«Semen est sanguis Christianorum». Quaresima: digiuni e preghiere per i cristiani perseguitati e i martiri copti

Il vescovo di San Marino e Montefeltro indice una veglia per i copti. L’iniziativa di Sako e le parole del Patriarca melchita: «È la cosa più terribile dalla II Guerra mondiale»

taz-copti-cristoMonsignor Andrea Turazzi, vescovo di San Marino e Montefeltro ha disposto per la prima domenica di Quaresima una veglia di preghiera per «i cristiani copti uccisi in Libia dai fanatici islamici dell’Isis. Sono stati uccisi proprio perché cristiani, non possiamo restare in silenzio». Ricordando le parole di papa Francesco che li ha definiti dei «martiri», il vescovo ha chiesto di rammentarli nella preghiera affinché «il Signore li accolga nel suo regno». I copti uccisi, ha scritto Turazzi in un comunicato, danno «a noi la forza di testimoniare senza paura la nostra fede, certi che il loro sacrificio consapevole e la loro morte, invocando il nome del Signore Gesù, portino frutti di pace e di amore in quelle terre bagnate dall’odio, nei vari luoghi ove la guerra sembra essere l’unica via per risolvere i conflitti, in tutti i posti dove la fede cristiana vissuta è causa di discriminazione e persecuzione. Semen est sanguis Christianorum».

TRAGEDIA SENZA FINE. Il Patriarca melchita Gregorio III Laham, in un messaggio per la Quaresima, ha scritto che il Medio Oriente sta vivendo «una Via Crucis, la più grande tragedia mondiale dai tempi della II Guerra mondiale». Il patriarca ha parlato di una situazione difficilissima, sia per i cristiani sia per i musulmani, che pare non avere né fine né tregua. «È una delle più grandi tragedie avvenute nella storia recente. Non soltanto per la regione, ma per tutto il mondo: è la cosa più terribile dalla II Guerra mondiale. Ci appelliamo ai nostri cittadini e ai nostri bambini, che sono il futuro: lavorate insieme, lavorate con noi e con papa Francesco per non permettere alla fiamma della speranza di spegnersi nei vostri cuori».

IL DIGIUNO DEGLI IRACHENI. Nei giorni scorsi, come riportato da Asianews, il patriarca caldeo Louis Raphael I Sako ha invitato in occasione della Quaresima i «fratelli e sorelle musulmani» a condividere «qualche giorno» di digiuno («per quanto possibile»). «È necessario – ha scritto Sako – promuovere la fratellanza, la cooperazione e la coesistenza costruendo buone relazioni fra tutti noi, e dando priorità al perdono, alla riconciliazione e al bene comune, astenendoci al tempo stesso dal commettere gesti di fanatismo e perpetrare conflitti che creano malessere. (…) Per questo dobbiamo consolidare la nostra presenza cristiana in Iraq e in Medio oriente. Noi, in quanto cristiani, siamo testimoni di speranza, siamo portatori di una storia, di una civiltà, e di un messaggio. (…) Per questo dobbiamo tenere duro e non mollare, rinnovando la nostra fiducia nel futuro».

«SIGNORE GESU’ CRISTO». Nell’immagine che vedete in pagina abbiamo riprodotto il taz&bao del settimanale Tempi, dove abbiamo riportato le parole che il Antonios Aziz Mina, vescovo copto cattolico di Guizeh (Egitto), ha detto all’Agenzia Fides: «Il video che ritrae la loro esecuzione è stato costruito come un’agghiacciante messinscena cinematografica, con l’intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell’orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono “Signore Gesù Cristo”. Il nome di Gesù è stata l’ultima parola affiorata sulle loro labbra. Come nella passione dei primi martiri, si sono affidati a Colui che poco dopo li avrebbe accolti. E così hanno celebrato la loro vittoria, la vittoria che nessun carnefice potrà loro togliere. Quel nome sussurrato nell’ultimo istante è stato come il sigillo del loro martirio».