«Riscoprire Chesterton» per ritrovare l’uomo, quello che si trova nelle birrerie e nei pub

Due nuovi traduzioni italiane di Chesterton per tornare «vivi, vivaci, liberi e ripetitivi come i bambini (e come Dio)». Cronaca dell’incontro del Meeting con Ubaldo Casotto, Annalisa Teggi e Paolo Morganti

A leggere Chesterton si corre un rischio: è quasi inevitabile ritrovarsi, una volta finito un libro, a guardare il mondo con i suoi occhi. Questo vuol dire, ad esempio, stupirsi di tutto e vedere ogni cosa come se fosse la prima volta. «Per guardare le cose come se fosse la prima volta – spiega il giornalista e collaboratore di Tempi Ubaldo Casotto, che ieri alle 19 ha introdotto due nuove traduzioni italiane di Chesterton – bisogna essere o molto felici o molto infelici, perché il dolore è sempre una gioia rovesciata».

C’è anche un altro modo per il grande scrittore inglese di stupirsi di tutte le cose: ed è diventare come i bambini. Continua Casotto: «I bambini sono come Dio: vivi, vivaci e liberi. Soprattutto sono ripetitivi e ti possono chiedere di rileggere la stessa fiaba dieci volte. Proprio come Dio che, per Chesterton, è bambino e guarda il sole tutte le mattine sorgere e dice: bello, ancora. E succede così da millenni e potrebbe succedere per altri millenni».

E se anche non riuscissimo a stupirci dell’orario ferroviario, come Chesterton, di sicuro rimarremmo stupiti nell’incontrare un uomo: «Perché l’avventura più affascinante della vita – afferma Casotto con Chesterton – è lasciarsi colpire dall’esserci di una persona, non dai suoi errori o successi. L’essere per Chesterton era la cosa più affascinante del mondo e il “qualcosa” era sempre meglio del nulla. E ci sono due qualcosa per lui che costituiscono il vero enigma della realtà: quella creatura chiamata uomo e quell’uomo chiamato Gesù».

Ma Chesterton, afferma Casotto presentando Annalisa Teggi, saggista e traduttrice di Chesterton per Lindau – in particolare del libro presentato ieri “Il racconto del mondo. Chaucer e il Medioevo” insieme a quello presentato e tradotto da Paolo Morganti “Il ritorno di don Chisciotte” – è anche un poeta dotato di grande umanità. «Ma per scrivere dell’uomo – racconta Teggi – doveva essere a contatto con l’uomo. Per questo scriveva nei pub, nelle birrerie, appoggiato ai muri per strada, purché fosse tra la gente». E chi è il poeta per Chesterton? «Colui che ci ricorda le basi dell’umano. Il poeta è chi ripittura le insegne delle nostre case. Chi mostra che, nel nostro piccolo, siamo una cosa grande».

E questo è proprio quello che fa Chesterton quando parla dell’uomo, «caratterizzato dall’arte e dal riso», e quando si interroga sui racconti di Canterbury di Chaucer: «C’è qualcosa – Teggi dà voce al grande scrittore – che ci può tenere uniti tutti oggi? Cioè qualcosa può tenere insieme l’operaio dell’Ilva, l’esodato, il politico, lo studente e il professore universitario? C’è un unico obiettivo come era Canterbury per i viandanti di Chaucer? Sì, afferma, la gratitudine per l’esserci». Andare “alla riscoperta di Chesterton”, come recitava il titolo dell’incontro del Meeting, è andare alla riscoperta dell’uomo.