Vittime della malagiustizia: la riforma di Renzi non serve a nulla senza la separazione delle carriere

Non lo ha detto Berlusconi o qualche altro “nemico dei magistrati” ma Mario Caizzone, presidente dell’Associazione vittime della malagiustizia

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La riforma della giustizia di Renzi, così com’è ipotizzata attualmente, «non è di aiuto alle vittime di malagiustizia». A dirla tutta, il tema degli errori giudiziari e delle loro gravissime conseguenze sulle vite delle persone non è proprio affrontato dal governo. Se ne dispiace Mario Caizzone, presidente dell’Associazione vittime della malagiustizia (Aivm), che in una intervista pubblicata oggi da Avvenire chiede un confronto con la politica. Avanzando le prime proposte.

PATROCINIO GRATUITO. Sono tre in particolare le urgenze descritte da Caizzone. Innanzitutto, dice il presidente dell’Aivm al quotidiano della Cei, governo e parlamento dovrebbero occuparsi di «gratuito patrocinio, per il quale abbiamo già una proposta di modifica, elaborata anche sulla base della nostra esperienza in quest’ambito». Uno dei servizi principali offerti dell’associazione milanese, infatti, è proprio l’assistenza legale gratuita per chi resta stritolato dagli errori giudiziari.

PM DI QUA, GIUDICI DI LÀ. In secondo luogo, continua Caizzone, «chiediamo di esaminare è la separazione delle carriere tra organi giudicanti e inquirenti». È una richiesta che in Italia di solito si associa al partito berlusconiano dei nemici delle toghe, perciò fa un certo effetto se a ripeterla è il rappresentante degli “ultimi fra gli ultimi” del pianeta giustizia. «Non si tratta di una necessità legata a questioni politiche», conferma Caizzone. «I risultati di un sistema nel quale “tutti fanno tutto” sono purtroppo sotto gli occhi di tutti: errori giudiziari, negligenze, incompetenza. Il percorso formativo di un organo giudicante per noi deve essere diverso rispetto a quello di un organo inquirente in ragione delle differenti funzioni che sono chiamati a svolgere».

TRASFERIMENTI. Infine, secondo le vittime della malagiustizia il governo Renzi dovrebbe riflettere anche sui «trasferimenti periodici per magistrati e forze dell’ordine, onde evitare il rischio di legami personali il cui sviluppo è inevitabilmente connesso al permanere per lunghi periodi nelle stesse realtà, magari piccole». Caizzone racconta un episodio in merito: «Di recente ci ha contattato una donna disperata. Il suo avvocato, pagato fior di quattrini, dopo averla seguita con scarso successo, dato che ha perso una causa con il comune in tutti e tre i gradi di giudizio, si è sentita dire dal legale che lui non poteva più assisterla perché era diventato patrocinatore dello stesso comune, la controparte. Capita spesso».

RESPONSABILITÀ E TEMPI. E la tanto discussa responsabilità dei magistrati? Caizzone naturalmente è favorevole, ma precisa che «la soluzione migliore sia toccare non la busta paga, ma la carriera dei magistrati che commettono errori clamorosi». Di certo poi occorre velocizzare i processi. «Al massimo due anni per la sentenza. A me ce ne sono voluti 22 per la riabilitazione», aggiunge riferendosi alla propria esperienza di vittima della malagiustizia. La lentezza delle procure e dei tribunali italiani secondo Caizzone ha costi «altissimi», a tutti i livelli, non solo quello economico. «Ho visto troppi imprenditori fallire per i ritardi delle sentenze civili. Quando una sentenza tributaria accoglie il ricorso di prima istanza, arriva il pignoramento del terzo con l’accertamento esattoriale. E quando la notizia arriva in banca, c’è la revoca dei fidi. Questa è la ragione di diversi suicidi». Di contro, invece, per le vittime dei magistrati negligenti, anche quando sono riconosciute come tali con apposite sentenze, «il risarcimento arriva molto dopo che uno ha avuto ragione del torto e spesso il cittadino non ha più i quattrini per pagarsi l’avvocato che lo chiede».

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