Scola incontra l’Ospedale Maggiore: «Tutti abbiamo bisogno di cura e salvezza»

L’incontro è stato organizzato per la Festa del Perdono. Anche Giancarlo Cesana e Gianluca Vago al dibattito con il cardinale “Guarire qualche volta, curare spesso, consolare sempre”.

«Partire sempre dalla realtà e coniugare efficacia ed efficienza, in un incontro di libertà tra il bisogno di guarigione e il desiderio di salvezza». Sono le parole dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola, che oggi ha incontrato alcuni medici dell’Ospedale Maggiore del capoluogo lombardo in un incontro organizzato in occasione della Festa del Perdono. C’erano medici, infermieri, ausiliari, specializzandi, volontari… E a sette di loro è stata data la possibilità di porre alcune domande al porporato: “Guarire qualche volta, curare spesso, consolare sempre” il titolo del dibattito, moderato dal presidente della Fondazione Irccs Cà Granda Giancarlo Cesana e con la partecipazione del rettore della Statale Gianluca Vago.

BISOGNO DI CURA. A tema tante domande che emergono dalla vita in ospedale: il rapporto coi malati, come capire e rispondere allo sguardo del paziente, come curare chi ha cultura e provenienze diverse dalla nostra. «Apparteniamo a un’unica famiglia e abbiamo in comune un’unica esperienza elementare: siamo chiamati a vivere insieme» è stata la risposta di Scola. «Quel bisogno di cura e di salvezza lo abbiamo tutti, se opero con efficacia ed efficienza, sono già dentro quello sguardo a cui il vostro lavoro cerca di dare risposta». E sulla medicina: «È scienza o no? Forse è anche scienza, ma io direi che è un insieme di scienza e tecnologia che finiscono in un’arte. In ultima analisi la medicina è un’arte terapeutica».

FESTA DEL PERDONO. L’occasione che ha portato l’arcivescovo al Policlinico è una festività antica, che riporta alla luce la tradizione popolana della Milano rinascimentale. Era il 1459, il nosocomio era alla fase iniziale della sua costruzione, al pari del Duomo di Milano. Due opere grandi e costose, per le quali intervenne addirittura papa Pio II: con la bolla Virgini Gloriosae stabilì che venisse concessa l’indulgenza plenaria a chi negli anni pari avesse fatto donazioni per l’edificazione della cattedrale al 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, e a chi, negli anni dispari, avesse fatto un’offerta per l’ospedale. Venne così edificata all’interno della struttura anche una chiesa, dedicata alla Beata Vergine Annunciata: all’inizio era molto povera nel suo arredo, mancava di tutto. Ma già alla prima Festa del Perdono arrivarono da tutto il ducato numerosi fedeli. Volevano dare le loro monete per sostenere l’opera e avere rimessi i propri peccati. Così è diventata la “casa grande” dei milanesi: «Uno stabilimento così utile, che non sia affatto un palazzo, ma una grande casa per accogliervi i poveri ammalati» scriveva nell’Ottocento un compagno di viaggio di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Fin dal Cinquecento ad anni alterni la città di Milano celebra la festa dell’Ospedale Maggiore, che per la prima volta, quest’anno, è stata celebrata con il nuovo “parroco”, l’arcivescovo Scola.