La Corte dei conti che boccia il Ponte sullo Stretto, la politica che “non serve più” e la famosa telefonata di Palamara. Rassegna ragionata dal web
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio alla Camera dei deputati, 22 ottobre 2025 (foto Ansa)
Su Huffington Post Italia Giulio Ucciero scrive: «Colpo (quasi) da KO. La sezione centrale della Corte dei conti non ammette il visto di legittimità per il Ponte sullo Stretto. I giudici contabili contestano tutto l’iter messo in piedi dal governo Meloni, a partire dalla mancata nuova messa a gara per l’opera da 13,5 miliardi di euro».
Una cosa è il controllo di legalità, un’altra cosa sono i trabocchetti. Un rapporto leale tra ordini dello Stato dovrebbe prevedere che se la Corte dei conti ha dubbi sull’operato del governo e del Parlamento, prima di prendere una decisione chiede e discute i chiarimenti necessari.
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Sulla Zuppa di Porro si scrive: «Nonostante il parere negativo della Corte dei conti, il governo ha la facoltà di avanzare con il progetto. Secondo la normativa vigente, se un atto governativo viene bocciato dalla Corte, l’amministrazione interessata può richiedere una deliberazione al Consiglio dei ministri. Questo organo, a sua volta, può decidere di considerare l’att...
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