Se tutto è violenza, niente è violenza

I giornali coprono sempre più ossessivamente ogni minima accusa di violenza sull’onda della campagna #Metoo, dimenticandosi invece di violenze ben più acclarate

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epa06296916 A woman writes the '#Metoo' slogan on a placard during a rally against gender-based and sexual violence against women, in Paris, France, 29 October 2017. The hashtag #MeToo was established in social networks aimed to encourage women to denounce their case of alleged sexual abuse.  EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON

Le accuse di molestie sessuali a carico del famoso produttore di Hollywood Harvey Weinstein hanno dato vita a un movimento globale che ha ormai assunto le sembianze di una vera caccia alle streghe. Dall’Inghilterra alla Scozia, dall’Irlanda alla Svezia, dagli Stati Uniti all’Italia, sembra che all’improvviso il mondo si sia riempito di molestatori e che in ogni uomo si nasconda un potenziale stupratore. La campagna “#Metoo”, hashtag usato dalle donne che hanno subito abusi a qualunque titolo, assomiglia a una mega procura che accusa lo sporcaccione di turno senza bisogno di esibire alcuna prova, accontentandosi di provocare lo sdegno del pubblico digitale, che si erige a giudice nel tribunale del web.

NESSUN DISTINGUO. I distinguo non sono richiesti e sembrano superflui. Così una lettera aperta di 456 donne svedesi del mondo dello spettacolo ha messo sotto accusa l’intero ambiente del cinema e del teatro nazionale. In Galles un ex ministro si è suicidato a causa delle accuse ricevute e un ginocchio palpeggiato in Inghilterra è stato considerato tanto grave quanto un bambino molestato in America. TripAdvisor si è inventato un bollino che marchierà tutti gli hotel o le strutture dove è stata denunciata una violenza, a prescindere dalla responsabilità degli albergatori.

«NON È FORSE OVVIO?». I giornali di tutto il mondo danno sempre più spazio alle violenze, vere o presunte, alimentando commenti esagerati e portando al parossismo ben rappresentato da questo tweet: «Non volevo scrivere #Metoo perché non è forse OVVIO?!». Dire che tutti sono molestatori o violentatori in potenza spinge a prestare sempre meno attenzione alle violenze in atto. Prendendo ad esempio il caso dei cristiani perseguitati, ecco le notizie di cui i giornali non hanno dato alcun conto solo negli ultimi due giorni:

GERMANIA. Il palestinese richiedente asilo, Ahmad A., che il 28 luglio ha ucciso una persona ad Amburgo con un coltello da cucina e ne ha ferite altre sei voleva «uccidere quanti più cristiani possibile per contribuire alla jihad mondiale», ha dichiarato il procuratore tedesco che si sta occupando del caso.

EGITTO. I copti cristiani in Egitto sono stati minacciati dalla Wafa Media Foundation, organo di propaganda jihadista affiliata all’Isis. In un dossier, si incitava a uccidere gli «infedeli» e a far «saltare in aria le loro chiese». Il tutto perché i cristiani non accettano di sottomettersi all’islam e si ostinano a proclamare la propria fede. Solo quest’anno sono stati assassinati oltre 100 cristiani nel paese.

MESSICO. Secondo i dati diffusi dal Centro multimediale cattolico, anche quest’anno il Messico si è confermato il paese più pericoloso per i sacerdoti. Tra il 2013 e il 2017 sono stati uccisi 18 preti, 800 sono stati minacciati di morte solo nel 2017, il 50% in più rispetto al 2016. I tentativi di omicidio da aggiungere a questo computo sono 24, mentre quattro sacerdoti sono stati rapiti.

IRAQ. Lo Stato islamico è stato sconfitto ma la mentalità che l’ha generato non accenna a indebolirsi in Iraq. Il Parlamento ha appena approvato una legge che permette di applicare la sharia in ambiti quali matrimonio, dote, contratti matrimoniali, eredità, divorzi, affidamento figli, eccetera. In buona sostanza, come denunciato da molti attivisti ripresi da AsiaNews, sarà possibile ad esempio sposare legalmente le ragazzine di 12 anni. Allo stesso modo, sarà legge «il divieto per un non musulmano di ereditare da un musulmano; i figli saranno considerati musulmani per legge, se hanno un solo genitore musulmano; le donne musulmane non potranno sposarsi con non musulmani». Le donne saranno anche discriminate perché non potranno più testimoniare in tribunale, così come le testimonianze dei cristiani varranno meno di quelle dei musulmani. La deputata Rizan Sheikh Dler ha commentata: «Queste sono le stesse cose che faceva l’Isis nei suoi territori».

Foto Ansa

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