Senato, Renzi apre a modifiche del ddl

Oggi alla riunione con il gruppo Pd a Palazzo Madama, il premier ha dichiarato la disponibilità a modifiche del testo sui criteri di scelta dei nuovi senatori delle autonomie e su quelli nominati dal presidente

Renzi apre alla “riforma” della riforma del Senato: lo ha assicurato uno dei senatori del Pd che ha partecipato insieme a tutto il gruppo a Palazzo Madama ad un incontro con il premier-segretario. Renzi avrebbe dichiarato la sua disponibilità a modifiche del testo per quanto riguarda la composizione del nuovo Senato e le modalità di scelta dei nuovi membri, anche se resta il paletto che non verrebbero eletti.

«NON È PROGETTO AUTORITARIO». Renzi, secondo quanto raccontato dai senatori Pd dopo l’incontro, ha dichiarato che «Non è un progetto autoritario, faremo tutti gli sforzi per trovare un punto comune. Ma se non si trova, sono pronto a fare un passo indietro. A tutti i costi non ci sto, piuttosto vado a a casa».

«LASCIAMO DECIDERE ALLE REGIONI». Poi, per quanto riguarda la modalità di scelta dei membri del nuovo Senato delle autonomie, Renzi ha avanzato «Una “proposta di sintesi”: lasciamo alle regioni le modalità di individuazione dei consiglieri regionali che ricopriranno il ruolo dei senatori». Il ddl fino ad oggi prevedeva solo che al Senato i senatori di diritto fossero i presidenti della regione o della provincia autonoma (nel caso di Trenzo e Bolzano) e i sindaci del capoluogo di regione. Inoltre era previsto che altri 4 senatori per regione fossero eletti indirettamente dai sindaci e dai consiglieri regionali tra di essi stessi (2 consiglieri regionali e 2 sindaci di capoluogo). Tanto Forza Italia che il Pd hanno opposto però resistenze a questa versione del disegno di legge. Un altro degli aspetti criticati era la nomina dei senatori a vita. Oggi Renzi ha detto che «prendo atto delle critiche all’idea, mutuata dal Bundesrat tedesco, che il Capo dello Stato nomini 21 senatori».