Scontro Bruti-Robledo, il Csm archivia il caso della procura di Milano

Il plenum ha seguito da una parte le indicazioni di Napolitano, con l’archiviazione, dall’altra ha disposto il rinvio del fascicolo al Pg di Cassazione

Una mano lava l’altra. Ieri il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha archiviato l’esposto del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo: e in questo modo, come ha sottolineato lo stesso vicepresidente Michele Vietti «Il Csm dopo una lunga maratona ha approvato due proposte in una versione rispettosa delle indicazioni del Presidente della Repubblica e della sensibilità della grande maggioranza dei consiglieri». Vale a dire, concretamente, che il principio che l’organizzazione degli uffici spetta solo alla discrezione del procuratore capo, ricordato nella lettera di Napolitano al Csm, rimane salvo con l’archiviazione.

POLEMICHE INTERNE. Tuttavia era impossibile per il Csm, quanto meno formalmente, fare finta di nulla davanti alle polemiche che tra gli stessi consiglieri sono sorte rispetto ad alcuni casi, tra cui i più eclatanti restano il processo Ruby (affidato da Bruti a Ilda Boccassini, competente per le indagini antimafia, anziché a Robledo, competente per i reati della pubblica amministrazione) e il fascicolo di Sea, dimenticato nei cassetti da Bruti per sei mesi. Le relazioni finali delle commissioni che si sono occupate dello scontro milanese in procura, la prima e la settimana, erano state limate molto dopo la lettera di Napolitano, per sottolineare che la gestione di Bruti non ha inficiato minimamente né turbato la conduzione di tutte le inchieste. Ad esempio, è stato eliminato il passaggio della relazione in cui la settima commissione richiamava Bruti perché avrebbe dovuto motivare l’assegnazione del caso Ruby. Tuttavia sono stati tanti i membri che hanno chiesto di approfondire. Ecco allora che il Csm ieri ha anche disposto l’invio dei fascicoli scottanti all’organo competente dell’azione disciplinare sui magistrati, il procuratore generale di Cassazione.

BRUTI IN SCADENZA. I fascicoli sono stati inoltre rinviati alla quarta commissione, quella che valuta gli incarichi direttivi, dato che il mandato di Bruti è in scadenza a luglio (ma Bruti avrebbe già superato i limiti della pensione, quindi potrebbe essere escluso a priori un secondo mandato, salvo imprevisti eccezionali). Il punto è che anche il Csm, e quindi i membri della commissione sono in scadenza a luglio, quando ci saranno nuove elezioni: solo dalla composizione del nuovo consiglio superiore si scoprirà se tali fascicoli verranno portati avanti e come.