Tra vedetta profana e munus profetico

Di Alberto Garzoni
08 Settembre 2026
Il contributo di Alberto Garzoni (Università di Oxford, Associazione culturale “Vincenzo Gioberti”) per Lisander, il substack nato dalla collaborazione tra Tempi e Ibl, in reazione al saggio di Sergio Belardinelli su Peter Thiel
Peter Thiel
L’imprenditore Peter Thiel, fondatore (tra le altre cose) di PayPal e Palantir Technologies, a un convegno sulla tecnologia a Scottsdale, Arizona, nel 2022 (foto Gage Skidmore/Flickr)

Nei dibattiti su Peter Thiel si tende a trascurare un antefatto: è quasi sempre lui il catalizzatore delle categorie con cui si giudica il suo pensiero. In tempi recenti, infatti, è stato proprio Thiel a riportare al centro del discorso pubblico occidentale temi come Anticristo, apocalisse, il rapporto tra tecnologia e civiltà. Thiel non si preoccupa dell’assenza di originalità che molti gli imputano: sostiene di interessarsi dell’Anticristo perché nessun altro, a sua scienza, lo fa; nel frattempo, scacchista provetto e fedele alla dottrina di Zero to One, monopolizza l’hype che gli cresce intorno. Poco importa che, prima di febbraio, gran parte dell’intellighentsia italiana conoscesse appena il «cuore di tenebra» della Silicon Valley. Girard avrebbe apprezzato l’ironia mimetica della situazione: un oggetto opaco suscita, apparendo, una brama di sapere (l’agostiniana curiositas) e diventa capro espiatorio mentre tutti competono per interpretarlo.

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