Scuola. Serve un popolo, non bastano gli specialisti

Costo standard, parità scolastica, leggi più eque, sono auspicabili e occorre lottare perché siano realizzate, ma abbiamo davanti a noi una sfida ancora più ardua e drammatica

Caro direttore, è commovente l’attenzione di Peppino Zola al tema della libertà di educazione e, dunque, della parità scolastica. Commovente e fonte di gratitudine.

Discepolo della prima ora di don Giussani, Zola ha assorbito per “osmosi” la bruciante passione educativa che animava quel piccolo-grande sacerdote – «toglieteci tutto, fateci andare in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare» – e ha partecipato, anche con un impegno diretto nella politica, alle grandi e numerose battaglie che il popolo di Comunione e liberazione ha combattuto per decenni in pensieri, parole e opere per la libertà di educazione.

Sollecitato dalla lettera Scuola, qualcosa si sta muovendo” che è stata pubblicata su tempi.it a sua firma, vorrei proporre alcuni ulteriori elementi di riflessione. Lo faccio con grande rispetto e unicamente con l’intento di approfondire il dibattito e di favorire la realizzazione di quanto ci sta identicamente a cuore, sapendo in ogni caso di non avere la verità in tasca…

È vero, Zola ha ragione: qualcosa si sta muovendo. Quanto ha raccontato e descritto è davvero accaduto ed è importante, a maggior ragione se consideriamo l’avversione ideologica che nel nostro paese ha sistematicamente avversato ogni richiesta di apertura in tal senso.

Temo, tuttavia, che non si andrà comunque molto lontano. Provo a spiegare perché.

In questi ultimi decenni, in cui ho personalmente partecipato alla battaglia per una scuola libera – statale e paritaria – e per la libertà di scelta educativa delle famiglie, ho maturato l’impressione che l’asse dell’impegno si sia spostato progressivamente dalla “base popolare” agli “specialisti”. Sono sorte e si sono consolidate associazioni di scuole paritarie, che con grande impegno e competenza si sono dedicate, oltre al sostegno degli enti gestori, anche alla interlocuzione politica; sono stati pubblicati numerosi studi su questo tema e proposti incontri ad alto livello; sono stati coinvolti parlamentari “sensibili” al problema e sono state proposte (e in alcun casi adottate) norme atte a favorire una maggiore parità scolastica nel nostro paese, fino alla emanazione della Legge 62/2000 a firma Luigi Berlinguer, che ha riconosciuto le scuole non statali come facenti parte del sistema nazionale di istruzione, sebbene a determinate condizioni e comunque senza alcun sostegno di natura economica… Sarebbe improprio affermare che non è stato fatto nulla e che nulla si è mosso. La «piccola suora, piena di fede e di coscienza civile, che, fedele al Vangelo, a forza di “rompere”, ha costretto anche le istituzioni a prendere atto della sua insistenza e ad affrontare il problema», è espressione anche di questo impegno e “frutto” di questo percorso pluriennale.

Nel frattempo, però, mi pare che si sia indebolita enormemente, nella società civile e nella stessa Chiesa, la consapevolezza della imprescindibile importanza della libertà di educazione.

In parole povere, se da una parte sono cresciuti gli “specialisti”, dall’altra è venuto meno il popolo. A chi importa davvero, oggi, la libertà di educazione? Quanti giovani, anche nel mondo cattolico, sanno di cosa si tratta e perché è fondamentale? Quanti sarebbero realmente disposti a scendere in piazza per difenderla? Si indebolisce, ogni giorno di più, la domanda (prima ancora della coscienza) su ciò che vale, ciò che è vero, ciò che è giusto, sotto la terribile pressione della cultura edonista e nichilista che ci pervade tutti.

Profeticamente, don Giussani diceva nell’anno 2003: «Se ci fosse un’educazione del popolo, tutti starebbero meglio». Questo è ciò che manca oggi. Manca l’educazione, ma non c’è più nemmeno il popolo. Innanzitutto perché si sta dissolvendo la famiglia, come drammaticamente vediamo sempre più ogni giorno che passa e ci è confermato dall’Istat (al riguardo, si veda il mio articolo uscito sul sussidiario il 23 dicembre u.s.); poi, perché sta scomparendo la fede cattolica, che ha rappresentato per secoli la sorgente e il collante del nostro popolo. E anche questo è sotto gli occhi di tutti.

Giustamente, allora, «dobbiamo tutti contribuire a non fermare ciò che, per fortuna, si sta muovendo», ma sapendo bene che non ci salverà la politica (anche se è importante) e nemmeno gli specialisti. Costo standard, parità scolastica, leggi più eque, sono auspicabili e occorre lottare perché siano realizzate, ma abbiamo davanti a noi una sfida ancora più ardua e drammatica: ricostruire un popolo che sta venendo meno. Ma, temo, perché questo accada sarà necessaria una dolorosa palingenesi…

Perché nulla è tanto assurdo quanto la risposta a una domanda che non si pone… più.

Marco Lepore

Caro Marco, la penso esattamente come te. Aumentano i convegni sulle paritarie, mentre le paritarie chiudono. Non mi pare un gran guadagno. Il prossimo numero di Tempi sarà dedicato proprio a questo tema. Grazie.

Foto Ansa