«Senza test sugli animali non c’è innovazione. Per i farmaci la sperimentazione è necessaria»

Intervista a Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano: «Non siamo mai crudeli con gli animali. Chi parla di vivisezione è disinformato e fa demagogia».

L’Unione Europea ha vietato la vendita di cosmetici testati sugli animali. «È una decisione legittima, vuol dire che impedendo la ricerca la cosmetica non troverà più principi nuovi. Quello che mi preoccupa è che, parlando dei farmaci, si voglia arrivare a sperimentare sull’uomo direttamente senza passare per gli animali». Commenta così a tempi.it la scelta dell’Europa Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. «La cosmetica non è sostanzialmente una necessità dell’umanità, ma io penso che gli uomini siano più importanti degli animali quando si deve fare una scelta importante. E basta parlare di crudeltà nei loro confronti, è eccessivo: noi rispettiamo gli animali, se c’è anche solo il dubbio che soffrano, ad esempio, i test vengono fatti con l’anestesia».

La decisione dell’Europa sui cosmetici è una grande svolta?
È una decisione presa già molto tempo fa dall’Unione Europea: arrivare nel 2013 a non utilizzare più sperimentazione animale per i cosmetici. È una decisione legittima: non ci saranno più principi nuovi che verranno inseriti nella cosmetica, quindi utilizzeranno quelli che hanno sempre utilizzato fino ad ora.

Veronesi ha detto che ora l’innovazione sarà «quasi impossibile». D’accordo?
Sì. Questa decisione darà sicuramente luogo a pseudo-innovazioni, e per quanto ognuno possa dire quello che vuole non si potrà più dimostrare l’efficacia di un nuovo principio. L’innovazione dipende dalla ricerca scientifica, se questa viene impedita, come in questo caso vietando la sperimentazione sugli animali, non ci sarà più innovazione.

Molte associazioni che si battono contro i test sugli animali dicono che esistono tecniche alternative come le colture cellulari.
Le colture cellulari danno risultati che non sono definitivi. Sono tecniche complementari ma non alternative. Chiunque abbia un minimo di buon senso può capire che le cellule in una provetta sono un sistema molto semplificato rispetto alla complessità del più semplice organismo animale. C’è una grande differenza di scala, quindi non si può parlare di tecniche alternative, è sbagliato. È chiaro che le cellule sono entità completamente isolate rispetto a un organismo e al complesso del suo sistema nervoso, circolatorio, immunitario ed endocrino.

Per gli animalisti è finalmente finita la crudeltà sugli animali.
Parlare di crudeltà è sicuramente eccessivo, perché i test che si facevano sugli animali si facevano sulla cute per vedere se certe sostanze creavano lesioni. Ma noi rispettiamo gli animali, se c’è anche solo il dubbio che l’animale soffra, ad esempio, i test vengono fatti in anestesia.

E la vivisezione?
Il termine “vivisezione”, che viene utilizzato dalle associazioni animaliste, serve a suscitare orrore perché vuol dire sezionare un vivente. Ma questo non si fa, è fuori da ogni regola vigente, ci sono regole precise da utilizzare per fare test sugli animali e devono essere rispettate. Su questo punto l’informazione è imperfetta. Poi è chiaro che la cosmetica non è sostanzialmente una necessità dell’umanità, quindi possiamo anche vietare i test. Ma è diverso se parliamo di terapie per soggetti ammalati.

Alcune associazioni animaliste hanno già detto che il prossimo passo è vietare i test sugli animali anche nel caso dei farmaci.
Questo rappresenterebbe la fine di nuove terapie, ma ritengo che questa situazione si realizzerà molto difficilmente considerando che oggi tutte le regolamentazioni internazionali richiedono che ci sia una sperimentazione animale prima che si vada in clinica. In questo caso c’è una grande dissociazione nel modo di pensare: non è che tutti quelli che sono contro la sperimentazione poi rifiutano gli interventi medici basati su quella sperimentazione animale che rifiutano.

C’è un doppio standard?
Sì: voglio avere una soluzione per il mio problema di salute, basta vedere tutte le richieste per avere nuove terapie, però non voglio che vengano sviluppate. La conseguenza infatti è questa, perché è impensabile che si possano provare direttamente sull’uomo terapie senza avere una qualche conoscenza di che effetti potrebbero avere. Non si può prendere una nuova sostanza e iniettarla nell’uomo dopo avere visto solo che cosa fa su qualche cellula.

Eppure nelle ultime settimane si parla molto di terapie a base di cellule staminali non sperimentate prima sugli animali.
È molto rischioso fare terapie senza avere fatto una adeguata sperimentazione, senza sapere esattamente cosa si inietta alle persone. Che cosa sono queste cellule nessuno lo ha determinato. C’è il rischio di indurre dei pazienti a fare trattamenti che possono essere nocivi senza neanche sapere se siano benefici. E poi si rischia di fare tutto questo senza regole, perché di fatto qui non ci sono regole, nessuno ha mai autorizzato questo tipo di trattamenti. Si tende diciamo a rendere l’uomo l’oggetto principale della sperimentazione. Bisogna sempre sperimentare sull’uomo, prima o poi, ma un conto è farlo sapendo molte cose e avendo fatto molti test prima, un altro senza sapere niente.

Voi fate test sugli animali per sviluppare nuovi farmaci. Seguite delle regole?
Abbiamo regole molto stringenti, che sono quelle che esistono in Italia: i progetti sugli animali devono essere approvati da un comitato etico, poi dal Ministero della salute. In ogni caso le condizioni in cui si lavora sono rispettose della sofferenza e del benessere degli animali. Noi siamo molto attenti alle loro sofferenze.

E se proibissero i test sugli animali anche per i farmaci?
Questa eventualità ci preoccupa molto: il nostro paese finirebbe per essere isolato rispetto al resto del mondo civile, diventeremmo una specie di strano posto in cui non si può fare quello che si fa in altri posti. Non credo però che succederà facilmente, anche se i movimenti animalisti si fanno sentire, sono molto vocali e violenti: insultano, scrivono lettere minatorie, non sono pacifici. Gli animalisti, comunque, ci sono sempre stati.

Oggi però hanno più spazio e seguito.
Se oggi hanno più spazio è perché siamo una società opulenta, non pensiamo più ai problemi fondamentali e ce ne creiamo di nuovi. In più, si sente molto la mancanza di una informazione corretta. Manca completamente la cultura scientifica, nessuno dice davvero come funzionano i test, che regole ci sono e come si deve fare. Infine, manca un indirizzo da parte dello Stato su quello che è necessario e quello che non è strettamente necessario. C’è troppa demagogia.

È più importante trovare nuove terapie per gli uomini o non fare esperimenti sugli animali?
Nella nostra società c’è una contraddizione che tende ad accettare contemporaneamente idee contrapposte: da un lato c’è una compassione anche giusta e un grande interesse nei confronti della difesa degli animali, dall’altro c’è la pressante richiesta di avere nuove terapie e modi per combattere le sofferenze degli uomini. Le due cose sono in contrapposizione. Io penso che gli uomini siano più importanti degli animali quando si deve fare una scelta. Senza contare che tutti coloro che non vogliono la sperimentazione animale, magari pensando ai loro cani e gatti, devono sapere che quegli stessi farmaci poi vengono utilizzati per curare i cani e i gatti domestici. Ricordiamoci che anche gli animali traggono benefici dalla sperimentazione.