È un Royal Baby o un selfie?

Il libro di Ferrara è la ricerca di un’anomalia che ci salvi dalla noia di un establishment italiano di mezza tacca, popolato di tanti re tentenna e nessun imperatore cannibale

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royal-babyIo Giuliano Ferrara lo capisco. Il suo Royal baby, ancor prima che un ritratto di Matteo Renzi, è la confessione di un’anima bulimica che proietta un proprio desiderio su qualcosa che è solo in nuce ma non in sostanza. È la ricerca di un’anomalia che ci salvi dalla noia di un establishment italiano di mezza tacca, popolato di tanti re tentenna con facce da digiunatori e nessun imperatore cannibale.

Io Giuliano Ferrara lo capisco e godo a leggere un saggio che procede con lo stile del miglior barocco, trovando il modo di scrivere, non una ma due volte, la parola “buggeratura” (c’è di meglio per chi cerchi su carta un guizzo che ci preservi dalle fisime linguistiche del giornalisticamente corretto?).

Per cui io capisco Giuliano Ferrara che vede in Renzi (e vi trova, anche nei limiti) lo stesso fuoco nella pancia che era in quell’altro imperatore pazzo, l’ex Cavaliere a cui dobbiamo non diciamo la “rivoluzione liberale” (dai, su), ma almeno la divertente e spiazzante opposizione ai gufi e ai rosiconi, ai piagnoni e ai corrivi, ai noiosi e ai morti di sonno.

È bello seguire Ferrara che come Agamennone va alla pugna coi soliti noti e le lingue di legno anche se, a differenza sua, conservo qualche dubbio che il baby imperatore – guerriero senza scrupoli quando c’è stato da ingannare tutti con #enricostaisereno – oggi sia altrettanto capace di twittare #lettoredirepubblicastaitranquillo. Questione di sensazioni, e del credito al buio che si è disposti a concedere al putto fiorentino, come lo chiama lui. Forse è solo questione di tempo e forse serve ancora qualche indizio per capire se ha la pelle grossa. Speriamo.

Per ora quel che si vede è un selfie, col bel faccione di Matteo in primo e unico piano. Per ora c’è solo quello.

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