in cui credo io è un’Europa che, come detto, metta al centro la famiglia, la cultura d’impresa e la libertà di educazione. Il partito socialista europeo, che si dice convintamente europeista, sostiene al contrario politiche economiche antindustriali e ha una posizione molto equivoca sul protagonismo della famiglia costituita da uomo e donna aperti alla vita come soggetto decisivo per lo sviluppo della società. Non solo i socialisti hanno totalmente messo in discussione questo pilastro, ma hanno dimostrato di non volere per nessuna ragione al mondo la libertà di educazione, convinti che l’unica educazione possibile sia quella di Stato. Possono essere europeisti finché vogliono, ma la loro Europa non è la mia Europa. Io voglio un centrodestra in Europa come in Italia.

E i sovranisti?

I sovranisti devono decidere che cosa vogliono fare da grandi. Il mio suggerimento è di accettare un rapporto solido con il partito popolare europeo. È chiaro che lo stesso invito lo rivolgo al Ppe: la smetta di ricercare equilibrismi bocciati dalla storia con l’ala sinistra del parlamento e approfondisca quel che di buono abbiamo saputo fare in Italia con la Lega.

Macron ha posto il veto sul candidato di Merkel, che cosa succede ora?

Ci sono diversi candidati sul tavolo, tra questi Michael Barnier, francese del Ppe gradito anche a Macron. Detto questo, Macron non è autorizzato a definire il futuro dell’Europa, non ha una idea chiara di cosa sia l’Europa forte di cui parla, quando è chiamato in causa su partite economiche strategiche lui, che si riempie la bocca di europeismo, è il più protezionista di tutti i protezionisti d’Europa. E l’Italia ne sa qualcosa. Dal punto di vista del consenso ha inoltre dimostrato di non essere nei cuori dei francesi, come ben documenta il risultato di Marine Le Pen. Quindi ben vengano i suggerimenti, ma, ripeto: Macron è ben lontano dal poter dettare indicazioni sul futuro dell’Europa.

E i cinquestelle? Come legge la batosta presa dopo un anno al governo in Italia, e cosa faranno ora in Europa senza una casa?

A forza di affidarsi alla realtà virtuale e a trascurare quella vera, il rischio che si corre è che chi vive nella realtà ti punisca. Il primo a fare questa fine è stato il Movimento 5 stelle, e suggerisco alla Lega di liberarsi velocemente dall’abbraccio mortale di questa gente, se non vuole fare la stessa fine. Quanto all’Europa, credo che i cinquestelle passeranno il prossimo mese a cercare qualcuno che dia loro una casa, diversamente saranno destinati all’irrilevanza. Gli auguro in bocca al lupo, ma onestamente faccio volentieri a meno di loro.

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