Sei un creativo? Dona anche tu il tuo sperma per fabbricare «bambini pubblicitari»

Non è chiaro se si tratti di un inno all’eugenetica, all’idiozia, all’onanismo o a tutte e tre le cose insieme. Di sicuro la nuova campagna del Belgio è folle

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Non è chiaro se si tratti di un inno all’eugenetica, all’idiozia, all’onanismo o a tutte e tre le cose insieme. Di sicuro non è un inno alla creatività e se vuole essere comico, non fa ridere. Sta di fatto che in Belgio una campagna pubblicitaria ha invitato tutto coloro che lavorano in ambiti creativi a donare il proprio sperma per fabbricare una bella nidiata di «bambini pubblicitari».

SPERMA CREATIVO. Creative Belgium, gruppo industriale che promuove la creatività nelle pubblicità belghe, si è accordato con il Centro per la medicina riproduttiva di Bruxelles e l’agenzia pubblicitaria Air per realizzare una grande campagna in favore della donazione di sperma finalizzata alla fecondazione assistita.

EUGENETICA. Il messaggio però non è rivolto a tutti: serve solo sperma creativo. «Il numero di studenti nei rami creativi è diminuito», spiega un video. Basandosi sull’assunto (di cui è inutile sottolineare la totale antiscientificità) che la creatività «è in parte geneticamente ereditaria», il gruppo industriale ha invitato quattro importanti creativi a donare il proprio sperma a una banca del seme che lo rivenderà a caro prezzo. «Più genitori creativi abbiamo, più possibilità abbiamo di ottenere bambini creativi», gongola Creative Belgium.

«BAMBINI PUBBLICITARI». Il video mostra i quattro eroi entrare in un bagno con una provetta pronta ad accogliere il prezioso liquido seminale. Lo slogan successivo recita: «La loro donazione è ora disponibile per chiunque voglia un bambino», o meglio un «bambino pubblicitario», e le cliniche del Belgio sono pronte a farsi pagare profumatamente per impiantare nell’utero del miglior offerente embrioni creativi.

FIGLI DELLA PROVETTA. La pubblicità, chissà perché, non è piaciuta a una donna e madre come Stephanie Raeymaekers, nata in provetta con lo sperma di un donatore anonimo e impossibilitata dalla legge a sapere chi è suo padre. «Mi sento come un prodotto del supermercato, da cui è stata tagliata via l’etichetta. Io so di essere stata comprata». Ecco perché dal suo sito lancia un annuncio ai generosi creativi: «Prima di mettervi in vendita, provate a comprendere davvero che cosa state esattamente vendendo: non solo i vostri bambini, ma anche le vostre responsabilità morali». Anche i «bambini pubblicitari», infatti, non potranno mai sapere chi sono i loro «creativi» padri.


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