Scaglia è solo un esempio tra tanti. Sapelli: «Lo sbandamento di ampi settori della magistratura mi spaventa»

Dal processo Mediaset all’Ilva al tribunale di Palermo che vuole interrogare Napolitano. Intervista a Giulio Sapelli: «Per cercare di pacificare il paese io mi attacco persino al governo Letta»

«Dopo che arrestarono Silvio Scaglia – dice a Tempi Giulio Sapelli – con Pierluigi Celli organizzai un sito internet per la sua liberazione. Mi sembrava un’enormità che una persona di quella qualità finisse in galera prima del processo. Ora sono contento che sia stato assolto, ma sono assai poco rassicurato da quel che sta succedendo nella giustizia italiana».

Lei sul quotidiano Milano finanza ha espresso perplessità anche sulla sentenza di Cassazione sul caso frode fiscale di Mediaset.
Non condivido il programma politico di Silvio Berlusconi e non mi esprimo su altre sue vicende giudiziarie, ma mi ha colpito questa sua cosiddetta frode fiscale: l’invenzione del reato di “invenzione del reato”, la gestione del processo in cui si condanna una persona per la gestione di una società senza verificare (o verificando e assolvendolo) le responsabilità di chi firma materialmente i bilanci e senza neanche interrogare il presidente del collegio sindacale. Mi ha stupito che i vari soloni del diritto commerciale non abbiano avuto niente da dire su queste procedure. Trattare così la governance di una grande impresa nazionale significa rinunciare a qualsiasi nostra capacità di attrarre investimenti. Non parliamo poi dell’Ilva.

O del caso Napolitano. La Costituzione recita: «Il presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o attentato alla Costituzione». Eppure, il tribunale di Palermo vuole interrogare Napolitano.
Lo sbandamento di ampi settori della magistratura (in un quadro politico ed economico così malato) mi spaventa perché non riesco a capire come li si possa riportare a un equilibrio adeguato a uno Stato libero e democratico. Luciano Violante ne I magistrati ha raccontato certe origini del fenomeno dell’azione di magistrati mossi un po’ dallo spirito del Sessantotto e un po’ da quello di un integralismo costituzionale che indeboliva il potere delle assemblee elettive. Ha spiegato come in questo fenomeno pesassero anche tendenze internazionali inevitabili di fronte alla globalizzazione dell’economia ma in Italia finite fuori controllo. Un’analisi onesta, dolorosamente autocritica, generosa: è stato preso a secchiate d’acqua in testa da militanti della sinistra. Come se ne esce?

Elementi di influenza di poteri italiani e soprattutto stranieri sono evidenti. Non pensa che vi possa essere una reazione nazionale come, nonostante la Guerra fredda, vi fu nel 1947?
La speranza è l’ultima a morire, io mi attacco persino al governo Letta per cercare un modo per pacificare il paese.

Non pensa che ci vorrebbe qualcosa di coraggioso? Per esempio una generalizzata commutazione della pena, magari onerosa: così troviamo anche un po’ di soldi per tagliare le tasse?
Non so cosa si possa fare. Ci vorrebbe anzitutto un grande sforzo culturale. Al momento, però, in me prevale il pessimismo.