Scienziati pro fecondazione assistita lanciano l’allarme: «I danni forse sono maggiori dei benefici»

Quattro esperti dell’Evidence Based IVF Group mettono in discussione l’inseminazione artificiale sul British Medical Journal: «Ormai è un’industria che genera profitto. Ne stiamo abusando?»

fecondazione-assistita-abuso-british-medical-journal«Stiamo abusando della fecondazione assistita?». L’analisi che porta questo titolo, pubblicata sul British Medical Journal, considerata tra le quattro riviste mediche più autorevoli al mondo, non è stata scritta da retrogradi cattolici reazionari ma da quattro esperti dell’Evidence Based IVF Group.

IL CAMMINO DELLA FECONDAZIONE. Secondo gli autori «l’inseminazione artificiale ha permesso a molte coppie non fertili di avere una famiglia», grazie al lavoro dei «suoi primi pionieri» che «hanno perseverato opponendosi ai dogmi scientifici, sociali e religiosi». Grazie a questi sforzi la tecnica dell’inseminazione artificiale, nata per ovviare a problemi femminili legati alle tube, si è sviluppata negli ultimi vent’anni fino ad essere utilizzata da altre coppie che «hanno altri problemi di subfertilità, compresi quelli inspiegabili»

COSTI SUPERANO I BENEFICI. Secondo le stime, circa 5 milioni di bambini sono nati nel mondo con la fecondazione assistita dal 1978 ad oggi. Ma negli ultimi anni il 30 per cento di tutte le domande di fecondazione, presentate e accettate, arriva da persone con problemi di «infertilità inspiegabile» e la maggior parte di queste coppie concepisce naturalmente «prima di iniziare i cicli». Ecco perché gli autori si chiedono se in certi casi i costi economici e psicologici del trattamento non superino «i benefici» e se la fecondazione sia somministrata «senza necessità».

BAMBINI MALATI. Inoltre, continua l’articolo, diversi studi hanno dimostrato che «bambini sani concepiti grazie alla fecondazione hanno più probabilità rispetto ai bambini concepiti naturalmente di soffrire di pressione alta, obesità, livelli di glucosio anormali e disfunzioni vascolari». La «mancanza di volontà» di affrontare questi problemi, secondo gli studiosi, «sta impedendo il progresso della fecondazione».

«INDUSTRIA CHE GENERA PROFITTO». E questa mancanza di volontà dipende da un fattore preciso: «La fecondazione si è sviluppata in molte parti del mondo come un’industria che genera profitto (…), che non si preoccupa di fare analisi a lungo termine sulla salute delle madri e dei bambini. Questo è vero non solo per le cliniche private ma anche per le istituzioni accademiche, che hanno ottenuto ingenti guadagni economici», si legge ancora nell’ultimo paragrafo dell’articolo, intitolato “Mettere in discussione la fecondazione è necessario”. «I pazienti e i ricercatori sono riluttanti a includere una “zona di non intervento” nei cicli di fecondazione ma se non lo facciamo c’è il rischio che i danni superino i benefici del trattamento».

«SIAMO DAVANTI A UNA SCELTA». In conclusione, per i ricercatori «come società siamo davanti a una scelta. Possiamo continuare a offrire accesso alla fecondazione, senza prove di efficacia, a coppie con molti problemi di infertilità o seguire una strada più difficile che dimostri quando la procedura è sicura e utile. Noi dobbiamo questo lavoro a tutte le coppie subfertili per assicurare loro, prima di tutto, che non subiranno danni».