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Sako: «Italiani, non cadete nella trappola dell’Isis»

febbraio 24, 2015 Redazione

Il patriarca dei Caldei di passaggio in Italia avverte: «Meglio non cominciare una guerra di cui poi non si sa la fine». Il Telegraph mostra un video con le violenze compiute dagli scafisti

scafisti-libiaDi passaggio in Italia per una visita medica, il patriarca dei Caldei, Louis Sako, ha concesso un’intervista all’agenzia Zenit. interrogato a proposito della crisi libica e delle minacce dei jihadisti che dicono di essere «a sud di Roma», l’arcivescovo ha avvertito gli italiani di non farsi ingannare: «Si tratta di una trappola. L’Italia deve essere attenta a non fare la guerra. Si può scegliere di controllare le frontiere ma è forse più importante monitorare quelli che sono lì. Sono più pericolosi i gruppi fondamentalisti dormienti. Meglio non cominciare una guerra di cui poi non si sa la fine come hanno fatto gli americani in Iraq. E adesso abbiamo anche la guerra in Siria da ormai quattro anni».

LE VIOLENZE DEGLI SCAFISTI. Intanto il Daily Telegraph ha pubblicato un filmato in cui sono mostrati alcuni rifugiati siriani in Libia che vengono frustati e sottoposti ad angherie dagli scafisti. Il video mostra gli aguzzini, armati di kalashnikov, che picchiano e colpiscono consecchiate di acqua gelida i rifugiati seminudi e in ginocchio.

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26 Commenti

  1. Raider says:

    Se non ricordo male, mons. Sako aveva chiesto – non è il solo, anche da altre partio si sentono d avescovi e non solo identiche richieste – l’intervento degli occidentali contro la barbare dell’Isis. Vero è che si riferiva alla Siria e all’Iraq. Ma altri potrebbero dire la stessa cosa riguardo di Siria e Iraq: occidentali, attenti a voi! purché non ci si lamenti, poi, dell’inazione degli occidentali.

    • Sascha says:

      Si infatti Raider riecheggiano le stesse parole di Hamas tra l’altro

      • yoyo says:

        Non sono per niente in contraddizione. Semplicemente Sako si è accorto che attirare occidentali in scenari di battaglia aperta fa il gioco del califfo.

        • Raider says:

          Yoyo, se è così, mons Sako dovrebbe avere l’accortezza di spiegare cosa dovrebbe fare non l’Occidente, se gli dà tanto fastidio, ma qualche altro per evitare che si ripeta in Libia quello che accade in Siria e nell’Iraq sotto il controllo dell’Isis. Se no, fa anche lui il gioco del Califfo, dell’Islam e degli isalmici filo-nazisti, che si fanno scudo delle parole di pace per usarle contro l’Occidente: né più né meno come fa l’Isis e come fa Hamas, perfettamente d’accordo su moltissime cose, senza che i complottisti trovino di che copincollare in proposito.

  2. Ich_bin_iraker says:

    Bravo monsignor Sako ! Ha ragionissima !

    Cosa mai si può pensare di una prassi politica che bombarda le nazioni per poi abbandonarle al loro destino? La maggior parte degli osservatori della politica estera degli Stati Uniti dal 2001 in poi la considerano una politica fallimentare.

    Contemplando le macerie di Iraq, Afghanistan, Libia, Somalia e Yemen, essi non vedono né parate della vittoria, ricostruzioni, nè nuovi e stabili governi, nè democrazia o tantomeno rispetto dei diritti umani.

    • Raider says:

      Sì, mons Sako, fai felice il nazi-islamista sedicente/scrivente baathista iracheno, nostalgico di un partito nato da una costola dell’hitlerismo, che trovò il suo apostolo fra gli islamici in Fritz Gobba.
      Gli stai bene, mons Sako, quando fai il loro gioco, sì all’intervento contro l’Isis in Siria e Iraq, salvo accusare gli occidentali sia che intervengano sia che se ne stiano a casa; ma non in Libia, dove se la stanno godendo un mucchio e guai a chi si azzarda a intromettersi. Che si scannino pure e emigrino in massa qua, mons Sako, dove gli islamici faranno in poco tempo di queste terre quello che hanno fatto delle tue, un tempo crisitane.
      E lasciamo da parte Iraq, Afghanistan, Somalia e Yemen, di cui lei non ha parlato, mons Sako: nazioni rete da liberi dittatori che governavano con pugno di ferro e corruzione endemica etnie, gruppi tribali, comunità di diversa confessione che vivevano né pacificamente, né liberamente e in miseria, cioè, secondo le loro luminose tradizioni nel nome di Allah e del Corano.

    • Grüße von Yusuf says:

      @Ich_bin_iraker

      Du hast recht mein Freund ! Sako ist ein guter Bischof !

      Del resto il piano Yinon si accanisce particolarmente in Medio Oriente proprio in quanto la testimonianza di una secolare convivenza tra fratelli in Abramo contrasta con il progetto di destabilizzazione di quest’area fondamentale dal punto di vista geostrategico . La finanza anglo-sionista comunque la perderà. Siamo di fronte ad un bivio : o un futuro multipolare o il caos in cui l’occidente ci trascinerà.

      • Sascha says:

        Quale secolare convivenza? Di cosa parlate? Il mondo multi-polare sarà dominato dal califfato globale e dalla Cina capital-comunista

      • yoyo says:

        La secolare convivenza tra fratelli in Abramo esiste solo nel narghile. Maometto nom è profeta per gli ebrei ed i cristiani ed Allah è una contraffazione del Dio ebraico-cristiano.

      • Raider says:

        Il caos è quello che i falsari come questi nazi-islamisti in più identità virtuali, più falsi di tutte loro, vorrebbero trascinare gli altri con un’azione di sabitaggio, per es., di queso blog.
        Se vogliono evitare il “caos occidentale”, possono fare una cosa semplicissima: tutti gli immigfrati, a cominciare dagli islamici, se ne tornino a casa loro, pretendere che l’Occidente sia caos e il multiculturalismo sia ordine mostra in modo chiaro e incontrovertibile che l’immigrazione di massa è il veicolo e il politicamente corretto è il grimaldello attraverso cui scardinare l’Occidente per islamizzarlo.
        Chi, pur animato di buone intenzioni come mons Sako, chi si mostra dialogante spendendo una montagna di chiaccheire a fondo perduto, non capisce che è così, non fa che favorire la dhimmizzazione cui, per ragioni storiche, si è abituato: e su cui i nazi-islamisti contano per arrivare a Eurabia, dopo che, ben saèendo che Bat Ye’or ha ragione, la accusano con l’argomento che gli è caro: è un’ebrea!
        (Naturalmehte, quando Al Sisi si è pronuncisto in modo chiaro per una radicale revisione dell’Islam, questi arnesi spuntati della Fratellanza Musulmana e di Hamas si sono astenuti anche solo dal copincollare.)

        • Andrea UDT says:

          Sako si riferiva alla Libia.

          Prima di intervenire in Libia bisogna capire su chi puntare: altrimenti da soli ci vogliono 50.000 uomini solo per Tripoli e dintorni, col rischio di fare la fine degli USA impegolati in Iraq per 10 anni (e una volta andati via le cose sono pure peggio).

          Al momento la cosa migliore per la questione Libia sembra appoggiare Al Sisi.
          Se gli occidentali (anche sotto bandiera Onu) mettono piede in Libia i beduini abbracciano tutti l’Isis per ripicca: quelli si alleano solo quando c’è da far fuori i NON musulmani.

          Per fermare l’immigrazione dalla Libia ora come ora l’unica è il blocco navale: ma se per disgrazia un gommone affonda mentre viene respinto da una nave da guerra e ci scappano 100 morti sul colpo stai sicuro che i primi a insorgere sono i vescovi italiani, segue sinistra radical chic, poi Forza Idioti pur di dare contro il governo.

          Mare Nostrum è nato anche sulla spinta della visita del Papa a Lampedusa dopo i 300 morti dello scorso anno. Spinta accolta da NCD che è stato il promotore più forte di Mare Nostrum.

          Purtroppo le cose stanno così: non è questione di destra o sinistra, il vaticano pesa, nessuno ha il coraggio di assumersi la responsabilità di blindare le frontiere.

          Il risultato è che l’UE se ne fotte, noi fottiamo l’UE lasciando scappare i clandestini dai centri di identificazione con la segreta (di pulcinella) speranza che se ne partano ed emigrino in giro per l’europa.

          Questa è l’unica politica che siamo capaci di fare.

  3. Cisco says:

    Penso che le violenze degli scafisti e degli jihadisti in genere moi vano una azione di forza: non certo una guerra con bombardamenti indiscriminati American style, ma una azione di terra che asfalti una volta per tutte le velleità di questi beduini criminali. Anche perché non c’è nessun dittatore da difendere, come lo erano Gheddafi e Saddam. Che poi nell’imminenza sia più pericoloso per l’Italia un attentato di qualche “lupo solitario” non può certo lasciare indifferenti verso i crimini umanitari commessi dall’Isis. Ma dubito che l’Italia avrà il coraggio di fare un’azione di questo tipo.

  4. Sascha says:

    Se nessuno combatterà lo Stato Islamico si espanderà sempre di più e tutte le terre arabe cadranno sotto il suo dominio! Gli egiziani, i curdi o i giordani da soli non possono sconfiggerlo, io non capisco cosa dovremmo fare secondo padre Sako? Il pacifismo di chi non vuole combattere per principio perché “la Costituzione vieta la guerra” o “la guerra è sempre sbagliata” significa una cosa sola: la resa è la sottomissione allo Stato Islamico. Io questa la chiamo viltà
    Per quanto riguarda le conseguenze facciamoci una domanda: dovremmo temere più le conseguenze di un intervento militare o o le conseguenze di una conquista del califfo di tutto il Medio Oriente?
    Ricordate: dum Romae consilitur, Saguntum expugnator

  5. Menelik says:

    Io vedo che, stando alle dichiarazioni dei vertici della Chiesa, la stessa ha perso completamente la bussola.
    Brancola nel buio, non sa più che pesci pigliare.
    Da l’immagine di una gran baraonda.
    Se non ci fosse lo Stato Italiano che sostiene la Chiesa Cattolica mondiale, la stessa sarebbe avviata sulla fase finale del tramonto.
    E non sono certo ateo (sono antiateo viscerale), sono cristiano cattolico, e francamente non vedo barlume di futuro in una Chiesa dilaniata da mille indecisioni, nell’eterna attesa di un dialogo per elemosinare un briciolo di pietà da chi ha giurato odio inestinguibile per la Chiesa e sete del sangue dei Cristiani.
    Eccellenza mons. Sako, signori reverendissimi porporati:
    decidetevi, cosa volete? Dare un contributo alla liberazione delle terre invase dall’isis o consegnare i Cristiani che voi dovreste rappresentare nelle mani dei boia assetati del loro sangue per loro stessa ammissione plateale?
    Decidetevi, perché di tempo e di sangue ne è scorso fin troppo.
    E non lamentatevi se di anno in anno riscuotete sempre meno fiducia da parte della gente comune.
    Fatevelo questo esame di coscienza, una volta ogni tanto !!!!!!!!!!!!!!
    PACE E BENE, E CHE DIO VI ILLUMINI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI PER MILIONI DI NOSTRI FEDELI.
    Per qualche decina di migliaia già è troppo tardi.
    Mi dispiace parlare in questi termini, ma sono sincero.
    Non sono come il complottista filo-islamista che si è intrufolato qui.
    Io sono sincero, e penso che molti di voi, reverendissimi porporati, stiate portando alla distruzione quel che resta della Chiesa.

  6. Focaul_dd says:

    @Ich_bin_Iraker

    Grazie a Dio non è solo il vescovo Sako a pensarla così. Tempo fa anche il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja diceva

    «Io non capisco cos’è la comunità internazionale e mi perdonerete, ma mi fido poco. Mi sembra uno strano animale. Gli americani volevano aiutare l’Iraq e guardate cosa è successo. I francesi volevano aiutare la Libia e guardate cosa è successo. Io dico sempre ai nigeriani che vogliono l’intervento americano di stare attenti ad accettare il loro aiuto perché, secondo me, si muovono solo per interessi personali. Noi abbiamo i mezzi, i soldi e le armi, ma fino ad ora ci è mancata la volontà politica. Possiamo farcela da soli».

    In maniera lenta, prudente, la Chiesa nei suoi rappresentanti sta aprendo gli occhi.

    • Raider says:

      I nazisti filo-islamisti sono contenti che le cose continuino così, che i cristrianio e le altre minoranze siano cancellate o espulse, gli sta bene chje l’Occidente non intervenga: e trovano una sponda in una Chiesa abituata a vivere nella sottomissione e nella ‘protezione’ secolare islamica che l’ha ridotta in condizioni residuali, cui i jihadisti infliggono il colpo di grazia, rinnovando semplicemente le tradizioni che li hanno visti opprimere e sfruttare tutte le minoranze non musulmane per secoli. Nessuno dei vescovi, però, dice chi dovrebbe intervenire al posto dell’Occdeinte per non lasciare interi Paesi in balia delle bande islamiche in lotta fra loro e tutte unite contro l’Occidente, tranne che con chi, cristiani o meno, siano disposti a accettarne la ‘protezione.’
      Però, quando lor monsignori, come Sako e altri, chiedono che l’Occidente si mobiliti per i loro Paesi e non per gli altri; e quando Al Sisi chiede non il solito, inutile ‘dialogo’, ma una revisione radicale dell’Islam: allora, la simpatia verso monsignori e generali che gli tornano utili se appena appena fanno cenno di allearsi a Russia o Brics, ai complottisti filo-islamici pasa di colpo: e le dita gli si incollano sula steiera, non trovando nulla da copincollare o da delirare.

  7. Ich_bin_iraker says:

    Da una intervista allo storico israeliano Ilan Pappé intervenuto a Roma presso il Centro Congressi Frentani :

    D. L’avanzata dello Stato Islamico viene strumentalizzata in Occidente per dare fondamento al cosiddetto scontro di civiltà, in chiave neo-colonialista. Israele, Stato nato come bastione occidentale in Medio Oriente, otterrà maggiore supporto a scapito delle aspirazioni palestinesi?

    R. Assolutamente sì. Lo Stato Islamico è la miglior cosa che potesse capitare a Israele. Con il califfato si risolleva la voce di coloro per i quali esiste un solo Stato illuminato in Medio Oriente, Israele, baluardo contro l’avanzata dell’estremismo islamico. Spero che in Occidente la gente non cada in un trucco tanto meschino: non si tratta affatto di uno scontro di civiltà, ma di giustizia sociale e modelli democratici di integrazione. Basta guardare a come l’Isis attira giovani musulmani europei andando a pescare tra i gruppi più oppressi e marginalizzati. Non stiamo parlando di una questione culturale e religiosa, ma sociale ed economica: se in Europa si assistesse ad una trasformazione democratica, se si impedisse a ideologie razziste e pratiche capitaliste di determinare l’esistenza della gente, gruppi come l’Isis non troverebbero spazio. L’Isis non ha terreno fertile dove la gente si sente integrata, dove è uguale a livello sociale e economico.
    Per questo è necessaria un’analisi approfondita dell’imperialismo occidentale e del movimento sionista per combattere le simpatie che musulmani europei accordano a gruppi radicali. Se sei un marginalizzato o un escluso trovi nell’identità musulmana lo strumento per migliorare la tua esistenza. La stragrande maggioranza degli oppressi non reagisce così, ma alcuni individui optano per la violenza, in ogni caso minima rispetto a quella dell’oppressore. Così si allarga lo Stato Islamico, questo mostro che l’Occidente ha fabbricato, novello Frankenstein che si ribella al suo creatore.

    D. La prolungata occupazione della Palestina e di un simbolo religioso e identitario come Gerusalemme rappresenta un mezzo di radicamento di gruppi come lo Stato Islamico? Che ruolo ha nella propaganda islamista la Palestina?

    R. Se il conflitto israelo-palestinese venisse risolto in modo giusto, il Medio Oriente cambierebbe faccia. L’occupazione della Palestina è una delle principali giustificazioni per chi ha simpatie islamiste, perché è il simbolo del doppio standard che l’Occidente applica a chi viola i diritti umani fondamentali. Un cambiamento dell’approccio europeo verso il popolo palestinese intaccherebbe il potere della propaganda islamista. Senza Palestina la giustificazione dell’esistenza dell’Isis non sarebbe tanto forte.

  8. maurizio says:

    Sono letteralmente esterefatto e basito di fronte a tanta intelligenza così sprecata in funamboliche,contorte e accadamiche(magari copiaincollate qua’ e là)dissertazioni filosofiche-religiose,di natura storiografica e antropologia-politica miste a riferimenti velenosi sul comportamento di uomini di Chiesa e sulla natura stessa della Chiesa,trattata come una qualunque associazione politica o sindacale,addirittura in coma profondo.Tutto perché Mons.Sakho ha osato dire due/tre cose di una semplicità ed evidenza elementare e che solo con un po’meno supponenza ed arroganza ed un po’più di umile ascolto e realismo si potevano facilmente comprendere.
    Menelik(e non solo):” Chiesa allo sbando..senza barlume di futuro..dilaniata da mille indecisioni..in eterna attesa di elemosinare un briciolo di pietà(da Dio si,non dagli uomini)..decidetevi cosa fare…sempre meno fiducia in voi dalla gente…” Mai sentito parlare di Spirito Santo(manderò a voi il mio Spirito che vi illuminerà su cosa dire e fare)o di-sarò con voisino alla fine-e-le forze dell’Inferno non prevarranno sulla mia Chiesa-o ancora-Tu sei Pietro e su questa pietra edifichero la mia Chiesa-???Senon crollata sotto il martirio dei primi tre secoli della sua storia..tranquilli non succederà neppure ora,anzi…Nel Credo si parla di una Chiesa”Una,Santa,Cattolica e Apostolica”cioè chiamata all’unità come Dio é unità,alla Santità come Dio é Santo,cattolica cioè universale e apostolica cioè fondata sul Papa ed i vescovi,successori per scelta di Dio di Pietro e i primi apostoli.Vi sembra che Dio sia assente da tutto ciòche accade e che li vede protagonisti,pur dentro i loro limiti di uomini??
    Ma torniamo a Mons.Sakho che in tre righe ha semplicemente fotografato errori e compiti dell’occidente in questi anni:nessuna contraddizione,dunque,con la vocazione alla pace e nessun cedimento alle prepotenze altrui.Al centro di tutto la persona e la convivenza civile(da costruire e difendere in ogni circostanza)ed uno sguardo obiettivo e completo sulla realtà. Noi occidentali,USA in testa,predichiamo la pace e riforniamo di armi ora questo,ora quello a seconda della convenienza del momento,difendiamo o attacchiamo dittatori secondo la stessa logica,parliamo di esportare la democrazia e la libertà ma chiudiamo facilmente un occhio(a che tutti e due)quando lo riteniamo poco conveniente o troppo rischioso…chi é dilaniato da divisioni,incertezze e contraddizioni?Allora succede che c’é il cattivone Gheddafi(che era certo un dittatore ma aveva saputo tenere unito il paese,rispettato la libertà religiosa-sia pure parzialmente-aveva portata la sua gente ad un livello di benessere ora scomparso e,ultimo,aveva contenuto il fenomeno migratorio verso l’Italia…si potrà discutere sui metodi senza però pretendere di usare lo stesseo metro per definire parole come democrazia e libertà nel mondo musulmano! Dall’altra parte abbiamo Assad di cui possiamo dire le stesse cose:certo la repressione degli oppositori interni c’era,indubbiamente,in entrambi i casi…ma noi cosa abbiamo fatto? Sempre interessi economici o politici ci hanno mosso.Nel caso della Libia sono stati Francia e Inghilterra(gli USA sono stati conrovoglia trascinati dentro come pure noi)perché volevano,quantomeno,gestire alla pari i proventi del petrolio e del gas..in Siria la situazione si é rovesciata,perché facendo fuori Assad volevano colpire,in realtà l’Iran ed i suoi alleati.Allora ecco che hanno cominciato ad armare indiscriminatamente chiunque si opponeva ad Assad(spalla a spalla con i Sauditi ed i regnanti del golfo-questi per questioni religiose interne al mondo arabo)col risultato di trovarsi in casa(Siria)i gruppi più fodamentalisti,più organizzati e armati,che ben presto han preso il sopravvento,estendendosi anche in Iraq(non a caso nelle regioni confinanti e ricche di petrolio):cosi mentre noi si guardava a Damasco ed eravamo distratti dalle primavere arabe(nel loro dissolversi)da un giorno all’altro ci siamo trovati il Califfato….ed intanto in Libia il caos avanzava…con conseguenze tragiche che,ora,vediamo sull’uno e l’altro versante.In questo contesto si pongono le parole di Mons.Sakho.La Chiesa é contro la guerra ed ogni violenza ma la ritiene ammissibile solo in situazioni estreme quando ogni altra possibilità é inapplicabile e la condizione di vita della gente e allo stremo del vivibile:cosi é in Siria(ed Iraq).Ma a ciò probabilmente non si sarebbe arrivato senza quell’errore strategico inziale.Ecco perché Mons.Sakho chiede anche l’intervento militare in Siria e non in Libia.Per la Libia non lo chiede non perché,egoisticamente,non gli interessa-non essendo il sui paese-come é stato insinuato ma,semplicemente,perché la situazione libica é diversa.É diversa per il caos politico che c’é(chi comanda realmente,a chi intelligentemente appoggiarsi-per non ripetere l’errore precedente,tanto é vero che la Francia ora se ne sta’ cauta all’angolo-e,infine,perché-al momento-il pericolo Califfato-é minore:intervenire militarmente significherebbe far precipitare le cose a loro favore.Certo,qualcosa per sorvegliare le coste va fatto.
    Non era poi così difficile leggere le parole di Mons.Sakho,come si può constatare..basta meno pregiudizi,meno superficialità e frettolosita’nelle informazioni e valutazioni e,soprattutto,meno acredine verso la Chiesa.

  9. maurizio says:

    Una piccola correzione al mio commento…comevidentemente quando parlavo di situazione rovesciata in Siria intendevo dire che,in questo l’iniziativa é stata degli USA…
    .poi scusatemi se ho chiamato il Monsignore Sakho anziché Sako!

    • Raider says:

      Caro Maurizio, come avrà notato, i compolittisti mistificano le parole di tutti, mons Sako allo stesso modo degli ebrei che gli sono utili e solo di questi: specialmente se si tratta di gente come Pappè, comunista anti-sionista che ha goduto della libertà di insegnamento universitario in Israele, si è presentato alle elezioni per il Parlamento israeliano con una lista comunista (Pappè trova le solite ragioni sociali ai jihadisti: con duplice risultato: giustificarli, dopo averli presentati come burattini al soldo degli occidentali: e accusare l’Occidente, che non li può fermare mai, in nessun caso, di non essere abbastanza accogliente e di emarginarli, dimenticando quelli che in Occidente si trovano bene, sempre meglil che a casa loro: doppiamente vittime! Gli islamici, con quello che combinano e intanto che sono sempre di più e più forti in Occidente, sono sempre vittime): alle elezioni è stato trombato, quindi, ha lasciato Israele, ha trovato cattedra in Uk e da qui, invita a boicottare Israele, le sue università, le sue istituzioni culturali, le sue merci, la sua sopravvivenza come Stato.
      Ci si potrebbe chiedere quanti Paesi islamici avrebbero consentito una cosa del genere a un intellettuale, docente universitario, opinionista, semplice cittadino che si fosse espresso negli stessi termini contro leggi coraniche, istituzioni, poltica interna e estera del proprio Paese: e la risposta è: nessuno. E non è il solo caso di divieti in vigore da quelle parti senza che ne Pappè né altri se ne chiedano o diano spiegazione: e intanto, questo modo di intendere le libertà civili, poltiiche, religiose e perfino, di satira, si va imponendo anche da noi: grazie all’immigrazione islamica, fatto macrospico per cui c’è poco da cavillare, copincollare, complottisticare.
      Le parole di Sako sono state accolte, perciò, come una vittoria da gente che si fregia di nickname – falsi, una volta di più – in stile nazi-islamista: non a caso. Ci sono ragioni storiche precise che spiegano la posizione di subalternità delle Chiese orientali nei confronti dell’Islam: lasciando da parte i tempi più lontanti e quelli più recenti, questa eredità storica si manifesta nella singolare attitdine ‘dialogante’ senza costrutto che ha trovato eco anche altrove: che può essere una opzione ecclesiale, anche a costo di pregare verso La Mecca e ricevere sul collo deferentemente piegato la benedizione di un imam o un Muftì, a costo di accogliere un imam che nei giardini vaticani, invitato a pregare perla pace, chede a Allah di consentre ai “veri credenti” di trionafre su politeisti e idolatri; ma non può essere scambiata con un’istanza o un programma politico né può sostituirlo. Dicano, piuttosto, su cosa e come si dialoga: fratelli in Abramo, ma non figli dello stesso Dio (perchè così è, in effetti), le religioni del Libro che sarebbe lo stesso, ma non è trino, mentre la “religione naturale dell’umanità”‘ sarebbe solo quella islamica, se Cristo è il Figlio di Dio o se Maometto era un profeta: altrimenti, ciò di cui si discute non ha che fare specificamente con la religione, ma con la legge, col diritto, con la storia, con la politica.
      Quanto alla Libia e alla Siria, non mi ripeterò, trovando pressoché incomprensibile che si possa chiedere un intervento nell’una, ma non nell’altra. Mi dispiace solo notare che lei, Maurizio, ha ritenuto di dovere richiamare l’amico Menelik: che esprime un disagio, un disorientamento che trovo giustificato. e che vale per il valore “politico” del discorso di Sako: strumentalizzato, si diceva all’inizio, dalla gentaglia che infesta questo blog impunemente, come non sarebbe consentito nell’Islamistam anche solo a limitarsi alla blogosfera.

  10. maurizio says:

    Scusa la mia ignoranza,non sono un giovane moderno e tecnologico,mi chiamo realmente Maurizio e sono curioso di sapere il significato di Raider.Espressa questa banale curiosità due precisazioni,anzi tre:1)é la condizione storica e realistica diversa (delle due situazioni)che,a mio parere,giudtifica un divetso approccio. 2)Nessuna reprimenda a Menelik-perché tutti si può smarrire la bussola,anch’io-ma il fare memoria-come una scossa-di cosa ci insegna Cristo nel Vangelo.Ci crediamo e siamo pronti a fidarci di Lui o qualcosa d’altro ci sembra più affidabile.Se il disagio é a questo livello lo comprendo ma c’é un solo modo per superarlo:chiederci da chi attendiamo la salvezza,quanto siamo disposti a cedere del nostro per seguire Lui nelle circostanze presenti che ci sono date da vivere e quanto domandiamo(preghiera)di essere resi sempre più capaci di ciò 3)Come e su cosa dialogare?Partire dalla persona:”a me interessa l’uomo non l’islam”diceva una volta un amico missionario in una realtà(Kazakhistan)dove non si può fare pubblica professione di fede ma solo attività assistenziale e insegnamento(naturalmente non di religione).Cosa?Puntare su quel senso religioso che é alla base fi tutto e per tutti:di qui confrontarsi su quei punti e valori su cui si può lavorare come la vita,la famiglia ma anche su quelli più controversi ma che,se sfondati ,possono aprire strade davvero nuove tra i due mondi come il tema della laicità(non laicismo),della libertà,dei diritti delle donne.É un impresa improba,certamente,ma l’esperienza del meeting de Il Cairo dimostra che si può:basta perseverare e costruire altri momenti di questo tipo.Utopia?..forse ma,credo,ne valga la pena perché non sono tutti estremisti o indifferenti.Questo non deve essere inteso come cedimento o imbelle pacifismo..perché é un incontro tra persone quello che ci vuole!

    • Raider says:

      Non sono né giovane né vecchio, scriveva T.S. Eliot, ma non amo né pratico né mi interessa la tecnologia, sono piuttosto critico, anzi, rispetto all’esaltazione, che trovo acritica e foriera di ‘dipendenza’, della para-divina tecnologia pervasiva quale è quella dei nuovi media. ‘Raider’ suona bene, secco e asciutto, comincia e finisce con la stessa consonante e contiene tre vocali su cinque: l’ho scelto perchè mi è venuto in mente non so come e ora, mi sono affezionato a questo suono così rapido e pulito. Mi è stato spiegato, siccome non conosco l’inglese, che significa, letteralmente, “razziatore”, con un senso che può essere esteso a indicare incursore e rapinatore: l’idea di incursione e di rapidità/rapacità intesa come coraggio, quando si tratta di affrontare argomenti su cui c’è un forte contrasto di opinioni, a costo di essere impopolare, non mi dispiace. Questo è quanto può interessare di me, cioè, del mio nickname.
      Non sto a discutere, scusami, Maurizio, punto per punto le cose che scrivi, trovandomi d’accordo pressochè su tutte, con qualche distinguo che costringerebbe a lunghe e in queso momento, fastidiose puntualizzazioni. Mi basta solo farti notare, quanto a ragioni di accordo e distinzioni di merito, che “l’interesse per l’uomo”, l’umanesimo come umanesimo cristiano che ha il suo fondamento in Cristo, è, per l’appunto, ciò che io intendo quanto mi interrogo sul senso neo-mistico, indicibile e indiscutibile che ha il famoso ‘dialogo’ al di fuori di un dato elementare che vale per tutti e con tutti, non con i soli musulmani: perchè questa attenzione speciale, se non perché l’Islam, nella sua dimensione ordinaria e ortodossa – anche moderata, per intenderci – ha un carattere di inassimilabilità rispetto alle altre fedi con cui cristianamente ci si misura? I musulmani, nell’accezione più pia, pretendono di essere più cristiani di noi – cosa che buddisti, ebrei, induisti, confuciani, neo-pagani ecc…, si guardano bene dal rivendiare -; e a propositio di umanesimo, più umani di noi: la loro religione è “la religione naturale dell’umanità”; il loro libro sacro, dopo che insistono sulle ‘religioni del libro’, non è un libro, ma il verbo increato di Dio!; per loro, Cristo è un profeta, per carità!, importante, ma non certo il Figlio di Dio; e se anzichp dialogafre si facesse del serio e io o lei, messi in emzzo a tre o qautro islamicl fossimo sfidati, oggi, nell’Islamistan, domani nell’Europistan, a dire se Maometto era un profeta oppure: A) un pazzo, B) un illuso, C) un ciarlatano, D) un impostore, E) altro, se non sentono quello che vogliono sentirsi dire, siamo passibili di morte sui due piedi. Bontà loro, per il momento non ci mettono alle strette: e intanto, ci invadono con un’immigrazione, oltre tutto (che non è poco), insostenibile.
      L’unica speranza sarebbe che i musulmani sono, perlopiù, dei gran menefreghisti che vanno nelle moschee meno di noi in chiesa. La loro è un’appartenenza ‘antropoliogica’, culturale, data da strutture sociali o forme di pensiero, norme di vita, condivisione di memorie: per il resto, hanno un atteggiamento pratico altamente centrato su interessi materiali che non gli permettono di comprendere certe compolicazioni occidentali. Lo si è visto l’altra sera alla trasmissione di Paragone su La7, in un’intervista a giovani rapper (imbevuti di tecnologia e techno-music e etno-music) italo-maghrebini: democrazia? Cos’è e che me frega a me! Io voglio una casa, una famiglia, un lavoro, come altri possono volere altro e altri, altro ancora: insomma, basta che ho tutto quello che voglio, poi, se me lo dà una democrazia o un dittatore, che me frega a me! Ah, già: e poi, perchè no, un po’ di preghiere a Allah: e buonanotte. Si capisce bene perchè le élite eurocratiche puntino su immigrati così propensi a accettare tutto quello che promana dall’alto: ma, oltre a mettere in chiaro le regole che abbiamo qui, cosa che nessuno ha voglia di fargli notare, non saprei proprio di che discutere con gente che ha un atteggiamento così disinvolto e perbacco, molto, molto occidentale. E in chiusura io gli islamici li ho incontrati e li incontro ancora, di tanto in tanto: e al di fuori di quello che voglionio da noi e che ritengono gli spetti, compresa l’Andalusia che chiamano al Andalus e dicono che questa è la prova che è terra loro, mentre se gli dice che si chiama Andalus perchè prima ci stavano i Vandali e gente cirstian, si incaponiscono. E il dialogo gli passa di botto: un bel botto, Maurizio. Sentirà. Sentiremo.

  11. noch der Arabisch says:

    Lettera di padre Elias Zahlawi al pastore Terry Jones :

    https://theuglytruth.wordpress.com/2010/09/07/a-personal-message-from-father-elias-zahlawi-a-syrian-catholic-priest-to-pastor-terry-jones/

    E’ una testimonianza della tempra di cui è fatta la Chiesa ed in generale la società in Medio Oriente.

    Il piano Yinon non riuscirà a prevalere. Dio li protegge.

  12. Assalamu says:

    «Finché non vedremo un pezzo di stoffa sventolare con i colori della Palestina sopra i nostri tetti, non ci sarà pace neanche per Israele»: (monsignor Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme)

    • Raider says:

      Non sembra un appello alla pace, per venire da un uomo di Chiesa, ma il precedente di mons. Hilarion Capucci è stato eloquente di un atteggiamento che non aspetta di vedere, porta armi grazie all’immunità diplomatica e per ottenerne la liberazione dalle galere israeliane, fa promettere al Beato papa Paolo VI cose disattese da Capucci appena uscito dalle cella di una prigione. Così, mons. Twal e mons Capucci, prima di vedere la stoffa con i colori palestinesi sventolare sui tetti, hanno assitito alla quasi totale sparizione dei cristiani da Cisgiordania e Gaza: e chi s’è visto, s’è visto.
      Quello che rimane da vedere è la distruzione dello Stato di Israele, che Hamas ha inserito nel proprio statuto, ma non è necessario che i monsignori dicano quello che pensano di questo programma pace. La notizia, invece, è che il Parlamento italiano ha votato il riconoscimento dello Stato palestinese subordinandolo al dialogo – qui ci vuole! – e alla ripresa delle trattative con Israele, lo Stato che Hamas vorrebbe distruggere. Forse, per la pace, il Parlamento italiano ha espresso un’esortazione più chiara di altre; e comunque, spingere al dialogo fra palestinesi e ebrei non è una cosa così strana, come se a parlare con gli islamici dovessero essere solo i cristiani. E chi crede nella pace dovrebbe augurarsi che sia così.

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