Saglia: «Il freddo è anomalo ma il problema è che ci mancano rigassificatori e stoccaggi»

Stefano Saglia, deputato Pdl per lo Sviluppo economico con delega all’energia: «In Italia la vera emergenza sono le infrastrutture energetiche. Che consentano di avere una quantità di gas in abbondanza rispetto ai fabbisogni. Due quelle indispensabili: i rigassificatori e gli stoccaggi. E cominciamo ad estrarre il gas dai nostri mari».

La morsa del gelo non risparmia nessuno: venticinque le vittime, forniture di gas ridotte, situazione ancora critica per l’intera penisola. Non solo le categorie a rischio sono mal equipaggiate ad affrontare temperature così rigide. Anche Coldiretti ha lanciato l’allarme: stressati dalle basse temperature, gli animali diminuiscono la produzione di uova e latte del 30%. A causa delle tubature congelate è difficile abbeverare gli animali, e se la temperatura scende ancora, il rischio è altissimo anche per le coltivazioni agricole. tempi.it ha chiesto un parere a Stefano Saglia, deputato Pdl per lo Sviluppo economico con delega all’energia.

Quali sono le cause prime dell’emergenza?
In Italia la vera emergenza è affrontare il problema delle infrastrutture energetiche. Che consentano di avere una quantità di gas in abbondanza rispetto ai fabbisogni. Due sono le infrastrutture indispensabili: i rigassificatori (che consentono di trasportare il gas via mare) e gli stoccaggi, che possono essere riempiti in maniera significativa nel periodo estivo (quando il gas costa di meno) e utilizzati nei periodi di maggiore necessità. Infine bisognerebbe eliminare del tutto il divieto di esplorazione, in modo da mettere i giacimenti in una produzione minima che viene aumentata solo nei momenti di emergenza. L’Italia possiede un potenziale di oltre 260 miliardi di metri cubi di gas naturale. Una riserva strategica naturale che può venirci in soccorso ogni volta che ce n’è bisogno. La produzione dovrebbe ripartire non appena la situazione si sarà normalizzata e le forniture dalla Russia verranno ristabilizzate.
Secondo le stime di Confindustria, se le interruzioni annunciate alle industrie si protrarranno oltre 3 giorni, l’impatto sulle aziende potrebbe portare ad una riduzione di Pil dell’1%. Una cifra equivalente a circa 15,6 miliardi di euro. Un danno da attribuire solamente ai distacchi?
Purtroppo un evento meteorologico così poco frequente provoca una lunga serie di disagi e causa delle perdite economiche. La decisione di utilizzare l’interrompibilità delle aziende ad alta intensità energetica è corretta e dimostra l’utilità di questo servizio. Le aziende stesse che fanno parte del programma di interrompibilità hanno aderito volontariamente a questi tipi di contratti che prevedono di risparmiare sull’energia in cambio dell’impegno a farsi ridurre la fornitura di gas in caso di emergenza. Le aziende, del resto, per la loro disponibilità vengono remunerate ogni anno con un costo totale che si aggirerebbe sui 30 milioni di euro e che viene spalmato sulle bollette dei consumatori.

Le recriminazioni sull’utilizzo degli stoccaggi (le scorte conservate in giacimenti, che vengono riempiti d’estate e svuotati d’inverno) stanno emergendo solo in questi giorni. Perché il problema si rende evidente solo ora? Se le richieste di gas rimangono a livello record, cosa può succedere?
Il problema c’è sempre stato, e tra noi addetti ai lavori se ne è sempre discusso. Ora rimbalza agli onori delle cronache perché si è verificata questa emergenza. Ho sempre dichiarato la necessità di potenziare la rete delle infrastrutture energetiche con stoccaggi e rigassificatori. In Italia servirebbero almeno 4 rigassificatori. Due sono stati realizzati, gli altri sono in fase di realizzazione. Nel piano di rete di Snam R.G. ci sono opere, in particolare in Pianura Padana, che consentiranno di far viaggiare il gas nelle due direzioni, per cui il progetto di hub europeo potrà avere una sua fattibilità.

Pesano le ripercussioni economiche dell’ondata di neve, con danni per aziende, agricoltori e consumatori: 50 mila le imprese agricole paralizzate, con 100 mila tonnellate di ortofrutta, 200 mila litri di latte, un milione di uova e quasi 2 mila tonnellate tra carni bovine, suine e avicole ancora bloccate sulle strade e nelle aziende. Sono numeri anomali? Si poteva fare di più?
Anomala è l’inattesa ondata di freddo che ha invaso il nostro paese e che ci ha trovati impreparati poiché siamo una nazione a clima temperato. L’emergenza è stata affrontata mettendo in campo tutte le strategie possibili. Ma si tratta comunque di una crisi di tono minore rispetto alla crisi diplomatica tra Russia e Ucraina, perché qui si tratta di un problema di forniture. Usciremo presto dall’emergenza, perché i quantitativi di gas di giorno in giorno vengono ripristinati.

Per Legambiente si tratta «dell’ennesima dimostrazione del fatto che in Italia bisognerebbe puntare di più sulle energie rinnovabili». È d’accordo?
Io guarderei il problema sotto un aspetto più generico: bisogna implementare l’autosufficienza energetica diversificando le fonti dell’approvvigionamento. Questo vuol dire non solo rinnovabili, in particolare le rinnovabili termiche, ma anche incrementare l’efficienza energetica ma soprattutto consentire l’estrazione di gas nei nostri mari. Le nostre risorse naturali sono una riserva strategica su cui dobbiamo puntare. Oltretutto il gas non è inquinante. Anche nel malaugurato caso di incidente, non provocherebbe danni ambientali.