Saviano scrive un libro sulla droga e dice che serve una “legalizzazione totale”. «È tragicomico»

Lanciando il suo nuovo libro, lo scrittore propone uno «Stato spacciatore». Parla José Berdini (comunità di recupero Pars): «Così il male non diminuisce, ma cresce»

«Non si può contrastare il narcotraffico senza politiche di legalizzazione. In questo modo si sottraggono le droghe al mercato illecito per esser affidate al sistema delle farmacie», sosteneva Roberto Saviano due anni fa. Ieri, in occasione della presentazione della suo nuova opera letteraria (Zero Zero Zero), ribadisce il concetto. Per fermare il narcotraffico occorre  «la legalizzazione totale». «La droga non mi piace: io personalmente l’ho sempre disprezzata», prosegue Saviano in una video-intervista pubblicata ieri su repubblica.it, «ma l’unico modo per sottrarre questo enorme mercato alle mafie è togliere il mercato alle mafie», cioè «legalizzare». Saviano forse non sa che secondo l’Onu la legalizzazione della droga aumenta la dipendenza e dunque i proventi del narcotraffico.
José Berdini, responsabile di Pars, cooperativa che si occupa di educazione e cure della dipendenza, è arrabbiato: «Saviano ci mostra un film già visto e tragicomico. Con uno Stato spacciatore che vende il male, il male certamente non diminuisce, ma cresce».

Secondo Saviano, la legalizzazione delle droghe permetterebbe di impoverire le mafie.
Non credo sia vero. Se lo Stato diviene venditore di droghe, non si ferma il narcotraffico. Si instaura una guerra tra poveri, fra spacciatori. Nel frattempo però lo Stato diventerebbe una delle imprese che si confrontano sul mercato di un male. Imprese il cui fine è l’elargizione di sogni che diventano incubi. A quel punto che differenza ci sarebbe fra lo Stato e mafia? La legalità? Inoltre vende tanto solo chi ha la droga migliore. Non importa se è mischiata a lucido di scarpe. Ci sono molti ragazzi negli ospedali ricoverati per psicosi e depressione grave a causa di droghe, forse questo non ha un costo umano e sociale, oltre che monetario, per lo Stato?

Cosa accadrebbe se la legalizzazione prevedesse soltanto il commercio di droghe leggere?
Con le sperimentazioni, oggi, le droghe leggere sono meno leggere di sempre. La legalizzazione della droga avrebbe un costo maggiore della lotta contro la droga, per chi paga le tasse e per i cittadini. Se a chi ne propone la legalizzazione non importa il fatto che ciò arrecherebbe un danno alla salute dei nostri figli, almeno pensi ai costi che dovrebbe sostenere l’erario per le cure della dipendenza.

Se il commercio fosse controllato dalle farmacie non si riuscirebbe a limitarne l’uso?
Si tratta di una proposta tragicomica. I giovani prendono le droghe per sballarsi, non per usarle con moderazione o per curarsi da una malattia. Se, una volta legalizzate, non potessero acquisirle in farmacia, le reperirebbero nuovamente altrove. Proprio oggi abbiamo presentato la conclusione di un progetto su quello che fanno i giovani marchigiani per sballarsi. Si intitola “pendolari da sballo”, ed è stato finanziato dal Ministero della Gioventù. La conclusione dello studio, fatto nelle Marche, conferma quello che dicono altri, in tutta Italia: per esempio, che l’alcool fra i giovani non viene bevuto a tavola (il classico bicchiere di vino, per esempio) ma alla sera, nei weekend, con lo scopo di sballarsi, e perciò sotto forma di cocktail che spesso vengono assunti insieme a droghe leggere.

Il problema centrale è quindi la ricerca dello sballo, che poi viene usata dalle mafie per far soldi.
Se si vuole combattere la mafia, non si può competere con la mafia sullo stesso piano, producendo il male e vendendolo. Perché significa che non si ha chiaro il problema, né da un punto di vista della realtà né della logica.