Se c’è un’evidenza, questa è l’anima. Lasciate perdere quel che insegna la scuola

Ero a Recanati nel 1982 mentre don Giussani da quel palco tuonava d’amore verso il capitano Leopardi come se lui fosse lì. Altro che nostalgia. È una presenza che dura

Don Luigi Giussani

Cronache di mezzo lockdown / 2

Se progressisti sarebbero coloro ai quali “il passato pesa” e conservatori coloro ai quali “il passato manca”, secondo l’osservazione dell’accademico di Francia e amico Alain Finkielkraut, semplicemente e solo stupidi sono invece coloro i quali accusano di “nostalgici” o di “viventi di ricordi” le persone che generalmente coincidono con larga parte della umana umanità. Di fatto, passata l’età che non ha niente da ricordare, la vita sostenuta da un significato totale diventa ricordo dell’attimo indimenticabile di significato totale, anche se tutto intorno a te non ci fosse più traccia né ricordo di attimo significato totalità.

L’età dell’uomo avanza temporaneamente in avanti ed eternamente allo stesso modo, avanti e indietro, corsi e ricorsi… ma se tutto scorre, cos’è che dura? La gioia del presente, la verità, la bellezza dell’istante, è grazia. Non può essere un programma né una predicazione strategica. Altrimenti sei un passatista? Altrimenti sei fuori dal presente? Altrimenti sei un vecchio partito, come direbbe la rivoluzione permanente di Trotsky (e vabbè, e allora vediamo chi ha ragione, disse Stalin inviando a Lev un bel regalo di morte).

La vita è in fondo tutta piena di nostalgia, quando sia almeno un po’ conosciuta e sperimentata nel suo testardo rimando al “più in là”. Nella sua intransigenza e insuperabile realtà di segno. O forse sogno, come pensava l’arte di Pedro Calderón e di Franz Kafka?

Vengono alla mente questi astuti pensieri nel mentre posiamo l’anima nell’immensità del mare in una stagione in cui le belle donne sono soppiantate da roba vecchia, soffriamo il freddo e anche l’Inps non si sente molto bene.

Intendiamoci: nella roba vecchia mi metto anch’io. Ma solo temporaneamente e incidentalmente. Vero che la carrozzeria intorno all’anima è ferita come da discorde accento e ritratto di bella donna su un monumento sepolcrale. Ma come alto senti anima mia!

Ho pensato all’anima in questi giorni che non ci fanno pensare e parlare d’altro che di Covid – che, lo ricordiamo, è un nano killer 600 volte più piccolo di un capello umano – perché se c’è una evidenza, questa è l’anima. Vi ricordate le cazzate che continuano a insegnare nelle povere scuole tardo illuministe occidentali, e cioè che non esiste ciò che non si vede o non è provato scientificamente? Ecco, noi e qualunque uomo non instupidito da programmi e predicazioni sappiamo perfettamente che tutto ciò che di più importante esiste non è provato scientificamente e non si vede.

«Molti anni fa mi sarebbe sembrato un sogno parlare di Giacomo Leopardi a Recanati, ora mi è di umiliazione. So di non essere un “esperto”…» e vorrei andare avanti a trascrivere l’incontro tenuto da don Luigi Giussani nel teatro cittadino nel settembre 1982 e che adesso rileggo in un libro Rizzoli del 1996, come introduzione a una raccolta di poesie leopardiane, uno dei tanti volumi della collana diretta dallo stesso Gius. Vorrei andare avanti e ciascuno dei lettori lo potrà (e glielo auguro) fare. Ma quel «molti anni fa mi sarebbe sembrato un sogno parlare di Giacomo Leopardi a Recanati» ci fa l’effetto manzoniano del supremo incipit: “ Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno…».

Noi quel pomeriggio eravamo là, a Recanati, c’era la Carmen e forse Savorana, Giussani entrò prima in un bar non so in quale ora del pomeriggio, e prese un bicchiere di latte caldo. Poi si incamminò a passo svelto verso la grande sala e noi dal fondo lo vedevamo tuonare d’amore verso il capitano Giacomo con cui dialogava come se fosse lì, davanti a lui, scordandosi quasi delle centinaia in platea. È una presenza che dura. È una parola viva. È l’anima indimenticabile anche se tutti l’avessero dimenticata o negata.