Se Di Maio sapesse cosa è stato il Medioevo

Il vicepremier grillino insulta i partecipanti al congresso delle famiglie, senza sapere di cosa parla

Caro direttore, ogni volta che la famiglia si muove crea reazioni scomposte da parte dei soliti noti, che, mossi unicamente da pregiudizi ideologici e da interessi partitici, giocano a chi la spara più grossa, pur non sapendo ciò di cui si parla. Per loro, parlare dei problemi della famiglia naturale significa essere “omofobi” (chissà poi cosa significa questa parola!), essere fascisti (e daje!), essere reazionari, come se la famiglia tra uomo e donna non esistesse dall’inizio del mondo.

La verità è che questi episodi mettono in mostra che i campioni del “pensiero unico” attuale odiano veramente la famiglia, come “società naturale fondata sul matrimonio” (cito la Costituzione più bella del mondo). L’Oscar della volgarità va all’ineffabile Cirinnà: chissà come è felice suo marito (o compagno) a sapere che per lei la vita di famiglia è “de merda”. Purtroppo, anche il vicepremier Giggino Di Maio si è accodato a questo andazzo e, con lo stile signorile che lo caratterizza, ha detto che lui non va al Congresso Mondiale delle famiglie che si tiene a Verona dal 29 al 31 marzo, perché lui non va da quegli “sfigati” di cattolici,aggiungendo che essi vogliono rinchiudere le donne in cucina. A parte la palese e clamorosa ignoranza circa l’oggetto a cui il vicepremier si riferiva, gli suggerirei di essere più prudente con le parole e gli ricorderei ciò che è accaduto al suo quasi predecessore (lui era premier, non vice premier) Matteo Renzi, il quale si rivolse, a suo tempo, con disprezzo al Family Day riunito in piazza San Giovanni a Roma e poi quelle famiglie se ne sono ricordate e Renzi, non solo per questa sua stupidaggine, ha perso la metà dei voti.

Stia attento, Di Maio, perché, dopo le prossime elezioni, potrebbe essere lui lo “sfigato”che non sarà più al governo. Chi di sfiga ferisce… Ma, non contento di questo, Di Maio ha anche detto che il Congresso di Verona ci fa tornare, con una espressione originalissima (!), al “Medioevo”. Giggino, che vuole cambiare l’Italia, non si è accorto di avere usato una delle espressioni più conformiste messe in giro dalla cultura ufficiale del pensiero unico. A lui ed a tutti i suoi suggeritori  vorrei consigliare di andarsi a leggere una storia veritiera del luminoso Medioevo, che ha ridato vita a tutti i popoli europei dopo le devastazioni barbariche e ciò è avvenuto grazie all’opera ed alla cultura dei cristiani, proprio quelli che hanno sempre difeso la famiglia, come la difenderanno a Verona.

Vorrei anche ricordare agli smemorati tipo Giggino che il Medioevo ha visto nascere e vivere gloriosamente un certo Cimabue (pittore per chi non lo sapesse), un certo Giotto e un certo Dante, che in tutto il mondo ci invidiano, un certo san Francesco che credo persino Di Maio conosca, un certo san Tommaso D’Aquino, la cui filosofia e teologia ancora oggi educa milioni di persone, un certo san Benedetto che, pregando e lavorando (non cito in latino perché forse Di Maio non capirebbe), ha contribuito a sanare le lande desolate di tutta Europa. E poi ancora, furono protagonisti di quel periodo glorioso Carlo Magno, san Gregorio Magno, Giovanna D’Arco (la quale si rivolterà nella tomba vedendo che Macron conduce la sua Francia), santa Caterina da Siena (da cui le femministe di oggi avrebbero molto da imparare), Marco Polo (visto che Giggino si occupa di Cina, sarebbe bene che lo leggesse).

L’elenco dei grandi personaggi del medioevo che hanno illustrato l’intera civiltà umana sarebbe ancora lungo, ma non c’è spazio in quello concessomi da una lettera. Voglio solo dire sinteticamente che il Medioevo fu un periodo di grande luce e non un periodo di buio, come Di Maio e compagni vorrebbero dipingerlo (non conoscendone la storia).

Invece di abbandonarsi a battute conformiste e banali, un vicepremier dovrebbe darsi da fare perché il suo governo aiuti concretamente la famiglia prevista dall’articolo 29 della Costituzione a svolgere i propri onerosi compiti (educare, mantenere e istruire i figli), come gli  impone l’articolo 31, che forse il futuro sfigato Di Maio non conosce e che, quindi, qui riporto: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”.

Una considerazione: il modo migliore per rispondere alle ingiurie di ideologi ignoranti è quello di ESSERE PRESENTI NUMEROSI alla marcia per la famiglia che si terrà, al termine del congresso, a Verona il 31 marzo prossimo, con partenza alle ore 12 da piazza Bra, la stessa della famosa Arena.

Una domanda alla Lega: fino a quando potrà durare un’alleanza con un movimento che denigra la famiglia, che offende i cattolici impegnati per difenderla, che pone tra le priorità italiane quella di accelerare la legge sull’eutanasia, che appoggia i gay pride, ma chiede che sia ritirato il logo dell’attuale governo ad un congresso che affronta serenamente i problemi della famiglia, dei minori e di ogni aspetto che indebolisca la società più antica del mondo?

Peppino Zola

Foto Ansa